I blogger son scollegati?

Leggo spesso i twitter dei blogger “famosi”. Boh non so a volte tanti mi paiono scollegati dalla realtà e dal quotidiano. Chi va al concerto un giorno si e un giorno si, chi salta da un barcamp ad un’altro, chi accompagna la moglie ai seminari, chi fa i biscotti e via così. Tutte cose piacevoli, ma mi suonano male. E’ anche per questo che il web 2.0 è così lontano dalla gente. Notte! 

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20 thoughts on “I blogger son scollegati?

  1. Pingback: Vittorio Pasteris » I blogger son scollegati?

  2. Io faccio biscotti mentre assisto al concerto in occasione di una presentazione letteraria e mi programmo per il seminario che terrò il giorno dopo.
    Questo tutti i giorni ed ogni giorno in una città europea diversa. Che c’è di strano in fondo?

  3. Il punto è che secondo me molti rispondono alla domanda “what are u doing” in modo fantasioso: io a volte dico veramente davvero ciò che sto facendo o cosa farò, altre invece butto giù pensieri, segnalazioni, dialogo (anche se non mi piace fare caciara su Twitter). Come sempre dipende sempre da come si usa uno strumento del genere oltre che da chi lo usa: sarebbe interessante vedere infatti i Twitter di chi non ha e non scrive nemmeno su di un blog. 😉

  4. La questione è limpida: quanto interessa alla blogsfera la dose di farina da mettere nei biscotti o la conference a cui tu partecipi? Poco o nulla, se non ai pochi amici del tuo circolo virtuale. E’ questo il web 2.0? No e forse noi blogger dovremo incominciare ad interrogarci su cosa scrivere e quanto sia “elegante” evitare l’autoreferenzialità… Bravo kett, stasera posto pure io sull’argomento.

  5. Pingback: I blogger lontani dai… blog « Carta Straccia

  6. Finché scrivono mentre fanno biscotti o mentre sono anchilosati nella posizione del pavone reale non ci vedo nulla di strano. Il dramma è quando ti informano che gli stanno praticando un enteroclisma…

  7. Gaspar, rilanci dandomi dell’ignorantello che segue le mode e frequenta solo i blog famosi. Non sono permaloso quindi la prendo come una battuta, infelice. Tra una partita a calcetto, una serata a teatro e il travaso dell’aceto balsamico cerco di leggere quello che mi interessa senza farmi condizionare da classifiche o altro, spesso in quel bel percorso che è la serendipità. Nel post non ho linkato ne te ne nessun altro proprio perchè non volevo andare a impicciarmi della vita di nessuno, non mi interessa ovviamente e volevo fare un ragionamento generale. Io credo che tu sia un talento e che parte del tuo capitale umano sia investito per cercare di arrivare ad una nuova informazione, all’economia della conoscenza, della felicità, del dono tanto cara a Luca, a me, credo a te e a molti altri. Che tu lo voglia o no quando vai allo State of the net di turno o a qualche barcamp se non sbaglio parli e bene proprio di questi concetti non delle serate al conservatorio seppure fenomeno sociologico interessante.
    Putnam quando descrive cos’è il capitale sociale, come saprai, racconta del pensionato di colore e del ricco manager bianco, il loro punto di incontro è far parte della stessa associazione di bowling. Per questo il ricco manager decide di donare un rene al pensionato. Io credo che tu e tanti altri contribuiate a raggiungere con i vostri ragionamenti un nuovo modo di porsi nei confronti del capitale sociale, a patto che ti confronti con altre zone del capitale sociale che non sia il tuo. Ribadisco però che a volte tu e altri pisciate fuori dal vaso, del resto chi non lo fa di tanto, ma voi delle zone alte potete permettervelo meno di altri.

  8. Michele, ti ringrazio per aver approfondito, ma non potrei essere meno d’accordo. Provo però ad approfondire anch’io.

    Prima di tutto, il mio stare in rete (blog, twitter etc.) è perfetta espressione di quello che io sono davvero: un pirla qualunque che ogni tanto ne azzecca una. Il 99% delle cose che scrivo interessano a meno dell’1% dei lettori (amici intimi e parenti stretti), e gli altri giustamente le ignorano. Quando ne dico una giusta, qualcuno gentilmente la riprende e diffonde per la rete.

    E’ proprio questo il bello del web: il filtro a posteriori. Le idee interessanti vengono molto più rapidamente alla ribalta, indipendentemente da chi le propone.

    In questo quadro, a me pare che non ha assolutamente senso (ed è questo che ti rimproveravo, non di essere ignorante, non mi permetterei mai) parlare di blogger “famosi”, e tanto meno pretendere da loro che scrivano sempre e solo pensieri profondi. Specie su Twitter, dove si usa raccontare le minuzie dei fatti propri ai pochi amici interesati 🙂

  9. Ma la libera espressione di pensieri e/o parole dov è finita?
    ognuno può inventare, spammare i post, mettere in circolo notizie interessanti o no, pensieri, cazzate.. tutto quello che gli passa per la testa, che sia reale o no che ti importa?
    Tu hai il potere nelle mani: sei LIBERO di scegliere cosa leggere…
    Quello che leggo io sui Twttr o gli altri SocialNetworks è sempre divertente, stravagante, interessante, reale e/o frutto della fantasia.. ma mi piace se no non sarei qui a sbirciare un po’ tutto il mondo 2.0! 😀
    ciao!

  10. Pingback: Dario Salvelli’s Blog » Blog Archive » Lavori? No, faccio il blogger!

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