Perché colonizziamo ancora?

Da più di un decennio in Africa è in atto una nuova colonizzazione. Quella occidentale non è mai finita e quella cinese è così appena partita. La cinese occupa e sfrutta territori in cambio di denaro e grandi infrastrutture e i governi locali cedono. Grandi infrastrutture che spesso resteranno inutilizzate perché anche i cinesi come facemmo noi occidentali costruiscono senza conoscere il territorio, la cultura e i bisogni delle comunità. I cinesi ora stanno nelle sale d’attesa dei governi africani (subsahariani) davanti agli statunitensi mentre gli europei quasi non entrano nemmeno. Quella occidentale si è trasformata e sta riprendendo forza grazie ai grandi investimenti di Facebook, Google a altri della Silicon Valley supportati dal governo Usa. Progetti come internet.org, il Google ballon e molti altri stanno provando a coprire l’Africa di banda e infrastrutture per il Web gestita in toto da queste grandi multinazionali. Disporre in un prossimo futuro delle reti di informazioni e di conoscenza dell’Africa permetterebbe agli Stati uniti di tornare alla pari nelle sale d’attesa dei potenti africani. 

La nuova guida alla cooperazione allo sviluppo preparata da Unimondo Face2Facebook con Fabio Pipinato e molti altri con il supporto della Provincia autonoma di Trento – Pagina Ufficiale propone nuovi metodi per fare cooperazione allo sviluppo equilibrata, sobria e intelligente. Grazie.

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Un metodo per incubare nuove iniziative politiche

La progettazione di un nuovo cantiere politico non va pensata a partire dalla comunicazione ma a partire dall’organizzazione.

L’identità è quella di un movimento di idee. Uno degli obiettivi può essere ovviamente la realizzazione del programma. Ne consegue la necessità di un’organizzazione: un’organizzazione che crea le connessioni tra le idee e le persone, che spiega, ascolta, impara, discute, comunica, agisce in piena trasparenza metodologica.

La comunicazione – in rete – è una conseguenza di questa organizzazione. Perché la rete è molto più di uno strumento di comunicazione. E nel contesto della rete, la credibilità di ciò che si comunica è tanto maggiore quanto più evidente è il rapporto tra il messaggio, il metodo che lo genera e l’azione che ne consegue.

Metodo per le informazioni e le discussioni

Se l’identità del movimento di idee è quella di un programma che evolve con il contributo dei cittadini, il primo problema è il metodo con il quale si discute intorno al programma e lo si fa evolvere. I media civici sono una soluzione per questo problema. Perché propongono piattaforme sulle quali i cittadini scambiano informazioni e discutono istanze con, appunto, un metodo.

In pratica si pubblicano idee e programmi in capitoli sui quali aprire la discussione e si animano le azioni per raccogliere le istanze, con un chiaro percorso per definire le modalità con le quali le idee raccolte saranno utilizzate. La discussione dovrà essere composta di capitoli locali-territoriali, nazionali, europei e internazionali, oltre che settoriali e macroeconomici.

Occorrerà attivare una squadra di animatori e responsabili della qualità delle discussioni su queste piattaforme. Possono riunirsi in una sorta di assemblee cittadine.

Ogni aggiornamento, istanza, scambio di informazioni, si manifesta all’esterno con forme di comunicazione che tendono a far conoscere come evolve la discussione sul programma in modo puntuale per gli interessanti e orientato a diffondere la conoscenza degli argomenti in discussione. Questa attività evidentemente diventa a sua volta una forma efficace di comunicazione.

Per quanto riguarda la raccolta di informazioni sul background delle istanze, una delle forme più interessanti di attivazione è la forma del “contest” con comunicazione ampia dell’opportunità offerta e scelta del “premio” coerente con il contesto di senso della raccolta di informazioni. Per esempio, si può pensare a contest disegnati per i giovani: la selezione si fa in base a una prima fornitura di dati utili e secondo regole che comunque portano valore alla piattaforma; il premio. sempre per esempio, sarà per loro un’esperienza professionalizzante che li porterà a produrre altro materiale ulite alla raccolta di informazioni coerenti con le istanze considerate.

Ogni attività citata genera profili dei partecipanti che possono essere a loro volta utilizzati per ulteriori attività di partecipazione. Come le campagne di promozione.

