De Biase sul corriere del trentino oggi

Caro direttore, Mohammad Nabous, detto Mo, è caduto sotto i colpi di un cecchino lealista libico che ha spento così una voce che informava attraverso internet sul movimento di liberazione del Paese nordafricano. Le microwebtv italiane, diventate quasi 400 nel giro di un lustro, lo hanno ricordato «a reti unificate» nei giorni scorsi, con la partecipazione di chi sa quanto Mo sia stato un testimone importante della battaglia per la libertà.In Tunisia e in Egitto, la rete è stata usata con successo per l’organizzazione delle proteste che sono riuscite a cambiare il regime. In Iran, la stessa rete ha alimentato il risentimento di una parte della popolazione nei confronti del governo, ma è servita anche alla polizia che l’ha usata per trovare i dissidenti e punirli. In Kenya, Ory Okolloh è riuscita a mettere  in piedi una piattaforma, Ushahidi, che consentiva a tutti di segnalare e mappare con gli sms e via internet le violenze perpetrate dal governo contro gli oppositori nel corso delle ultime elezioni. In Giappone, migliaia di cittadini hanno condiviso in rete l’orrore dell’onda che travolgeva il loro Paese dopo il terribile terremoto, filmandola o fotografandola con i loro cellulari. Dell’attentato di Al Quaeda a Londra, il mondo è stato  informato prima di tutto dalle immagini delle persone che mandavano in rete foto con il telefonino. Le prime notizie, emozionate, impaurite, sul disastroso terremoto in Abruzzo sono uscite su Twitter. I giornali ne hanno dato conto, hanno chiamato le persone che avevano pubblicato quei messaggi, hanno dato voce alla loro esperienza diretta. L’ecosistema dell’informazione è in pieno fermento innovativo. Ma internet non è il soggetto, è solo l’abilitatore di un movimento piuttosto complesso, i cui protagonisti sono le persone, che si esprimono, si connettono, si scambiano notizie, commentano, criticano, si organizzano. Milioni di persone, centinaia di milioni di persone che pubblicano video e testi, foto e disegni, numeri e link. In ogni angolo del mondo,  nei cieli democratici e in quelli autoritari, aprendo nuove strade all’informazione e trovandone altre costantemente chiuse. I contesti storici contano più delle tecnologie. In Italia, la rete è una fantastica opportunità di modernizzazione dell’accesso all’informazione e della partecipazione alla sua produzione. Le iniziative per contribuire pullulano in ogni parte del Paese, nella forma di nuovi giornali online, blog, piattaforme collaborative, microwebtv e molto altro. Ma i cambiamenti sono stati più profondi che apparenti. L’agenda collettiva resta dettata dai mezzi di informazione tradizionale. La ricchezza della rete resta ai margini del dibattito, mentre nove ragazzi su dieci coltivano le loro relazioni su Facebook ma restano alla larga dai giornali di carta. Più che una riforma dell’informazione, l’Italia sembra vivere un’ennesima frattura: tra chi è connesso e chi no, tra chi è interessato ai giornali e chi no, tra chi  vota e chi no, tra chi partecipa alla vita comune e chi no. I motivi sono molti, ma dalla cultura della rete emerge almeno un atteggiamento fattivo: c’è l’opportunità, per chi voglia, di fare qualcosa. Le conseguenze di queste iniziative — spontanee, generose, oppure faziose e manipolatorie  dipendono da molti fattori. Come si può restare con le mani in mano di fronte a tale cambiamento? Come non vedere la potenzialità innovativa che sta emergendo da tutto questo? Perché non tentare di progettare iniziative per comprendere quello che avviene e per favorire i cittadini che vogliano cogliere l’opportunità con spirito costruttivo e con obiettivi di qualità dell’informazione? La Fondazione Ahref è nata per contribuire proprio a questo, in chiave non profit e non partisan, con una funzione precompetitiva e con un orientamento alla ricerca collaborativa. Finanziata dalla Fondazione Bruno Kessler e da Informatica  Trentina, è partita formalmente nell’aprile del 2010, ha attraversato il suo doveroso percorso nelle esigenze della burocrazia e ha potuto cominciare a operare fattivamente solo nell’autunno dell’anno scorso. In questi mesi  di lavoro ha progettato le sue attività, ha fatto ricerca, ha selezionato i candidati e assunto i suoi collaboratori, ha trovato le ragioni di importanti accordi preliminari con partner che ritengono di poter avviare progetti in collaborazione, ha scritto software e realizzato il suo sito, destinato a uscire domani, lunedì. Al suo esordio, il sito ospita una discussione tra alcuni grandi testimoni del cambiamento descritto. David Weinberger,  che insegna a Harvard e fa parte del comitato scientifico della Fondazione. Paul Steiger, direttore di Pro-Publica, grandissima iniziativa non profit e non partisan di New York che con le sue inchieste ha già guadagnato un Pulitzer, anch’egli  nel comitato scientifico. E poi Chris Brooks di Sciences Politiques a Parigi e John Lloyd dell’istituto di ricerca sul giornalismo della Reuters. Seguiranno altri interventi, tutti orientati a comprendere come sta evolvendo il concetto di qualità nel sistema dell’informazione. Inoltre, sul sito si trovano le attività svolte e i progetti avviati. Con uno stile preciso: dare ai cittadini l’informazione sui fatti e non sugli annunci. L’idea è chiara: mettere a disposizione dei cittadini gli strumenti che facilitino chi contribuisce all’informazione di qualità usando internet e i media sociali. Il che implica fare ricerca, appunto, sul concetto di qualità e creare condizioni, tecnologiche, finanziarie, educative, che rendano la vita più semplice alle persone e alle organizzazioni interessate. Il lavoro da fare è enorme. E con l’avvio del sito comincia a vedersi.

Luca De Biase, presidente Fondazione Ahref

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...