è partito timu

Vincenzo e gli amici di rassegna sindacale che ringrazio ancora tanto, mi hanno invitato a scrivere un pezzo su timu, eccolo:

Croydon, 4 settembre 2011

Scrivo queste righe mentre sono a Croydon, sobborgo londinese, teatro pochi giorni fa delle azioni violente dei riots.
Le persone incontrate mi riferiscono della percezione sentita di come i media sociali siano stati il primo veicolo informativo durante i disordini. I medici dell’ospedale di Croydon grazie a twitter sono stati in grado di agire tempestivamente per anticipare interventi chirurgici complessi nel timore di disordini all’interno dell’ospedale. Alcune comunità turche si sono organizzate posizionandosi davanti alle vetrine dei loro esercizi impedendo così i furti dei rivoltosi. Le persone usavano twitter per sapere quali erano le strade piu tranquille per poter raggiungere casa.
Ma cosa sono i media sociali, cos’è il web? È un luogo, un’ opportunità, le conversazioni, la narrazione, la socievolezza che entrano con straordinaria importanza come luogo terzo anche in chiave prospettica. Sono la riproposizione in chiave moderna dei cafè ottomani di fine ottocento che Jedlowsky definisce la preistoria dei social network. Socievolezza e sfera pubblica intese a loro volta come tipi di conversazioni, dotati di regole, strutture e funzioni diverse. Diversi tipi di conversazioni quindi che si intrecciano tra di loro. Un passaggio che si evidenzia nelle pratiche che si dispiegano in quelli che Ray Oldenburg ha chiamato “luoghi terzi” quelli spazi cioè intermedi tra l’ambito professionale e quello familiare caratterizzati da una socialità informale, al cui interno le persone hanno modo di impegnarsi in conversazioni spontanee su argomenti vari.
In questo nuova desiderata transizione dall’economia industriale all’economia della conoscenza prova a stare la fondazione <ahref; un contesto nel quale il concetto di qualità dell’informazione è tra le nozioni che più sono investite dalla trasformazione. Nel paradigma precedente, la qualità era il frutto implicito dei filtri editoriali, delle autorità tradizionali, dei poteri che erano in grado di consentire o non consentire la pubblicazione. Questi fattori non hanno certo cessato di funzionare. Ma si trovano a dover inseguire una situazione in cui tutto può venire pubblicato e di fatto viene pubblicato senza molti filtri preliminari in rete, per dover poi essere cercato, valutato e interpretato con l’utilizzo di tecnologie e pratiche completamente rinnovate e in piena evoluzione.
La qualità dell’informazione nell’epoca dei media sociali risulta dunque un argomento di ricerca di primaria importanza, anche perché è alla radice della costruzione dell’agenda comune e del coordinamento tra gli abitanti di un territorio. Comprendere le dinamiche della qualità dell’informazione nei media sociali significa anche arrivare a proporre delle ipotesi sulla fattibilità della costruzione di piattaforme in grado di incentivarla, rifiutando programmaticamente qualunque progetto di definizione “top down” della qualità che non solo sarebbe perdente viste le logiche della rete ma ne tradirebbe il compito storico di riequilibrare il capitale sociale disperso dall’eccesso di influenza dei media gerarchici che si era verificato nel paradigma precedente; in realtà, proprio puntando a comprendere come possa emergere un insieme di pratiche orientate alla qualità dell’informazione in rete in una logica “bottom up” si dovrebbe poter arrivare a rinnovare la concezione stessa di qualità dell’informazione, migliorando la dinamica della formazione dell’agenda comune.
Il compito di <ahref consiste nello sviluppo di una ricerca sulla qualità dell’informazione che emerge dalla rete sociale abilitata da internet e i media digitali, con l’obiettivo di ipotizzare, disegnare, implementare, sperimentare e testare logiche incentivanti che favoriscano il miglioramento della qualità dell’informazione stessa.
E proveremo a farlo tutti insieme per dare più valore all’informazione dei cittadini, come sul social network timu (www.timu.it), partito pochi giorni fa, che propone visibilità, premi e credibilità perchè l’informazione che si produce su timu rimane di proprietà di chi l’ha fatta e verrà promossa sui grandi media, perchè gruppi e organizzazioni possono usare timu per proporre ai cittadini di partecipare alle inchieste e premiare i contenuti migliori e perchè la vera forza dell’informazione dipende dal metodo con il quale è generata.
Lo faremo quindi condividendo un metodo che contiene quattro principi essenziali:

accuratezza e riguarda dati, persone, luoghi e fatti. Fa parte dell’accuratezza attribuire propriamente frasi, dati, identità e fatti. Ad ogni imprecisione la storia perde credibilità agli occhi del pubblico, finendo con il negare anche la validità del contenuto.
indipendenza. La trasparenza ossia rendere sempre informato il lettore di potenziali conflitti e, in alcuni casi, astenersi del tutto dallo scrivere quando la portata del conflitto è troppo grande
imparzialità. Come l’atto di sollevare una pietra da terra e nel processo di doverla raccontare, guardarla da tutti i lati, osservare quello sporco ma anche quello pulito (se e quando ci sono).
legalità. Le leggi a difesa della privacy e ai regolamenti a tutela dei minori che vanno sempre rispettati. Nel principio di legalità rientra anche la protezione delle fonti anonime che sono un bene spesso necessario per chi fa informazione.
L’incontro delle persone e la narrazione delle esperienze un‘ opportunità soprattutto per chi saprà comprendere il senso di responsabilità di ognuno di noi.

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