A proposito dei flussi migratori e della chiusura delle scuole in Trentino.

Mentre in Trentino uscivano sui media le indicazioni della Provincia di Trento sulla chiusura di 25 scuole, leggevo un post di Luca De Biase.

Osservando i dati dell’Istat sembra evidente che nel 2050 il Trentino avrà la situazione della Germania, calo delle popolazione, a meno che non intervenga un’intelligente strategia politica sui flussi migratori. Avere meno bambini non necessariamente significa decidere di chiudere delle scuole. Perché dopo le scuole si chiudono gli ambulatori, il panettiere, la palestra e l’oratorio. Si chiude il senso di un territorio, la gestione dei beni comuni vicini, si chiude il Trentino.
In Germania, a Ottenstein un sindaco lungimirante sta cercando nuove soluzioni.

“A Ottenstein, in Germania, la popolazione invecchia tanto che il paese rischia di perdere la scuola per mancanza di bambini. Ma il sindaco dice: “che cos’è un paese senza la scuola, il panettiere, il macellario, il bar?” e prende provvedimenti. La sua proposta è semplice: regala terra a chi voglia trasferirsi nel paese. Purché abbia bambini e intenda averne altri. Trenta coppie hanno risposto. Non cambieranno la demografia del paese ma salveranno la scuola che chiuderebbe se scendesse sotto i 50 bambini.

Il servizio dedicato oggi dal Ft all’invecchiamento della popolazione in Germania comincia con questa storia. E prosegue mostrando la rilevanza dell’invecchiamento della popolazione sull’insieme dell’economia del paese. Secondo le stime dell’Onu, la Germania è attualmente popolata da 82 milioni di persone, ma continuando così sarà abitata da 74,5 milioni di persone entro il 2050. Se le tendenze proseguono come oggi, la Germania rischia di perdere il primato di paese più popoloso d’Europa entro il 2050 e di perdere il ruolo di prima economia del continente.

La demografia ha questo di bello. Che le sue proiezioni sul futuro sono credibili. Perché le sue tendenze sono relativamente stabili, i comportamenti variano con lentezza, le conseguenze dei cambiamenti arrivano lentamente. E quindi la demografia aiuta a impostare il ragionamento sul futuro in modo tale da valorizzare quello che sappiamo, perché è passato e presente e perché ha lunga durata, dunque influisce sul futuro in modo solidamente comprensibile.

Certo, le variazioni demografiche possono non essere poi tanto lente, se è vero che l’immigrazione e l’emigrazione possono cambiare lo scenario in modo significativo. Ma qui entrano in gioco le variabili globali. Che aiutano a vedere come in fondo tutto il mondo invecchia. Il picco del numero di bambini, per esempio, a quanto pare è già avvenuto nel 2000: da allora ci sono due miliardi di bambini sul pianeta e non crescono, mentre la crescita della popolazione avviene soprattutto grazie all’allungamento della durata della vita (Hans Rosling).”

SOS duepuntozero

Fabio scrive un post interessante su come i social network possono aiutarci nei momenti di emergenza.

Nel 2012 con Luca Dello Iacovo, lo ricordo sempre, e Andrea Menapace facemmo una breve analisi sulla Crisis Mapping e come utilizzare le nuove tecnologie social nella gestione delle crisi.

I contesti di crisi ed emergenza generano un flusso di dati quantitativi e qualitativi di vaste proporzioni che nell’epoca digitale non sono piu’ controllate e controllabili a priori dai tradizionali sistemi di filtro e verifica gerarchici e centralizzati.
Ogni emergenza causata da fattori di rischio naturale o antropico (terremoti, incendi, alluvioni) genera un problema di gestione dei flussi di informazione, intesa non solo come l’informazione prodotta dagli organi di stampa o dai media sociali, ma anche come l’informazione che deve essere condivisa tra gli operatori della Protezione Civile, Vigili del Fuoco e le strutture di soccorso. L’informazione e’ quindi bene scarso ed elemento strategico che condiziona direttamente l’efficacia di ogni risposta all’emergenza. Oggi questo flusso di informazioni – che fino ad un decennio fa era centralizzato e filtrato da canali istituzionali – si autoalimenta in un nuovo ecosistema dove le informazioni sono digitali, diffuse in tempo reale, georeferenziabili e prodotte da chiunque abbia una connessione alla rete. Il nuovo ecosistema dell’informazione che emerge dai media sociali e da Internet rende piu’ complesso il quadro dell’emergenza, ma contemporaneamente offre degli strumenti che hanno le potenzialita’ di migliorare l’efficacia della risposta.

