La storia che non c’è

Qual’è il compito dei quotidiani locali qui in Trentino? Quello di fare inchieste, segnalare problemi, raccontare il territorio? No, qui quasi sempre non è cosi e vorrei che qualcuno allora mi spiegasse qual’è il compito e perché sono utili alla comunità e al territorio. L’esempio del racconto che fanno della sanità in Trentino è un esempio. Da più di un mese, per chi ha voglia di comperarli e di leggerli, il tema fondamentale per la comunità sono gli enormi problemi della sanità. I quotidiani locali dettano l’agenda politica e la narrazione del territorio su questo tema.
Ma i fatti dicono che in Trentino non ci sono enormi problemi sanitari, tutt’altro. Basta leggere non le solite classifiche che a loro volta dettano altre agende e altri racconti ma che ne so gli indici di valutazione dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ente pubblico del Ministero della salute,
oppure l’egregio lavoro svolto dalla scuola universitaria superiore San’Anna di Pisa
Certo ci sono dei problemi, che anche i media hanno il compito di segnalare ma la sanità in Provincia di Trento funziona e bene. Allora a chi giova il gossip, il sentito dire, un’informazione da giornale di metropolitana che fanno i quotidiani locali? Perché i giornalisti non digitano su Google qualcosa e vanno cercare un po’ di dati?
Un territorio deve essere raccontato per come stanno le cose, con i dati e nient’altro. Siamo in un periodo difficile, l’autonomia è sempre in discussione. Quale contributo danno i giornali alla comunità raccontando una storia che non esiste? Forse quella di dare credito a quelli che vedono ancor l’autonomia come un privilegio, alle migliaia di turisti che arrivano in Trentino e leggono una storia che non esiste della sanità locale? E’ compito anche dei giornali, anche se io ne farei sicuramente a meno almeno di quelli locali, tutelare il patrimonio del nostro territorio raccontando i fatti per come sono, con un metodo responsabile e consapevole.

La narrazione oltre la realtá

Non c’é dubbio che expo 2015 é stato organizzato bene e ancor meglio raccontato. Perché la percezione per gli Italiani, visto che di stranieri per Expo ne sono passati davvero pochi é stata quella di un successo straordinario. Ora però perché non rimanga un grande wow, raccontato da @luca de biase ha bisogno che le attese e quanto raccontato venga messo in atto. Perché l’entusiasmo generato con la narrazione anche oltre la veritá ha bisogno di essere supportato con azioni e concretezza. Altrimenti rimane un grande wow come il grande wow dell’innovazione digitale italiana.

Autonomia istituzionale trentina

Ritrovo nelle parole di Sergio quanto é capitato a me e alla fondazione Ahref, chiusa inopinatamente dalla Giunta della Provincia di Trento, lo scorso anno. Come lui sto provando a capire come far crescere i miei figli lontani dal Trentino che sempre meno é terra dove pensare a un futuro per le prossime generazioni. Il laboratorio di ricerca e innovazione così come la visione e una strategia sta, lentamente vorrei scrivere ma purtroppo é velocemente la parola giusta, scomparendo. E con esso anche lo spirito cooperativistico della condivisione e della reciprocità non solo dentro la comunità trentina ma anche fuori. Perché se c’era anche un altro modo per dimostrare che l’autonomia e la quasi totalità della gestione che abbiamo sul territorio, sulla formazione, sulla sanità e sul lavoro e quindi anche i soldi per gestire tutto questo, che sempre tutti ci dicono troppi, quel modo é sempre stato anche quello di essere a disposizione della stato come laboratorio innovativo, anche politico, di soccorso con la protezione civile durante e dopo i terremoti. E di farlo sempre senza urlare. Credo che chi resterà qui dovrà iniziare a provare a fare senza l’autonomia istituzionale magari iniziando a girare per l’Italia, forse i trentini lo hanno sempre fatto poco, e imparare e conoscere tanto dalla moltitudine di esperienze incredibili che ci sono.

Perché colonizziamo ancora?

Da più di un decennio in Africa è in atto una nuova colonizzazione. Quella occidentale non è mai finita e quella cinese è così appena partita. La cinese occupa e sfrutta territori in cambio di denaro e grandi infrastrutture e i governi locali cedono. Grandi infrastrutture che spesso resteranno inutilizzate perché anche i cinesi come facemmo noi occidentali costruiscono senza conoscere il territorio, la cultura e i bisogni delle comunità. I cinesi ora stanno nelle sale d’attesa dei governi africani (subsahariani) davanti agli statunitensi mentre gli europei quasi non entrano nemmeno. Quella occidentale si è trasformata e sta riprendendo forza grazie ai grandi investimenti di Facebook, Google a altri della Silicon Valley supportati dal governo Usa. Progetti come internet.org, il Google ballon e molti altri stanno provando a coprire l’Africa di banda e infrastrutture per il Web gestita in toto da queste grandi multinazionali. Disporre in un prossimo futuro delle reti di informazioni e di conoscenza dell’Africa permetterebbe agli Stati uniti di tornare alla pari nelle sale d’attesa dei potenti africani. 

