Notizie dal Ciad

Una sintesi cronologica della storia del Chad.

Poi ancora da Misna fonte inesauribile per avere notizie d’attualità dall’Africa:

LA TESTIMONIANZA DI UN MISSIONARIO DA N’DJAMENA

“I combattimenti sono circoscritti in zone ben precise: nei pressi della presidenza e alle porte della città, sulla strada che porta a est, dove stamani ci sono stati scontri tra truppe antigovernative e una colonna di ribelli sudanesi (attivi nel confinante Darfur e appartenenti alla stessa etnia del presidente, ndr) giunti in soccorso del presidente Idriss Deby”: lo dice alla MISNA padre Renzo Piazza, missionario comboniani in Ciad, al telefono da N’djamena per la prima testimonianza indipendente raccolta da quando ieri i ribelli sono entrati in città. Secondo il missionario, fatta eccezione per la zona del palazzo presidenziale, la situazione in città sembrerebbe relativamente tranquilla. “Si odono colpi di artiglieria, ma a differenza dell’aprile del 2006 (quando ribelli si infiltrarono in città mischiandosi alla gente, ndr) questa volta le parti si affrontano lungo le principali strade o alle porte della città e non strada per strada come avvenne allora” dice il missionario, precisando che secondo le ultime e ancora incerte informazioni, le forze anti-Deby stamani sarebbero riuscite ad avere la meglio sulla colonna di 50 veicoli giunta da poco alle porte di Ndjamena con ribelli che i mezzi di informazione locali identificano come appartenenti al Jem e allo Slm, i due principali gruppi armati attivi in Darfur. “Da venerdì notte siamo chiusi in casa ed è difficile avere un quadro completo di quello che sta accadendo. Finora parlano solo di feriti, ma ci sarebbero molti morti, forse centinaia secondo alcune voci” dice alla MISNA padre Piazza, lasciando intendere che le vittime sarebbero soprattutto forze combattenti. Secondo l’organizzazione umanitaria Medici senza frontiere (Msf), “centinaia” sarebbero anche a N’Djamena i civili feriti. “Di sicuro – aggiunge padre Piazza – posso dirvi che ieri sono stati uccisi tre civili. Un mio amico era uscito in auto con altre tre persone quando sulla strada ha incrociato un veicolo con i soldati del presidente che fuggivano. I militari hanno immediatamente aperto il fuoco, uccidendo i tre passeggeri che si trovavano con il mio amico”. Secondo la testimonianza del missionario comboniano, almeno nella zona nord della città dove risiede, non ci sarebbe panico: “Si sta a casa e si cerca di stare attenti. Ogni tanto c’è un colpo. Ieri mentre risuonavano le cannonate, attorno alla mia casa chi stava facendo i mattoni ha continuato a farli, chi tagliava la legna non ha smesso e chi vende il carbone ha continuato a caricare i sacchi sul cavallo” dice il missionario. “Non ci pensiamo neanche” risponde poi ridendo alla domanda se anche i missionari intendono lasciare il paese. “Certo domattina non andrò di fronte alla sede della presidenza, ma non penso certo di lasciare N’djamena. Solo una missionaria ieri è partita, ma perché era appena arrivata e aveva problemi suoi personali” aggiunge, confermando che le notizie relative al personale missionario e religioso locale e internazionale sono finora tranquillizzanti. “Ci sono alcune comunità che non siamo stati in grado di raggiungere perché non hanno il telefono, ma se fosse accaduto qualcosa lo avremmo saputo” conclude padre Piazza. Sugli sviluppi futuri, una sola cosa sembra certa: “Deby non ha alcuna intenzione di andarsene”.

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