Post non politico

Vallanzasca ha aperto un blog (345 commenti in due giorni).

Ho da poco finito di leggere il bel libro di Calabresi. Il giornalista e figlio del commissario assassinato dal terrorismo degl’anni ’70, racconta tra l’altro come ogni volta che viene dato uno spazio mediatico oltre quello della pura cronaca agli assassini sia per lui un pugno al cuore.

Vallanzasca ora quello spazio se lo prende pubblicando un blog.

Mi chiedo, è giusto? Fosse un libro direi di si, ma un blog è diverso.

Per me non è giusto

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5 thoughts on “Post non politico

  1. Non credo che il blog possa e debba essere trattato in modo più restrittivo rispetto ad esempio ad un libro. Se si decide che chi è in carcere per certi delitti non deve avere contatti con il mondo esterno posso essere d’accordo, si può vietare che possa avere accesso ai mezzi di comunicazione, limitare le sue comunicazioni a quelle personali con familiari ed amici, ma il divieto di blog mi pare una scelta sbagliata.
    Non ho letto il blog di Vallanzasca e non lo leggerò, non mi interessa e questa è la differnza fra i blog e la televisione; puoi scegliere quale blog leggere e quale no, ma se viene dato spazio mediatico in televisione il problema è molto più grave, perché la televisione entra con prepotenza nella vita delle persone, non permette di scegliere, qualcun’altro sceglie per te.

  2. Pingback: Il bandito e il garantismo di facciata « Carta Straccia

  3. Un libro o un blog non fa differenza. La questione è se un ergastolano pluriomicida e rapinatore possa avere uno spazio pubblico con cui esprimersi. Io credo di sì e lo credevano anche i Padri della nostra Repubblica quando scrissero l’articolo 27 della Costituzione, secondo cui il carcere non è solo pena ma anche occasione di riabilitazione alla vita. Seppellire vivo un essere umano non è nemmeno la migliore risposta alla richiesta di giustizia da parte delle vittime dei suoi stessi crimini.

  4. Caro Pier
    capisco bene il tuo intervento, ma dissento.
    La prigione e l’ergastolo, ancor piu, servono principalmente per separare fisicamente e intellettualmente il condannato dalla società civile, affinchè non possa nuocere alcunche. Poi in seconda battuta ci sta anche lo scopo riabilitativo ma non nel caso dell’ergastolo; in quel caso la riabilitazione, mai ci fosse, diventa un fatto esclusivamente spirituale.
    Che poi l’ergastolo sia giusto o meno possiamo parlarne ma non faceva assolutamente parte del mio post mentre nel tuo è argomento principe.
    E quando dico separare anche intellettualmente dalla società civile significa che non gli è permesso, dalla legge e secondo me anche moralmente, uno scambio quotidiano di comunicazione e di confronto con l’esterno. Un libro questo scambio non lo permette, un blog si, ecco perchè continuo ad essere perplesso e contrario.

  5. Bene, anzi male. Se è come dici tu, che differenza c’è tra ergastolo e la pena di morte? Solo morale o etico? Il principio della riabilitazione, secondo la Costituzione, non prevede distinzioni tra ergastolani e detenuti a tempo. Quanto poi alla differenza presunta tra un blog e un libro, sono molto perplesso. Su questo punto, ma non solo, ha ragione Franz.

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