Quale licenza per i media civici?

In Trentino dal 1200 circa ci sono le Regole di comunità.
La gestione di prati e dei boschi sia nello sfruttamento che nella manutenzione e miglioramento spetta ai Regolieri che sono gli abitanti della comunità. E per gli abitanti in difficoltà i Regolieri intervengo con mutuo soccorso, con reciprocità non solo per la comunità dei Regolieri ma anche per gli abitanti confinanti.
I media civici sono pensati per la comunità e sono un bene collettivo della comunità che ne adotta e condivide il metodo. Solo l’adozione del metodo, civico, garantisce il diritto per la comunità all’utilizzo e direi allo sfruttamento del medium civico. E ancora spetta alla comunità che adotta il metodo la gestione, il mantenimento e il miglioramento. Abitare civicamente è la proprietà dei diritti e doveri sul bene comune del medium civico.
Perché i media civici ahref non sono per ora open source? Ci piacerebbe lavorare con chi vorrà per una nuova definizione di licenza per i media civici. Le licenze open source non bastano.

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Internet e malaria

In due righe ma merita discussione approfondita. Forse è sbagliato ricondurre tutto dicendo, come fa Bill Gates, che è meglio debellare la malaria che portare Internet nei paesi del sud del mondo. Il giochino del chi buttiamo dalla torre non vale. E Bill Gates dicendo questo non aiuta quelle popolazioni. L’accesso al sapere e il diritto a comunicare (quindi più e miglior Internet) in Africa aiuteranno lo sviluppo, anche a debellare la malaria. Lo fanno già altri media, non certo i giornali sia per problemi di diffusione che di controllo editoriale dei vari governi più o meno dittatoriali. Lo fanno ad esempio le radio. Chi ha visitato tante regione africane ha visto come i bambini i più fortunati, con orgoglio mostrano la loro piccola radio fm. Dove ascoltano si musica ma dove ascoltano, quando ci sono le batterie, i programmi sociali di comunità, laiche o religiose che siano. Dove si spiega alle donne come curare e dove portare un bambino malato di dissenteria, (che è ancora in Africa tra le cause primarie di mortalità infantile) dove si spiega come curare l’igiene personale, come usare metodi contraccettivi, dove i bambini imparano, visto che la scuola più vicina magari sta a 5 ore di cammino. Lo fanno anche i telefonini e quindi la rete mobile, dove basta fare beeping (visto che spesso non hanno credito nella scheda c’è un linguaggio informale per cui le suonerie vengono usate come un simil alfabeto morse) per comunicare qualcosa a qualcuno. Come è successo nel testimoniare le violenze durante le elezioni del 2007 in Kenya. Continuare a sviluppare la rete sia radio, mobile, satellite o cavo è importante quanto debellare la malaria. Poi che sia avere in mano un Ipad o una radio fm poco importa.

Dove va il giornalismo?

La lettera di Lionel Barber (grazie a @Claudiogiua), direttore del Financial Times, ai suoi giornalisti, segna un punto importante per il nuovo percorso che il giornalismo sta intraprendendo. 

Annoto alcuni passaggi:

– I cambiamenti avranno un impatto sulla struttura della redazione  e sul modo in cui si esplica il nostro giornalismo.

– In futuro, il giornale cartaceo deriverà dal web e non viceversa.

– Il nuovo FT cartaceo sarà prodotto da un piccolo team specializzato che lavorerà a fianco di un più folto team integrato e dedicato a tempo pieno al web.

– i nostri giornalisti si disancoreranno dalle notizie hard e daranno invece più contenuti a valore aggiunto, contestualizzando le notizie

– I giornalisti lavoreranno anzitutto per soddisfare la richiesta di informazione nelle ore di massima audience sul web. Le vecchie “chiusure” (in redazione) non hanno più alcun senso.

– i cambiamenti nella produzione di giornali richiederanno ulteriori cambiamenti nella organizzazione del lavoro. Capisco che questa sarà una sfida per i colleghi abituati a produrre in tarda serata, a ridosso delle chiusure. Ma mentre ci muoviamo verso la prossima fase del “digital first”, questi colleghi hanno bisogno di fare scelte consapevoli riguardo alla loro carriera (e futuro): al FT (se s’adeguano) o dove troveranno altre opportunità.

– Tuttavia, sul web l’enfasi sarà sui singoli articoli piuttosto che sulle sezioni.

– Il giornalismo del Financial Times deve adattarsi ulteriormente a un mondo in cui i giornalisti e i  commentatori devono saper conversare con i lettori.

– Per la prima volta, l’anno scorso i nostri abbonamenti online hanno superato la diffusione cartacea. Oggi abbiamo oltre 100mila abbonamenti digitali in più del totale delle copie vendute.