Campagne di promozione delle istanze adottate

Per ogni istanza che viene proposta dal movimento o ricevuta dai cittadini e adottata dal movimento, occorre prevedere una forma di campagna. Le principali competenze in questo settore sono spesso nell’organizzazione di eventi e nel nuovo marketing evoluto con storytelling, data visualization, invito all’azione.

Le piattaforme di questo settore sono quelle che

  1. ascoltano la discussione in rete
  2. promuovono le istanze con tutti gli stumenti consentiti dalle piattaforme esistenti
  3. creano nuovi canali di contestualizzazione e generazione di attenzione, con obiettivi precisi e raggiungibili, eventizzando ogni passaggio delle campagne, chiedendo aiuto a testimonial coerenti con le istanze
  4. raccolgono fondi e adesioni
  5. comunicano trasparentemente come vengono spesi i fondi raccolti, danno costantemente feedback a chi ha aderito, comunicano a tutti come procede l’avvicinamento all’obiettivo

Per queste attività molte piattaforme esistono già. Di certo vanno usate le più frequentate da Facebook a YouTube, da Twitter a Linkedin, ecc, a seconda delle attività previste. La raccolta dei dati sui partecipanti non può essere trascurata e dunque una piattaforma sulla quale i profili dei partecipanti si raccolgono autonomamente dalle piattaforme commerciali va presa in considerazione. Una piattaforma per la gestione trasparente dei fondi, l’organizzazione di meeting e workshop è per esempio Nation Builder.

Decisioni da suggerire alle istituzioni e scelta di soluzioni di mutuo soccorso

Raccolta di istanze e campagne possono essere pensate come precondizioni per la definizione di obiettivi da raggiungere e delle strade necessarie a raggiungerli.

Alcune questioni si possono risolvere con operazioni di mutuo soccorso da parte dei cittadini. Una struttura per il matching delle esigenze e lo scambio di valore può essere organizzata prendendo spunto da molte piattaforme tipo banca del tempo o tipo marketplace: in base alle esigenze emergenti e ai progetti emergenti per affrontarle un movimento di idee si trasforma in un incubatore politico che sostiene i cittadini che si sostengono tra loro.

Altre questioni possono invece essere risolte solo attraverso una relazione con le istituzioni e possono essere affrontate offrendo alle istituzioni strumenti per le consultazioni e abbiano la possibilità di integrare forme di decisione partecipata che tengano conto, per esempio, delle compatibilità di bilancio.

Il movimento può mettere a disposizione dei cittadini che svolgono attività di mutuo soccorso o delle istituzioni che vogliono attivare forme di decisione partecipata delle soluzioni per facilitare le loro iniziative. Si tratta di una sorta di “incubatore di iniziative politiche”.

La disintermediazione del Web

Dividere Internet dal Web è un primo buon passo. Internet è un insieme di reti interconnesse tramite una rete di computer. Il Web è uno spazio di Internet che permette alle persone di comunicare, condividere, partecipare.

Il web è un sottoinsieme di Internet e la premessa è importante perché nessuno può affermare con metodo scientifico che Internet favorisce la disintermediazione. Come può farlo un’infrastruttura? Scrivere che lo può fare il Web è tutta un’altra storia. Facebook fa tante cose e una di queste è dividere le persone. E Google non lo fa? E’ la perfetta bolla che Pariser racconta benissimo nel suo libro The filter buble. Su Facebook i tuoi amici tifano come te, la pensano come te, su tutto dalla cucina al calcio. E’ una bolla invisibile che ti separa dal resto del mondo. Non è disintermediazione questa come scrive Ilvo Diamanti? Perché se è vero che questi ultimi 30 anni di televisione e dei vecchi media hanno portato gli italiani a un livello di semicoscienza e di analfabetismo funzionale vero è anche che fra 10 anni potremo essere qui a scrivere quello che esageratamente descrive Diamanti. Che il Web rende infelici e disintermediati. E credo che la direzione sia quella. Facebook, Google e Youtube fanno tante cose belle ma ci frullano anche il cervello. Il problema è che Il web e i loro bravi markettari ci mostrano Twitter, youtube, fb e tutti come se fossero gli unici e quindi naturali strumenti Web per comunicare, per confrontarsi, per partecipare. Ma non è e non deve essere cosi. C’è spazio nell’ecosistema dell’informazione perché i vecchi media possano continuare a sopravvivere e spazio perché i media civici possano raccontare un’ altra storia. Spazio per chi fa disinformazione e per chi invece prova a raccontare le cose per come stanno veramente.