La nuova guida alla cooperazione allo sviluppo preparata da Unimondo Face2Facebook con Fabio Pipinato e molti altri con il supporto della Provincia autonoma di Trento – Pagina Ufficiale propone nuovi metodi per fare cooperazione allo sviluppo equilibrata, sobria e intelligente. Grazie.

Algoritmo, stupido, Calderoli

Il leghista Calderoli ha utilizzato un algoritmo che ha creato circa 80 milioni di emendamenti. Lo scopo bloccare il Senato e la legge sulla riforma. Da quel che si appende l’algoritmo era poco più di un “trova e sostituisci” di un software Word qualsiasi, ma ha funzionato. Un algoritmo è stupido se chi lo crea è stupido. Niente a che vedere con Vital, ne ha scritto Luca de Biase nel suo ultimo libro, l’algoritmo con diritto di voto che siede nel CDA della Deep Knowledge Ventures, un’azienda di ventur capital che propone investimenti nel campo biomedico dell’intelligenza artificiale e dei big data. I danni che avrebbe potuto provocare Calderoli, più del suo algoritmo, sono significativi, come bloccare per circa 150 anni il Senato per discutere la moltitudine di emendamenti prodotti. Ma cosa potrebbe succedere se al posto dell’algoritmo stupido di Calderoli ci fosse Vital a proporre leggi e emendamenti? Vital nel CDA della Deep Knowlwdge Ventures per decidere se finanziare in big data e o biotecnologia utilizza big data e fuzzy logic e potrebbe decidere con qualche evoluzione di replicarsi a favore di se stesso e di aziende di big data. Una decisione di interesse, metodo che tanti politici italiani conoscono bene. Ma se a Vital insegnassimo il metodo civico? Voi cosa ci mettereste? Analisi costi e benefici, welfare, beni comuni e poi?

A proposito dei flussi migratori e della chiusura delle scuole in Trentino.

Mentre in Trentino uscivano sui media le indicazioni della Provincia di Trento sulla chiusura di 25 scuole, leggevo un post di Luca De Biase.

Osservando i dati dell’Istat sembra evidente che nel 2050 il Trentino avrà la situazione della Germania, calo delle popolazione, a meno che non intervenga un’intelligente strategia politica sui flussi migratori. Avere meno bambini non necessariamente significa decidere di chiudere delle scuole. Perché dopo le scuole si chiudono gli ambulatori, il panettiere, la palestra e l’oratorio. Si chiude il senso di un territorio, la gestione dei beni comuni vicini, si chiude il Trentino.
In Germania, a Ottenstein un sindaco lungimirante sta cercando nuove soluzioni.

“A Ottenstein, in Germania, la popolazione invecchia tanto che il paese rischia di perdere la scuola per mancanza di bambini. Ma il sindaco dice: “che cos’è un paese senza la scuola, il panettiere, il macellario, il bar?” e prende provvedimenti. La sua proposta è semplice: regala terra a chi voglia trasferirsi nel paese. Purché abbia bambini e intenda averne altri. Trenta coppie hanno risposto. Non cambieranno la demografia del paese ma salveranno la scuola che chiuderebbe se scendesse sotto i 50 bambini.

Il servizio dedicato oggi dal Ft all’invecchiamento della popolazione in Germania comincia con questa storia. E prosegue mostrando la rilevanza dell’invecchiamento della popolazione sull’insieme dell’economia del paese. Secondo le stime dell’Onu, la Germania è attualmente popolata da 82 milioni di persone, ma continuando così sarà abitata da 74,5 milioni di persone entro il 2050. Se le tendenze proseguono come oggi, la Germania rischia di perdere il primato di paese più popoloso d’Europa entro il 2050 e di perdere il ruolo di prima economia del continente.

La demografia ha questo di bello. Che le sue proiezioni sul futuro sono credibili. Perché le sue tendenze sono relativamente stabili, i comportamenti variano con lentezza, le conseguenze dei cambiamenti arrivano lentamente. E quindi la demografia aiuta a impostare il ragionamento sul futuro in modo tale da valorizzare quello che sappiamo, perché è passato e presente e perché ha lunga durata, dunque influisce sul futuro in modo solidamente comprensibile.

