Nòva 24

Oggi su Nòva, l’inserto del Sole 24 ore ho scritto quest’articolo:

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Nairobi, la scommessa vinta della web tv e una speranza per l’Africa

Per la prima volta i lavori e la vita del World Social Forum, che quest’anno si è tenuto a Nairobi dal 20 al 25 gennaio, sono stati trasmessi grazie alla web tv di www.worldsocialforum.tv.
Il wsf è un incontro organizzato per la prima volta nel 2001 a Porto Alegre, da molte associazioni non profit governative, laiche, religiose, allo scopo di dare voce alle problematiche del Sud del mondo. Basti pensare che l’edizione di quest’anno, appena conclusa a Nairobi, ha visto la partecipazione di circa 100 mila persone e un programma ricco di 1200 eventi (incontri, convegni, dibattiti) in 5 giorni.
La Web Tv è nata con l’obiettivo di garantire la diffusione dei contenuti del Forum, di dare un volto e una voce al Sud del Mondo e al Terzo Settore che a Nairobi si è ritrovata per rilanciare, innanzitutto, la drammaticità della situazione dell’Africa.
Una squadra di otto persone (due giornalisti, tre operatori tv, 1 montatore e 2 tecnici web) è partita a metà gennaio alla volta di Nairobi. Il nono è rimasto a Trento, ad occuparsi dei server e a garantire il funzionamento del sito. E a Nairobi la squadra si è ingrossata con Jackson Thige, giornalista della tv Kenya e volto africano della web tv. Così è nata http://www.worldsocialforum.tv.
In soli cinque giorni, la web tv ha prodotto in due lingue (italiano ed inglese) 100 servizi video, oltre alle registrazioni dei principali appuntamenti del Forum di Nairobi. Al 2 febbraio, il sito è stato visitato da 910 mila persone, distribuite in maniera omogenea tra Europa, Nord America, Sud America ed Australia. Un buon numero di contatti sono arrivati dall’Asia. I video sono stati visionati 730 mila volte, con più di 5 gb di filmati scaricati e, soprattutto, il sito ha registrato in 10 giorni di indicizzazione 13500 link in entrata su Google, con un incremento esponenziale giorno dopo giorno. La sezione foto ha contato 50 mila download. Questi, in sintesi, i dati del successo della web tv di Nairobi 2007.
La sfida che attendeva http://www.worldsocialforum.tv era impegnativa, ma l’opera di sensibilizzazione alle problematiche della maggioranza della popolazione del mondo, valeva il tentativo.
Innanzitutto ci sono stati problemi di connessione. Poter disporre in Kenya di un mega di banda in download e un mega in upload – necessari per lo streaming web – è molto più difficile di quanto possa immaginare. E su questo aspetto, prettamente tecnico, ritorna il “digital divide” che ancora oggi separa i paesi avanzati dal Sud del mondo.
A Nairobi 256 Kb di banda costano circa 4 mila dollari a mese. Questo è il vero digital divide: l’accesso al sapere, il diritto alla conoscenza e, in definitiva, all’informazione è in molti paesi ancora un bene nella disponibilità di pochi soggetti, a cui è permesso destinare una parte considerevole di risorse, sufficienti a sfamare per tutto l’anno decine di famiglie.
Per allestire una videoconferenza con Skype – così come è stato fatto da Nairobi con la Regione Toscana e la Provincia autonoma di Trento (che ha finanziato la web tv del World Social Forum) – è stato necessario non solo rivolgersi a Kdn, il più grande ISP del Kenya, ma organizzare l’evento presso la sede ufficiale. Per ottenere 500 kb di banda, tanto era necessario per assicurare un corretto collegamento, Kdn ha dovuto sottrarre byte dalla propria Intranet.
Il collegamento tra Italia e Kenya si sarebbe potuto risolvere grazie ad un uplink satellitare di quelli importanti sia per il broadcast sia per le videoconferenze. Erano necessari “solo”
qualche decina di migliaia di euro e tutto sarebbe stato risolto.
Ma non è questo il punto. Per fare lo streaming e le videoconferenze è stata volutamente usato il Web e la sua banda (il)limitata. Almeno laggiù, in Africa.
Questo per lanciare un messaggio chiaro. Il web sta diventando sempre più uno strumento della gente per la gente: partecipato, condiviso, un broadcasting sempre più orizzontale.
Se si accetta questo assunto e http://www.worldsocialforum.tv lo ha accettato, allora cambia la prospettiva, la filosofia di realizzare progetti concreti di sensibilizzazione e informazione. Tutti sono editori, tutti possono pubblicare, tutti possono far sapere, tutti possono donare. La differenza o, meglio, il discrimine sta nei contenuti e nella loro credibilità. E in questo caso esiste un solo arbitro, imparziale e per questo insindacabile, l’utente. Il singolo navigatore che decide di collegarsi al sito perché trova nei contenuti – nel caso di www.worldsocialforum.tv le interviste e i servizi video – la motivazione principale.
La tecnologia diventa quindi il valore aggiunto del capitale sociale, del capitale umano. E allo stesso tempo, si realizza l’economia del dono. Questo è il secondo, grande risultato, dopo il numero di accessi, di http://www.worldsocialforum.tv.
L’Africa e la sua gente hanno nel sangue l’economia del dono e noi, i visitatori della webtv e del World Social Forum, ce ne siamo accorti.
Se visitate http://www.worldoscialforum.tv troverete interviste, eventi, il colore e le contraddizioni del Wsf. Ci troverete le proteste dei ragazzi di Korogocho e Kibira contro i 5 dollari chiesti dagli organizzatori per il biglietto di entrata. Korogocho è lo slum dove è cresciuto il personagio di padre Alex Zanotelli, Kibera è la più grande baraccopoli, favelas di Nairobi, dove la gente vive con meno di un dollaro al giorno. Alcuni suoi giovani hanno invaso il lo stadio Moi di Nairobi, sede del World Social Forum per protestare. Per protestare contro l’organizzazione locale che ha imposto prezzi molto alti: dal biglietto d’ingresso, appunto, alla bottiglietta dell’acqua minerale (più cara di un litro di benzina…) fino al servizio di catering, appaltato alla catena di ristorazione di proprietà di un ministro keniota.
I ragazzi degli slum hanno interrotto la conferenza dei premi Nobel e hanno chiesto voce. Mentre parlava la loro portavoce, una ragazza di 17 anni, un giornalista l’ha interrotta, chiedendole il suo nome. Lei ha risposto glaciale: “My name is people” (il mio nome è il mio popolo), aggiungendo “Il World Social Forum e voi siete qui anche perché esistiamo noi, la gente delle baraccopoli che viviamo senza acqua, luce e fognature tra miseria e disperazione. Perché non ci permettete di partecipare al forum mettendo il prezzo dei biglietti a cinque dollari. Io, cinque dollari, tutti assieme, non li ho mai posseduti in vita mia…”.
Quella ragazza forse si potrebbe invitare in Italia e chiederle di parlare del valore della vita, anche di una vita senza futuro. E forse quella stessa ragazza potrebbe spiegare a noi esperti il valore del web 2.0. Tutti noi avremmo da imparare.
A questi ragazzi, il web e http://www.worldsocialforum.tv ha permesso di far conoscere a tutta la comunità della rete i loro problemi. Sarà poco, una piccola goccia nell’oceano di internet ma è sempre meglio del nulla.

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