Il paradigma di Al-Andalus

Sartori in più occasioni sul Corriere fa degli strafalcioni incredibili sia storici che sociologici e direi pure politici, vedi il post di Mantellini che ben riassume e riporta tutti i link per seguire la vicenda e i post di studiosi sulla materia.

Io non sono uno studioso sull’argomento ma ho letto e riletto da quanto è bello il libro “Leggere Gandhi a Teheran” del filosofo iraniano Ramin Jahanbegloo. Tra le tante cose interessanti che ci si trova c’è il paradigma di Al-Andalus (Andalusia) o di Cordoba. In breve i sette-otto secoli di convivenza civile, culturalmente molto fiorente, tra cristiani, ebrei e musulmani in Andalusia.

Da studioso di lungo corso Sartori dovrebbe averlo letto e poi probabilmente dimenticato subito.

“Ciò che era notevole nella vita religiosa e culturale della Spagna islamica è che, nel loro intenso e ricco dialogo, ebrei, cristiani e musulmani non miravano tanto a convertirsi l’un l’altro alle rispettive fedi. Cercavano piuttosto di approfondire la loro comprensione e di convincersi della verità delle proprie fedi. Penso che siamo tutti d’accordo che al cuore dell’esperienza di Cordoba non sta l’intolleranza, ma un’aspirazione all’universale e un rispetto per la diversità. L’Europa si oscurava al tramonto, e intanto Cordoba, la città più grande e la sede dell’impero dei Mori musulmani in Spagna, risplendeva di lampade pubbliche. Gli europei si bagnavano in fiumi e laghi, e i cittadini di Cordoba usufruivano di più di un migliaio di bagni. L’Europa era invasa dagli insetti, mentre nella Spagna musulmana la gente si cambiava la biancheria ogni giorno. Gli europei camminavano nel fango, mentre le strade di Cordoba erano pavimentate. I palazzi europei avevano buchi per il fumo sui tetti, mentre l’architettura araba di Cordoba era squisita.

La nobiltà europea non sapeva scrivere neanche il proprio nome, mentre i bambini di Cordoba andavano a scuola. I monaci d’Europa non sapevano leggere il servizio battesimale. Gli insegnanti di Cordoba crearono una biblioteca con più di due milioni di libri, su tutti gli argomenti della vita umana. E’ una piccola pagina della storia europea, che gli studiosi europei, nei loro libri, scelgono di ignorare completamente o di menzionare solo di sfuggita. In quest’epoca in cui è l’Occidente a dominare il mondo, spesso sentiamo ricordare quanto l’Europa sia e sia stata civile, democratica, umana, tollerante e illuminata rispetto ai barbari, primitivi, violenti e “medievali” musulmani. Per tutto il Medio Evo ebrei e musulmani hanno preso in prestito molto gli uni dagli altri, nel campo della filosofia, della scienza, del misticismo e della legge. Per esempio, Maimonide venne profondamente influenzato dai nostri filosofi musulmani, mentre molti oggi, nel mondo islamico, lo leggono come un pensatore arabo.
Un esempio eccezionale della cooperazione religiosa fu la moschea di Cordoba, che il venerdì veniva usata dai predicatori musulmani, il sabato dalla comunità ebraica, e la domenica dai cristiani.”
Altri link qui e qui
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3 thoughts on “Il paradigma di Al-Andalus

  1. Magnifico. Non sapevo che la moschea di Cordoba avesse questo uso “plurale”.
    E grazie di avere dato conto della nostra polemica don Sartori. E’ stata una cosa che mi ha permesso, fra l’laltro, di scoprire nuovi blog interessanti come il tuo.
    Teniamoci in contatto, ciao
    Marco Restelli/MilleOrienti

  2. Pingback: Tra fantascienza e induismo: cosa significa davvero “avatar” « MilleOrienti

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