Se Google decide chi siamo

articolo di oggi sul Trentino
 
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C’era una volta Martha Payne. Martha è una bambina scozzese di 9 anni. Qualche tempo fa ha aperto un blog intitolato NeverSeconds. Si portava tutti i giorni a scuola la macchina fotografica per documentare i suoi pasti scolastici. Il blog ha cominciato con pochi lettori, e poi centinaia di lettori, e poi migliaia di lettori, che si collegavano per vedere i voti che dava ai piatti delle mensa, e che a loro volta postavano foto dei piatti delle loro mense comprese le immagini con quanti capelli trovavano nel piatto. Un giorno Martha scrive due righe. Da oggi non potrò più scrivere il professore mi ha chiamato e mi ha detto che il collegio dei docenti e dell’istituto mi impedisce di pubblicare le foto della mensa. E’ stato bello, grazie e ciao a tutti. Ovviamente proteste e sdegno di tutti i lettori e degli abitanti del piccolo paese di Martha e ovviamente pochi giorni dopo il collegio ha ritrattato dicendo che mai e poi mai si sarebbero permessi di censurare una bambina di 9 anni. Cos’è successo? E’ successo che la bambina ha usato un medium per portare delle nuove buone idee. E quando questo succede spesso la società non è preparata a coglierne tutte le opportunità. E’ successo per il telefono, per il telegrafo, per la televisione, per la stampa di Gutenberg. Succede ora per i social network, per Facebook, per Twitter. Alla base di tutti ci stanno sempre i comportamenti delle persone e la responsabilità verso il singolo e verso la società. In un’ altra parola ci sta la legalità. Legalità sia per chi produce i contenuti che per chi gestisce il medium. Un concetto che i media Twitter, Google e Facebook non considerano e su cui invece bisogna lavorare, consapevolizzare. Ci sono i dati personali che mettiamo online spesso senza sapere che sono informazioni utili a centri di potere per gestire il mercato e per scoprire i nostri gusti. E’ Google ad esempio che le grandi multinazionali farmaceutiche usano per capire in base alle nostre ricerche il flusso dell’epidemia dell’influenza e in base a queste informazioni adottano i loro comportamenti marketing. E’ su Facebook che le aziende intercettano le nostre preferenze e si comportano in base a queste. C’è l’identità delle persone. La costruzione delle identità delle persone è affidata sempre più a algoritmi che trovano spazio sul web. Cartesio diceva “Io sono quello che io dico di essere” Ora tu sei quello che Google e il web dice dice che tu sei.  Non è più solo questione di tutela della privacy e dei diritti sulla rete. Si tratta di proteggere la libera costruzione della persona e del diritto di ognuno di noi di essere oggettivato.
Il web è un luogo di discussione, di confronto e dobbiamo trovare tutti insieme dei comportamenti comuni perché la dialogica abbia il sopravvento sulla discussione. Per poter far fronte a tutto questo abbiamo bisogno di responsabilità e di un metodo. Lo stesso metodo che adottarono i filosofi del 1600 quando pubblicarono “Philosophical Transactions”, la prima rivista scientifica mai pubblicata in inglese. Come potevano discutere tra di loro? Avevano bisogno di confronto e di creare una metodo per quando si faceva un esperimento;  si doveva pubblicare non solo l’affermazione, ma anche come era stato eseguito l’esperimento. Devi dirmi come l’hai fatto, altrimenti non ti crediamo. Un metodo comune. L’altra cosa di cui avevano bisogno era la velocità. E per far questo il libro non andava bene. Era troppo lento. Così inventarono la rivista scientifica come modo per sincronizzare le discussioni tra degli scienziati  La rivoluzione scientifica non è stata creata dalla carta stampata. È stata creata dagli scienziati, ma non avrebbero potuto crearla se non avessero avuto la carta stampata come strumento. Oggi succede lo stesso per i social network e per la loro naturale evoluzione che sono i media civici proposti dalla fondazione <ahref in cui lavoro. Luoghi di discussione, da conoscere su cui confrontarsi in maniera responsabile, con metodo e legalità. Per aiutarsi, per aiutarci a ricostruire l’Italia anche partendo dall’informazione civica.
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One thought on “Se Google decide chi siamo

  1. Hey there this is kinda of off topic but I was wondering if blogs use
    WYSIWYG editors or if you have to manually code with HTML. I’m starting a blog soon but have no coding experience so I wanted to get guidance from someone with experience. Any help would be enormously appreciated!

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