Ancora a proposito dello sgombero forzato dalle autorità contro i ragazzi del centro sociale

Credo che sia il tempo di andare oltre, oltre anche il bene comune. Verso il senso comune. La città é fatta di tante narrazioni, l’occupazione e la gestione di uno spazio abbandonato e lasciato nel degrado per molti anni fa parte di queste nuove narrazioni. Usare i vecchi paradigmi spesso demagogici favorevoli o contrari a una occupazione o a uno sgombero non credo aiuti a comprendere. Sono in difficoltà perché riconosco la legalità come bene fondamentale. Ma dove inizia quella dell’occupazione e dove finisce quella dello sgombero non appartiene  certo alle autorità dirlo. Fa parte dei diritti umani, fluidi perché dentro nuove narrazioni. I cittadini onesti, i media onesti, le autorità oneste hanno imprigionato Ghandi, King e centinaia d’altri e soppresso qualsiasi iniziativa loro favorevole non riconoscendone la valenza. E oggi quei diritti sono di senso comune. Aroon Swartz é morto qualche anno fa, suicida di un sistema, autorità e cittadini onesti compresi che non erano in grado di capire e riconoscere le sue proposte e le sue azioni. Proposte che stanno diventando diritti umani inalienabili e grazie alle quali tutti cittadini avranno sempre più accesso al sapere e alla conoscenza. Credo che le autorità e i cittadini onesti, prima di praticare sgomberi in maniera pure vigliacca e subdola due giorni dopo le elezioni, dovrebbero proporre, ascoltare, confrontarsi anche con delle minoranze sfaticate o no che siano. Riconoscere il cambiamento e cercare di capire il senso del futuro é importante molto più di uno sgombero. Così in questa povera città che è Trento non succede, succede però ad esempio che pochi giorni prima delle elezioni i vertici di Dolomiti Energia, di cui i comuni hanno delle quote, decidano di rinnovare le cariche, senza onestamente e doverosamente aspettare le decisioni elettorali della comunitá, nel silenzio del comune, della Provincia, dei media e di molti, troppi cittadini occupati sulla vicende sicuramente più mediatiche e facilmente riconducibili a facili consensi che alla ricerca di un confronto dialogico. Il bene comune nel senso comune non è il semplice risultato della spartizione dei beni disponibili, ma una meta che trascende ciascuno con la sua esigenza morale. Avere a cuore la tutela della vita di tutti; servire la crescita di tutto l’uomo in ogni uomo, mettendo al centro la dignità di ogni persona umana, quale che sia la sua condizione, la sua storia, la sua provenienza e la sua cultura. Questo vorrei dalle nostre autorità locali, non uno sgombero e il plauso alle forze dell’ordine,  ma siamo molto lontani purtroppo.

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