Credo che per le Amministrazioni pubbliche possa essere ancora utile. Qui sotto il link

Presentazione Crisis Mapping PAT 160712

Popcorn Time a Genova

La procura di Genova ha deciso questa mattina di agire contro Popcorn time, il software opensource gratuito per vedere film, documentari e serie TV. Lo ha fatto presumibilmente a seguito delle numerose azioni in tutto il mondo delle lobby cinematografiche contro il software. I siti per scaricare il software non sono più raggiungibili dall’Italia, bloccati dalla Guardia di Finanza. Il software non fa scaricare” i dati da un server, ma sfrutta il sistema della condivisione, cioè il download di un file attingendo da più “fonti”, gli utenti stessi. In Danimarca poco tempo fa i due gestori del sito, non del software, sono stati arrestati. In Israele invece la Corte di Telaviv ha deciso di non dare seguito alle richieste delle lobby principalmente perché la chiusura dei siti dove scaricare Popcorn Time violerebbe i principi di libertà d’espressione e di diritto alla libera circolazione delle informazioni e perché un ordine di quel tipo, senza aver dato la possibilità al soggetto interessato di difendersi costituisce una violazione dei diritti di difesa.
In Italia come purtroppo in altre parti invece la magistratura segue le indicazioni del mercato, della finanza e del diritto del sociale? Ma quale?
La questione principale non é capire se Popcorn é illegale o meno. La questione è che la conoscenza é un diritto fondamentale e quindi gratuito. La procura italiana inibendo l’accesso al sito blocca di fatto per la comunità italiana il diritto alla conoscenza a nome di chissà quale diritto se non quello vecchio, superato e illegale del diritto d’autore. Dalla Germania e così nella maggior parte del mondo il sito si vede e si può scaricare il software. La rete per fortuna ci viene incontro e basta un click ad esempio da questo sito per poter navigare dove vogliamo.

Il crowknow

La costruzione della conoscenza passa da un’aggregazione che facciamo a ogni istante di tutti gli oggetti d’arte, libri, racconti, che abbiamo interpretato. Postproduciamo conoscenza utilizzando e interpretando tutte le informazioni con cui siamo venuti in contatto. E la sovraproduzione che ne consegue non è più un problema ma come parte opportunità del nuovo ecosistema dell’informazione.
Dalla cultura del consumo dell’informazione alla cultura dell’attivita.
Uno dei tanti buoni esempi di tutto questo lo potete vedere qui. Me lo ha girato  Francesco Lunelli, un amico, che con altre persone ha messo online un sito informativo sull’orso, in particolare in Trentino. Design, aggregazione, metodo e crowknow, un insieme di competenze a disposizione della conoscenza. Un buon esempio che ne la pubblica amministrazione ne i giornali locali sono riusciti a fare.

L’uso sociale dello svergognare

Zambardino, qui via Mantellini,  ricorda bene come la bufala rimanga impressa ben oltre la smentita. Con fondazione ahref avevamo iniziato a dare una mano insieme a tanti provando a introdurre il fact checking sociale. Un sensore delle boiate, il crap detector di Hemingway, come ricorda Luca. La questione è anche quanto la bufala vada oltre l’errore o la svista ma sia un’altro uso sociale metodico dello svergognare. E il bel post, di Castigliego con la recensione del libro “Is shame necessary” contribuisce all’ipotesi. La bufala come una lettera scarlatta. “Oggi la lettera scarlatta viaggia per internet e social network, grazie alla velocità, pseudo-anonimità, convenienza psicologica e economica del mezzo, e può provocare conseguenze sproporzionate sia online che offline, altrettanto crudeli di quelle inflitte a Hester, come evidenzia anche la Jacquet nel capitolo The Scarlet Internet.

Google ancora contro Facebook, é la volta buona?

Ieri Gerard Sanz product manager di Google ha postato sottovoce la dichiarazione di guerra di Google a Facebook e se tutti i precedenti social di Google sono andati male lo strumento presentato potrebbe superare in poco tempo il social network blu.
Your Timeline. É lo streaming della nostra vita, un po’ quello che ora facciamo su Facebook, solo che Your Timeline lo fa quasi da solo o automaticamente se preferite.

La storia della nostra vita parte dai luoghi che frequentiamo e dalle persone che vi incontriamo. Vediamo, parliamo, fotografiamo, produciamo, spesso anche su Facebook. Ora tutto questo é possibile farlo su Your Timeline, la timeline si fa da sola. Ci mostra dove siamo stati, e le relative foto e filmati che abbiamo fatto. Mostra condividendo anche le persone che abbiamo incrociato sul nostro percorso, quelle con cui abbiamo dialogato e quelle con cui non lo abbiamo fatto. E non é lontano il tempo in cui su quella Timeline comparirà oltre al suggerimento di una persona affine da incontrare su quella strada, anche quello che potevamo dirci e non ci siamo detti. 

  

Le pratiche predatorie della sanità in Trentino.

Anche il Trentino ha deciso di ridurre i punti nascita. Il motivo la sicurezza e quindi i costi troppo alti per mantenerla in strutture dove ci sono pochi parti. É evidente che in periodo di crisi é facile ricondurre tutto alla riduzione di costi magari reclamizzando tutto come ha fatto l’assessora alla sanità trentina del Pd a un problema di sicurezza. Che si debba ricercare efficienza e efficacia del servizio é si naturale ma ricondurre tutto a costi e sicurezza é una pratica predatoria. Ridurre i servizi delle periferie, che sono e saranno il tessuto sociale dei prossimi anni é una forma di sfruttamento e di espropriazione delle comunità periferiche. Significa impoverire la periferia; un male ancor più in un territorio come il Trentino. Si tratta di una situazione che impone di ripensare l’idea complessiva di città e del suo territorio circostante attraverso nuove forme di organizzazione, di partecipazione della comunità e di nove risposte politiche. Non di pratiche predatorie.

