Kenya

Lo scorso anno di questi tempi eravamo a Nairobi per preparare la webtv del World Social Forum 2007, dove si parlava di libertà di diritti umani, di democrazia.

Oggi laggiù si soffre e si cerca la liberta. A Uhuru Park dove un anno fa ci fu la festa conclusiva del World Social Forum si stanno radunando molte persone per chiedere il riconteggio delle schede elettoriali.

upgrade: la manifestazione è stata rinviata al 8 gennaio

Qui potete trovare molte informazioni e foto di quello che sta succedendo:

http://blog.thinkersroom.com/
http://kumekucha.blogspot.com/
http://josephkaroki.wordpress.com/
poi una lista davvero completa.

Per chi vuole approfondire e conoscere un po’ meglio il Kenya e le slum di Nairobi consiglio la lettura di “Eccessi di città”, di Fabrizio Floris; riporto anche alcune pagine davvero interessanti e seppur se scritte nel 2001 ancora attualissime soprattutto in questi giorni tragici per il Kenya

Nairobi il mondo abita qui: ovvero come trovare in una sola città le contraddizioni di un intero pianeta – Nairobi, 31 gennaio 2001 –

L’altra sera verso le otto Manuel passeggiava in una zona ritenuta tranquilla. All’improvviso dalla bush sono spuntati alcuni individui, gli si sono avvicinati senza dire parola mentre un terzo da dietro lo tramortiva con una spranga di ferro. Attimi di paura e poi il nulla solo un forte mal di testa e freddo perché era rimasto in mutande.Forse perché si trovava in una zona periferica?La scorsa settimana una suor Emily è morta dissanguata, dopo essere stata investita in pieno centro cittadino, perché nessuno si è fermato per soccorrerla. La consorella che l’accompagnava chiedeva aiuto, tra l’indifferenza generale e le richieste di denaro in cambio del soccorso. Una settimana fa in un negozio del centro un volontario del CRS (Caritas statiunitense) e’ stato ucciso perche’ dei ladri, lo hanno scambiato per un poliziotto quando hanno sentito squillare il suo cerca-persona. Ieri Richy, volontario laico italiano della diocesi di Rumbek – Sudan -, ha rischiato di fare la stessa fine del collega americano. Si trovava in pieno centro cittadino alle 11,30 del mattino, quando e’ iniziato un scontro tra hawkers –venditori informali- e polizia, nella confusione si sono inseriti ladri ed altri elementi di difficile collocazione che dopo avergli rubato i soldi distrutto l’auto hanno tentato di lapidarlo. Ripete Richy “se sono vivo e’ grazie a Dio” e a vedere le pietre grandi come angurie all’interno della sua auto c’e’ da credergli. La sua faccia insanguinata e’, oggi, sulle prime pagine di tutti i giornali. Ha uno zigomo rotto, trauma cranico, naso rotto, ferite in diverse parti del corpo, qualche costola incrinata e altro, ma se la cavera’. Interessante sentire le diverse versioni sull’accaduto, mentre Richy cerca di difendere i suoi assalitori sostenendo che forse lo hanno scambiato per un indiano – sono i commercianti con cui sono in lotta gli hawkers -, per contro Mwanghi sostiene che invece lo volevano proprio ammazzare. “E’ risaputo che i Kikuyo cercano di incrementare il caos per potersi liberare del presidente Moi e la morte di un europeo e’ una buona opportunita’ per alzare la tensione”. Lo scorso agosto e’ stato ucciso padre Kaiser, missionario di Mill Hill, stava dimostrando il coinvolgimento di alcuni politici locali negli scontri tribali, che avevano causato decine di morti nella Rift Valley. Un’abile manovra politica ha attestato la tesi del suicidio, in sostanza era depresso e’ quindi si sarebbe suicidato sparandosi alla nuca con un fucile in dotazione alla polizia da una distanza di tre metri. Una cosa da africani? L’ambasciata americana ritiene credibile la tesi del suicidio.Da dove viene questa brutalità? Possibile che sia la ricchezza a generare questo virus? Difficile rispondere, fatto sta che nelle città economicamente più avanzate dell’Africa c’è maggiore violenza che nelle città povere. Questa ricchezza si erge al rango di divinità onnipotente, al di sopra di tutto e con cui si può tutto. Si può fare una casa in una strada di transito e impedire agli abitanti più prossimi di uscire dalla propria abitazione, si può uccidere una persona ed essere liberi dopo un breve interrogatorio.Queste culture che avevano resistito allo shock coloniale sembrano cedere di fronte al denaro. Nella tradizione occidentale la ricchezza è abbinata alla fatica, all’impegno, all’intelligenza qui arriva completamente deconstestualizzata ricchezza e basta, solo pesa. Del processo di colonizzazione culturale in atto passa solo la parte più immediatamente visibile, la casa, i vestiti, la macchina. La fatica di costruire, l’impegno, il