Mi piacerebbe andare nel Nuovomondo

L’altro giorno sono stato a vedere Nuovomondo; il film, niente di nuovo, narra le vicessitudini di una famiglia siciliana che decide di emigrare negli Stati Uniti.

Oggi leggo le vicessitudini di due giornalisti nell’andare a New York; nel 2006 le scarpe te le fanno togliere al metal detector, ai primi del ‘900 dovevi andare a comperartele (e nel film si vede) vendendo magari l’unica vacca che avevi. Non si poteva entrare negli States senza scarpe, non era decoroso…

Ecco un’altro buon motivo intanto per non andarci.

“Se si dovesse riempire una capsula del tempo per spiegare ai posteri questa nostra epoca ci metterei il racconto di un viaggio aereo. Anzi, due. Metti, una mattina d’autunno del 2006, due viaggiatori, uno (io) in partenza da Roma, l’altro (la mia amica Michele Mitchell, giornalista americana) da Londra. Entrambi diretti a New York, con voli che atterrano quasi alla stessa ora. Quindi, appuntamento a Newark. Prima, però, ci tocca questa piccola, spesso assurda, odissea nello spazio che ci insegna almeno quattro cose sul mondo in cui viviamo. “

Per fortuna poi c’è Google che ti aiuta nelle transvolate

“L’aereo di Michele è arrivato, ma lei no. Il suo portatile è spento. Aspetto qualche minuto, riprovo, niente. Mi avvio ai taxi. Sono già a Manhattan quando mi chiama, diretta a Brooklyn. È stata trattenuta due ore e mezzo, benché americana. Sul suo passaporto c’era un timbro dell’Afghanistan, dove aveva appena finito di girare un documentario. “Sono una reporter”, aveva anche lei spiegato. “Davvero?”, le avevano chiesto. “Secondo lei perché, sennò, una donna americana andrebbe a Kabul?”. L’ironia era stata controproducente. Era finita in uno stanzino zeppo di pakistani e peruviani terrorizzati. C’era rimasta finché le era venuta un’idea: “Googlatemi!”. L’impiegato aveva dato il suo nome al motore di ricerca su Internet e aveva ricevuto un’immagine in cui lei siedeva, nientemeno, alla scrivania di conduzione di un notiziario della Cnn.”

Aggiornamento: e alla giornalista dicendo “googlatemi” è andata bene. Pare che a quelli di google non vada a genio che si usi to google così quando ci pare…

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