– se affrontiamo nel modo giusto il cambiamento e innoviamo, continueremo a produrre giornalismo di livello mondiale, che è quando di cui siamo tutti orgogliosi.

CIVICI

Oggi ahref lancia online CIVICI, un nuovo media civico per proporre, votare, decidere in maniera responsabile e con metodo. E’ il primo strumento di democrazia partecipata di Fondazione < ahref. E’ in costruzione, migliorabile, molto, speriamo anche con il contributo di chi vorrà dare una mano. Partiamo con la partecipazione alle riforme costituzionali e poi con tutte le istanze che arriveranno dalla comunità. La speranza è che i rappresentanti istituzionali della democrazia e del bene pubblico la considerino un’opportunità e che la comunità lo trovi interessante e utile.

I media civici secondo Lorenzo Dellai

i media civici secondo Lorenzo Dellai tratto da “Riprendere il cammino” ed. Franco Angeli


“Serve certamente, come già accennato, una nuova legge elettorale che restituisca ai cittadini il potere di scelta dei parlamentari. Servono anche nuove regole, peraltro previste dalla Costituzione, per la disciplina della vita interna dei partiti e per la loro trasparenza amministrativa.
Ma serve, soprattutto, rifondare il principio stesso della politica, che è fatta di partiti ma non solo di partiti. La partecipazione politica è multiforme, variabile, plurale. Va rilanciata in tutte le dimensioni: in una società connotata da un deserto partecipativo, sarebbe ben difficile pensare all’esistenza di partiti veri e democratici.
Una delle modalità della partecipazione politica che dobbiamo riprendere e valorizzare è il riunire rispetto al solo comunicare. Serve ricordare la democrazia diretta di Atene, il mito fondativo per cui a tutti è permesso dire tutto, e farla diventare partecipativa. La tecnologia ateniese era la piazza, ora la tecnologia che permette alle persone di riunirsi è soprattutto il web. La conoscenza è cambiata perché è cambiato il rapporto tra la comunità e la democrazia. Internet oggi struttura la società. La vecchia piazza espropriata dalla vecchia tecnologia della televisione, è ritornata luogo di incontro grazie alla nuova tecnologia dei media civici. Basta ricordare gli incontri di piazza a Seattle, quelli della primavera araba e quelli dei referendum italiani. Il web come strumento organizzativo per ritrovarsi come nella piazza ateniese.
Riunirsi per raccontarsi una prospettiva, per riscoprire il senso di stare insieme. E’ finito anche il tempo della democrazia a intermittenza, il vuoto, il silenzio del confronto tra un elezione e un’ altra. I partiti e i politici continuano a utilizzare il web come mero strumento pubblicitario, ma è una politica vecchia, verticale, che parla a una sola voce. E’ finito anche il tempo dei sondaggi che dettano modi, tempi e argomenti del confronto politico. Le reti sociali grazie al web propongono nuove agende politiche ogni momento e la comunicano a tutto il mondo. La politica si deve connettere alla democrazia partecipata utilizzando i nuovi media civici, per poi confrontarsi in piazza come succedeva nell’antica Grecia per prendere le maggiori decisioni collettive; si riunivano già nell’antica Roma, quando occorreva ricorrere al parere del popolo per assumere una decisione; si riunivano in Francia i comunardi per dare inizio alla rivoluzione democratica; si riunivano i primi americani nei tea party per protestare contro i dazi inglesi e costruire sulla protesta la Rivoluzione Americana. Si riuniscono le nostre cooperative per decidere le regole di funzionamento dell’impresa in cui sono impegnati e si riuniscono le nostre comunità locali per prendere decisioni. Si riuniscono, ancora oggi in molti valli del Trentino, i capifamiglia (detti “capifuoco”) per decidere come amministrare i beni collettivi, beni cioè che non sono ne pubblici ne privati ma, appunto di tutti e di ciascuno dei componenti della comunità.
Un tempo la gente si radunava intorno alle cattedrali, per vendere, per comprare, per parlare, semplicemente per vedere le altre persone. La riunione, nella quale tutti partecipano e ognuno esprime il suo sentimento, oltre che la sua ragione, è la forma democratica più elevata. E’ comunicazione, è multilaterale, è insieme un comunicare e un ascoltare. Per questo non possiamo lasciare la democrazia nelle mani di Facebook o Twitter, sono strumenti non democraticamente responsabili poichè regolano le loro decisioni in base a scelte di mercato. Uno dei compiti della politica è e sarà sempre più quello di contribuire insieme alla comunità alla creazione e alla partecipazione di nuovi media civici strumenti utili per la ricostruzione del tessuto sociale ambiente dove la decisione collettiva assume valore quanto più grande è numero di persone vi partecipa. Siamo troppo affezionati alla nostra democrazia, per volerla sostituire con Facebook.”