Uber nel 1851

Contrapporre Uber ai Taxi, Airbnb a Booking.com non fa bene soprattuto a chi cerca di campare dignitosamente lavorando per l’uno o per l’altro. Goldman Sachs che finanzia bene Uber, uscirà indenne anche da questa lotta. Ma i lavoratori? Chi sta convertendo la propria cucina in ristorante, la propria auto in taxi per talento o per bisogno quanto è tutelato? Da Uber, dalla Goldman Sachs, dallo Stato? Protezione sociale pari a zero, assunzione di rischi, nessuna possibilità di contrattazione. Ma nonostante questo è facile vederli come i nuovi paladini dell’innovazione sociale per un economia della condivisione che spezza l’economia industriale o finanziaria  D’altra parte la retorica e lo storytelling delle startup del web 2.0 è molto più forte di quello della banche e delle economie industriali e per le persone diventa di nuovo facile schierarsi dalla loro parte. Anche questa volta ricorrere alla storia può aiutarci, se non altro a capire. Nel 1851 a Londra all’inizio della Great Exhibition, a proposito di Expo, iniziarono a circolare i bus pirata che diventarono presto fenomeno nazionale tanto da farci una canzone che divenne presto molto popolare.

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Chiunque avesse bisogno poteva rivolgersi guardando le varie bacheche sparse per la città e utilizzare i bus pirata a prezzi di molto vantaggiosi. Vantaggiosi di molto rispetto ai bus tradizionali perché i bus pirata non pagavano come doveva fare la  London General Omnibus Company (LGOC)  l’azienda ufficiale dei trasporti, la pulizia delle strade visto che ogni giorno i bus erano trainati da circa 50 mila cavalli. I cavalli “ufficiali” poi dovevano essere alimentati e mantenuti secondo precise normative che spesso le compagnie pirate non seguivano. Nel 1851 le bacheche ora l’app di Uber. Allora lavoratori sfrattati dalla loro case per costruire l’Expo londinese a Hyde Park e la nuova working class adesso le nuove categorie sociali che provano a sopravvivere alla crisi. E pochi anni dopo nel 1863  sempre e a Londra un altro scontro tra innovatori sociali avvenne tra chi voleva una ferrovia di superficie per diminuire cavalli e carrozze e chi voleva i primi tre km di metropolitana. Vinsero i secondi dopo una serie di incontri pubblici voluti dal Parlamento dove si spiegava alla popolazione vantaggi e svantaggi con una serie di dati e di informazioni fatte con metodo.

Possiamo definire Uber come pirati della proprietà intellettuale dei taxisti come sta provando a fare il governo francese? Nel 1851 non capitò. Si tratta di trasformazioni e è inutile imporre ricorsi storici passati al presente e al futuro che ci aspetta. Le trasformazioni devono essere studiate, elaborate, narrate, con metodo magari iniziando a riconoscere quello che Luca definisce bene come il Grande Wow.

Fusioni comunali

Martedì scorso mentre osservavo in streaming le foto molto belle di Emanuela dalla val del Samoggia ero a Modena e parlavo con Stefano del percorso di conoscenza fatto da quelle comunità per la fusione dei loro comuni. Un lavoro straordinario fatto di analisi, di ricerca, di partecipazione, molto documentato. In poco più di due anni 5 comuni Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno si sono uniti in un unico comune. Persone, le comunità, le imprese, le associazioni, le istituzioni e la politica. Tutti hanno concorso per raggiungere l’obiettivo mettendo in campo talenti e capacità per definire e realizzare il loro futuro. Un grande laboratorio che può portare a una forma partecipata di innovazione sociale. Non a caso nella terra, l’Emilia Romagna, dove questi laboratori sono nati e funzionano partendo anche dalla città e grazie a tante persone come Matteo Lepore e Michele d’Alena e a comunità come RENA che ancora non a caso discutono di cambiamento e futuro il 13 e 14 giugno a Bologna invitando Ezio Manzini uno tra i più grandi ricercatori e designer di innovazione sociale e comunità. Qui il sito della fusione del val del Samoggia.

Migranti o schiavi?

I viaggi nel Mediterraneo degli emigrati non sono traffico di schiavi ma traffico di migranti. Gli schiavi non volevano abbandonare le loro terre come invece cercano di fare queste persone in cerca di rifugio. Se potessero utilizzerebbero i voli low cost che partono dal Nord Africa a costi di molto inferiore rispetto a quello che pagano agli scafisti. Parlare di nuovi schiavi libera l’animo per usare la forza e le armi. Ma non libera dal ripetere quanto gli stati a europei fecero nel 700/800 con gli schiavi africani usando loro violenza per impedire dei liberi movimenti di persone da un territorio a un altro.
300 esperti tra sociologi storici e antropologi scrivono su opendemocracy questo e molto di più contro le strategie della UE per bloccare questo traffico umano.