sacrificio non si vedono. Nel tempo dell’accellerazione dei processi economici si punta a diventari ricchi e subito. Lo spirito, l’anima e la società scompaiono. Non c’è fiducia. In ogni frase o discorso si insinua il virus della menzogna, come riperte Manuel “io non credo a nessuno”. Ne deriva un individualismo senza società, un’economia senza capitale sociale, una giustizia senza legge. Il muro comunitario e di solidarietà tipico del villaggio vacilla: “quando si tratta di soldi i keniani non scherzano” ripete drasticamente Manuel. Il denaro ha come surclassato tutti i valori che la gente conosce, possiede, ma che lascia sommersi negli abissi dell’animo. Esso genera come uno stato d’ipnosi temporanea che porta a dimenticare i propri valori. La stessa tradizione della dote, che in passato era di fatto una forma di garanzia alla solidità del matrimonio, diventa una specie di mezzo per estorcere denaro.E poi problemi su problemi che si concentrano su uomini e donne che sono il volto della Sindone che cammina. Si va dal peso dei problemi, al peso dell’acqua sulla testa delle donne e tra le braccia dei bambini che a 4-5 anni portano già due taniche da 5 litri. Quello che non c’è è il peso sulla coscienza di una classe dirigente che continua a far crescere grattacieli, ma non fa nulla, se non angariare, per i bambini che ai loro piedi chiedono qualche scellino. In questa situazione di insicurezza generalizzata tutti sono poveri, tutti sono a rischio, tutti non possono aiutare perché tutti hanno bisogno. Ognuno è mendicante. Ognuno ha qualcosa da dover mendicare, dal cibo alla giustizia, ma dov’è la pace? Cos’è la pace? L’ansia delle notti passate in luoghi sicuri? La fibrillazione degli slums? E questo proselitismo non è anch’esso violenza?Come nella teoria della concorrenza perfetta non c’è spazio per il bene comune, e la mano invisibile non è in grado di crearlo. Tutti corrono per essere i primi a mangiare una torta che diventa ogni anno più piccola. All’ineguale distribuzione della ricchezza non c’è altra scelta che preferire l’uguale distribuzione della povertà? Forse si tratta di un’alternativa troppo rigida, ma concretamente le scelte devono passare per queste strade.I furto è il modo più utilizzato per “allargare la torta”, ma è chiaramente un gioco a somma zero. Nel buio qualcuno si muove, chiese, ong, partiti di opposizione tutti uniti, nell’Ufungamano, per chiedere una riforma della costituzione.In questa città mancano luoghi pubblici dove i confini si attenuino, dove l’altro sia colto nella sua diversità e nella sua similarità. Non esistono spazi di confronto autentico, ogni voce è sola lungo queste strade e dentro questi autobus. Forse gli spazi più vitali sotto questo aspetto, sono gli slums. La stretta vicinanza, l’incombere continuo di difficoltà comuni, gli anni passati insieme nello stesso fazzoletto di terra, sono sempre più spesso collante per iniziative e lotte comuni. La famiglia di Jemina vive nel quartiere di Grogon, una delle zone più povere e pericolose della baraccopoli di Korogocho. Insieme ad altri vicini ha deciso di formare un gruppo di vigilantes per controllare la sicurezza del quartiere. Da quando ci sono i gruppi di giustizia e pace promossi dalla parrocchia di S. John, secondo Jemina “tutti sanno i loro diritti e sono più consapevoli. Ora sappiamo che possiamo vivere in condizioni migliori”. Ma la giustizia è ancora una cosa che si compra “it’s for sell” sentenzia Jemina. “Se tu vuoi avere giustizia devi andare con i soldi per difendere i tuoi diritti, la polizia è corrotta dai ladri, anche se si porta un ladro alla polizia questa lo lascia libero anche dopo un’ora, basta che paghi”. I ladri “collaborano con la polizia”. Credo però, continua Jemina, “che è possibile cambiare la situazione, credo nell’unione delle persone perchè da risultati positivi”.Sta crescendo, tra la gente degli slums, la consapevolezza che solo nell’unità è possibile pensare di potere fare qualche piccolo cambiamento e la gente inizia a crederci. Il fatalismo lascia il passo alla lotta per conquistare diritti che vogliono diventare acquisiti, parole che prendono forma e vita quaggiù tra il fango e la polvere, tra le fogne e l’immondizia. Anche questo luogo è parte del creato, come queste donne, questi uomini e questi bambini.Lungo questo “sabato del tempo” la vita procede tra oscurità e segni di speranza. Per gli abitanti di Grogon, conclude Jemina, ci sono alte possibilità che la situazione cambi in meglio “hight chances of things being better”. Se ci credono loro, da Korogocho, perché non dovremmo farlo anche noi?

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