I “pssst” della comunicazione politica

Mercoledì mattina a Trento parliamo un po’ di come i media civici e la comunità possono essere d’aiuto per la pubblica amministrazione e la politica. Dobbiamo riprenderci da 30 anni di occupazione delle sfera pubblica/privata, quello spazio dove si articolano gli interessi comuni e si gestiscono le diversità, da parte della politica e della PA che ha deresponsabilizzato i cittadini e tolto loro qualsiasi gestione del bene comune. Dobbiamo anche riprenderci dalla comunicazione politica di questi anni sempre uguale, sempre markettara, fintamente propositiva alla partecipazione. Abbiamo bisogno di una comunicazione politica che sia di rappresentazione e argomentazione dello spazio pubblico insieme alla comunità. Dobbiamo uscire da quel personaggio di Strauss (raccontato nel bel libro di Innerarity) quando durante una cena urlò un “psssst” verso i clienti degli altri tavoli. Tutti si girarono spaventati e curiosi. L’uomo a quel punto disse: “No, non è niente” . I clienti presero in giro colui che per un secondo li aveva invitati ad ascoltare trasformando una sala con tanti interessi e conversazioni in un silenzio e un interesse unico dovuto da uno stupido e inutile “pssst”. Oggi purtroppo per quel che si vede in giro, compresa l’ultima tornata europea, la comunicazioni politica è ancora questo.

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