Certo, le variazioni demografiche possono non essere poi tanto lente, se è vero che l’immigrazione e l’emigrazione possono cambiare lo scenario in modo significativo. Ma qui entrano in gioco le variabili globali. Che aiutano a vedere come in fondo tutto il mondo invecchia. Il picco del numero di bambini, per esempio, a quanto pare è già avvenuto nel 2000: da allora ci sono due miliardi di bambini sul pianeta e non crescono, mentre la crescita della popolazione avviene soprattutto grazie all’allungamento della durata della vita (Hans Rosling).”

SOS duepuntozero

Fabio scrive un post interessante su come i social network possono aiutarci nei momenti di emergenza.

Nel 2012 con Luca Dello Iacovo, lo ricordo sempre, e Andrea Menapace facemmo una breve analisi sulla Crisis Mapping e come utilizzare le nuove tecnologie social nella gestione delle crisi.

I contesti di crisi ed emergenza generano un flusso di dati quantitativi e qualitativi di vaste proporzioni che nell’epoca digitale non sono piu’ controllate e controllabili a priori dai tradizionali sistemi di filtro e verifica gerarchici e centralizzati.
Ogni emergenza causata da fattori di rischio naturale o antropico (terremoti, incendi, alluvioni) genera un problema di gestione dei flussi di informazione, intesa non solo come l’informazione prodotta dagli organi di stampa o dai media sociali, ma anche come l’informazione che deve essere condivisa tra gli operatori della Protezione Civile, Vigili del Fuoco e le strutture di soccorso. L’informazione e’ quindi bene scarso ed elemento strategico che condiziona direttamente l’efficacia di ogni risposta all’emergenza. Oggi questo flusso di informazioni – che fino ad un decennio fa era centralizzato e filtrato da canali istituzionali – si autoalimenta in un nuovo ecosistema dove le informazioni sono digitali, diffuse in tempo reale, georeferenziabili e prodotte da chiunque abbia una connessione alla rete. Il nuovo ecosistema dell’informazione che emerge dai media sociali e da Internet rende piu’ complesso il quadro dell’emergenza, ma contemporaneamente offre degli strumenti che hanno le potenzialita’ di migliorare l’efficacia della risposta.

Credo che per le Amministrazioni pubbliche possa essere ancora utile. Qui sotto il link

Presentazione Crisis Mapping PAT 160712

Popcorn Time a Genova

La procura di Genova ha deciso questa mattina di agire contro Popcorn time, il software opensource gratuito per vedere film, documentari e serie TV. Lo ha fatto presumibilmente a seguito delle numerose azioni in tutto il mondo delle lobby cinematografiche contro il software. I siti per scaricare il software non sono più raggiungibili dall’Italia, bloccati dalla Guardia di Finanza. Il software non fa scaricare” i dati da un server, ma sfrutta il sistema della condivisione, cioè il download di un file attingendo da più “fonti”, gli utenti stessi. In Danimarca poco tempo fa i due gestori del sito, non del software, sono stati arrestati. In Israele invece la Corte di Telaviv ha deciso di non dare seguito alle richieste delle lobby principalmente perché la chiusura dei siti dove scaricare Popcorn Time violerebbe i principi di libertà d’espressione e di diritto alla libera circolazione delle informazioni e perché un ordine di quel tipo, senza aver dato la possibilità al soggetto interessato di difendersi costituisce una violazione dei diritti di difesa.
In Italia come purtroppo in altre parti invece la magistratura segue le indicazioni del mercato, della finanza e del diritto del sociale? Ma quale?
La questione principale non é capire se Popcorn é illegale o meno. La questione è che la conoscenza é un diritto fondamentale e quindi gratuito. La procura italiana inibendo l’accesso al sito blocca di fatto per la comunità italiana il diritto alla conoscenza a nome di chissà quale diritto se non quello vecchio, superato e illegale del diritto d’autore. Dalla Germania e così nella maggior parte del mondo il sito si vede e si può scaricare il software. La rete per fortuna ci viene incontro e basta un click ad esempio da questo sito per poter navigare dove vogliamo.

Il crowknow

La costruzione della conoscenza passa da un’aggregazione che facciamo a ogni istante di tutti gli oggetti d’arte, libri, racconti, che abbiamo interpretato. Postproduciamo conoscenza utilizzando e interpretando tutte le informazioni con cui siamo venuti in contatto. E la sovraproduzione che ne consegue non è più un problema ma come parte opportunità del nuovo ecosistema dell’informazione.
Dalla cultura del consumo dell’informazione alla cultura dell’attivita.
Uno dei tanti buoni esempi di tutto questo lo potete vedere qui. Me lo ha girato  Francesco Lunelli, un amico, che con altre persone ha messo online un sito informativo sull’orso, in particolare in Trentino. Design, aggregazione, metodo e crowknow, un insieme di competenze a disposizione della conoscenza. Un buon esempio che ne la pubblica amministrazione ne i giornali locali sono riusciti a fare.