Se non ci fosse stato il web…

Ultime considerazioni che mò c’è del buono a cui pensare per fortuna oltre a Sallusti, anche in questo triste paese.

Se non ci fosse stato il web in questi giorni, io avrei letto repubblica, il corriere, i miei giornalisti preferiti, de bortoli, calabresi, avrei dato un occhio al bar al giornale e all’unità. Poi avrei ascoltato un po di radio e guardato 10 minuti di televisione tra rai e mediaset.

 Tutti lobbysticamente monotematici pro Sallusti.
Con un po’ di fortuna poi forse avrei ascoltato l’unico minuto o letto le uniche tre righe di qualche giornalista fuori dall’ignobile casta e lo avrei preso per un visionario miscredente perchè aveva cercato di dire che il martire non aveva voluto fare rettifica, non aveva voluto pagare per aver pubblicato l’accaduto con il falso e il tendenzioso.
Tutto contento mi sarei detto per fortuna ci sono i giornalisti veri e che mi dicono come stanno le cose e avrei mandato alla malora il giornalista miscredente, il giudice che ha condannato a 14 mesi il povero Sallusti e infine avrei discusso tutta sera contro quel cattivo giudice che aveva costretto una bimba di 13 anni ad abortire. Se non ci fosse stato il web…

Una riflessione sulle nomine Agcom da parte del Parlamento.

L’indignazione, le proteste nate sul web, nei bar, nelle università, dove ancora? contro le nomine Agcom approvate dal Parlamento e decise ovviamente e come sempre nelle retrobotteghe spesso oscure della politica nazionale muovono delle riflessioni e delle domande con una premesssa.

Le nomine sono state decise da un Parlamento che fino a prova contraria è stato eletto democraticamente. E questo è un successo della democrazia.
Le nomine rispettano un valore di merito? a dirigere l’Agcom sono stati messi medici, giornalisti e altre categorie. Chi decide la reputazione in materia di privacy e informazione? Lo decide il curriculum del candidato? le sue pubblicazioni? i suoi post su blog, Twitter e Facebook? i suoi interventi a seminari e workshop?
E poi, nelle università, al supermercato, allo stadio, nel web, l’indignazione per le nomine è stata uguale?
Dove sta la società che alcuni, non io, definiscono civile? Sta nei bar? nelle università, nel web?
No perché poi il popolo web che si infuria, giustamente, se lo si chiama così, se la prende a male se il Parlamento decide qualcosa di diverso da quello proposto tra blog, twitter e forum, in questo caso la nomina sacrosanta di Quintarelli. Così è fare il gioco della politica da retrobottega. Una lobby, il web che decide per amicizie, per convenienza, per interessi o magari solo per cazzeggio ma non sicuramente come propulsore della spera pubblica e sociale. Che strumenti democratici la rete, noi, quel popolo, abbiamo messo in piedi per proporre dei candidati all’Agcom? Un senso importante della rete è fare qualcosa di buono per la democrazia, siamo sicuri di esserci per provarci?

La punta dell’iceberg

I dati visibili del web sono sempre più come la classica punta dell’iceberg. E con l’arrivo dei social network nel 2004 credo che ora l’iceberg sia davvero enorme e la punta sempre più piccola.

Da indagini del 2000, preistoria del web ma non ho avuto tempo di cercare nuovi dati, emerge che 7500 terabyte di dati stavano nel deep web quindi tendenzialmente non visibili perche gestiti dai database. Emergono quindi solo su interrogazione dell’utente. 19 invece erano i terabyte visibili.

Abbiamo una memoria di dati pubblica molto piccola; la grande memoria sta sommersa e sarà sempre più importante nel prossimo tempo avere buoni strumenti per poterla utilizzare.

La web foundation intanto sta ultimando il progetto web index per avere dei dati precisi e aggiornati

Banda scolastica

Ieri in radio ascoltavo distrattamente l’intervista al rappresentante degli istituti scolastici del Lazio. Distrattamente fino a quando non ha detto la cifra che ogni istituto percepisce all’anno per attività didattica: 3500/4000 euro circa. E da quest’anno con quei soldi ci devono pure stampare le pagelle. Ora sul web parliamo tanto di banda larga, di digital divide, di conoscenze e cultura. Rimane il fatto che è proprio dalla scuola che tutto questo deve partire e rimane il fatto che questi devono arrangiarsi con 4 mila euro all’anno. Che può fare il web, non gli strumenti del web, ma il capitale sociale del web? Che si fa?