Africa. New trade for the citizens data management 

In October 2014, a British research foundation presented a survey on the value of data produced by each citizen, but what exactly are they? They are all the contents posted on Facebook,Twitter, Instagram, or Youtube; e.g. the grocery shopping, the phone call duration, the digital economic transition, the cost to park a car, the sanitary informations, the educational information and so on. The contents are so important that recent estimates demonstrate that each second, eighty new objects are connected to internet each second, 7 million  object per day. Suddenly, we get aware that whatever we do in everyday life could have a high economic value. All that represents internet of things; it means that more and more objects , with detector, are connected to internet. The annual value of those information produced by citizens is of 21 billion of euros, the same as the british GDP (Gross domestic product).
Till today all those data increased the income of the Silicon Valley societies which own the data and they resell them, but a new trade is flourishing. This is represented by the personal services management. The services supply to gather, memorize, manage and share personal data under our control in order to make a better life and take better purchase decisions. A new trade is possible even and especially in Africa which has a hight growth potential regarding the smartphones utilization.

Noio volevan volevon savuar

Verybello.it é il nuovo portale del Ministero della Cultura che prova a fornire informazioni sugli eventi culturali in Italia per l’Expo 2015.
Verybello sa molto da “noio volevan volevon savuar” di Totò, Peppino e la malafemmina. Così ci conoscono da sempre fuori e noi non abbiamo fatto molto in questi anni per cambiare. Per me verybello ci sta bene.
Il sito é appena andato online, mancano le lingue, tante cose tecniche da sistemare, molto da migliorare. Però é online, l’idea é buona e non potrá che andare meglio. Bravi a quelli del ministero che l’hanno pensato e poi fatto.
I commenti online sono quasi esclusivamente negativi e critici ma in Italia come nel calcio anche in internet siamo tutti commissari tecnici. Anche per questo l’Italia si é fermata al noio volevan savuar.

App civiche

Appgree è un app media civica usata da Podemos per discutere e decidere su istanze. L’interfaccia è molto semplice ma non così la fruibilità, almeno per me. Iscrivendosi a un canale si può discutere come in una qualsiasi app messenger, si possono inserire proposte e ognuno può votare si o no a ogni istanza inserita. Con un timer si può decidere quanto tenere aperta la partecipazione al voto. Al termine della partecipazione appare con un’ infografica dei risultati.

C’è democrazia e democrazia

Puntuale a fine anno arriva il rapporto della WWW Foundation di Tim Berners Lee sullo stato di salute del Web. Vi sono molti dati noti ma il racconto del rapporto è fatto soprattutto e bene per raggiungere un vasto numero di lettori.

Rimango importanti alcune analisi:
– Mentre l’uso di Internet è salito dal 45% al 78% nei paesi ad alto reddito dal 2005, nei paesi a basso reddito è rimasto al di sotto del 10% anno dopo anno. La penetrazione di Internet è cresciuta di un solo punto percentuale all’anno dal 2011-2013 nei paesi a basso reddito

– Nei paesi più poveri, i relativi costi di accesso a Internet rimangono oltre 80 volte superiore a quello dei paesi ricchi – mentre l’uso di Internet è di 10 volte inferiore.
– Uno su cinque utenti Internet di sesso femminile vivono in paesi in cui è improbabile che possano essere puniti molestie e gli abusi alle donne online.
– Mentre più di quattro miliardi di persone non godono del diritto fondamentale di accesso al Web, i diritti di altri due miliardi di utenti di Internet sono fortementi limitati.
– La libertà di utilizzare pienamente il Web è a portata di una sola su sette persone del pianeta.

L’urgenza è evidente. La democrazia è in crisi, il web può aiutarla e è un’opportunità per migliorarla. Il divario tra 4 miliardi di persone che non hanno accesso a Internet e che vivono per lo più in regimi dittatoriali o semi democratici e i due miliardi che lo hanno deve essere colmato. Credo che il compito più grande spetti agli abitanti della rete. In discussione non è solo la libertà di quei 4 miliardi che vivono in dittature o simili ma anche la democrazia.

La storia di Agitu

Qualche anno fa una ragazza di 19 anni parte da Addis Abeba decide di venire in Italia a studiare, a Roma. Trova amici e un territorio accogliente. Finiti gli studi decide di tornare a casa sugli altipiani etiopi. Passa qualche anno a combattere il land grabbing che le multinazionali fanno nelle sue terre. Diventa un persona scomoda tanto che le multinazionali iniziano a minacciarla. E quelle lobby sono così forti che riescono a far spiccare un mandato di arresto nei suo confronti costringendola ad andarsene. Si appassiona e impara l’agricoltura, si ricorda di un viaggio fatto tanti anni prima in Trentino e decide di tornarci. In Val di Gresta trova un terreno civico e un vecchio casolare; se ne avrà cura li potrà utilizzare. CI ricava un piccolo appartamento e un caseificio, compera 15 capre della Val dei Mocheni, si accorge che sono simili alle capre degli altipiani etiopi e prova a introdurre il sistema di allevamento etiope in Val di Gresta, in Trentino a 10 mila km di distanza da dove aveva imparato. Se passate in Val di Gresta, passateci, troverete il sorriso e la competenza di Agitu e del buon formaggio biologico che ha il profumo della terra degli altipiani etiopi.
La ringrazio per essere venuta a raccontare la sua storia a #180secondi.

Il suo racconto dal minuto 54

4miliardi contro 2miliardi

Puntuale a fine anno arriva il rapporto della WWW Foundation di Tim Berners Lee sullo stato di salute del Web. Vi sono molti dati noti ma il racconto del rapporto è fatto soprattutto e bene per raggiungere un vasto numero di lettori.

Rimango importanti alcune analisi:
– Mentre l’uso di Internet è salito dal 45% al 78% nei paesi ad alto reddito dal 2005, nei paesi a basso reddito è rimasto al di sotto del 10% anno dopo anno. La penetrazione di Internet è cresciuta di un solo punto percentuale all’anno dal 2011-2013 nei paesi a basso reddito

– Nei paesi più poveri, i relativi costi di accesso a Internet rimangono oltre 80 volte superiore a quello dei paesi ricchi – mentre l’uso di Internet è di 10 volte inferiore.
– Uno su cinque utenti Internet di sesso femminile vivono in paesi in cui è improbabile che possano essere puniti molestie e gli abusi alle donne online.
– Mentre più di quattro miliardi di persone non godono del diritto fondamentale di accesso al Web, i diritti di altri due miliardi di utenti di Internet sono fortementi limitati.
– La libertà di utilizzare pienamente il Web è a portata di una sola su sette persone del pianeta.

L’urgenza è evidente. La democrazia è in crisi, il web può aiutarla e è un’opportunità per migliorarla. Il divario tra 4 miliardi di persone che non hanno accesso a Internet e che vivono per lo più in regimi dittatoriali o semi democratici e i due miliardi che lo hanno deve essere colmato. Credo che il compito più grande spetti agli abitanti della rete. In discussione non è solo la libertà di quei 4 miliardi che vivono in dittature o simili ma anche la democrazia.

Mister Wifi

La storia di Guglielmo Marconi è l’ennesimo emblema di come l’Italia sia rimasta a 140 anni fa. Mister Wifi, grazie a lui possiamo navigare in wifi oltre a ascoltare la radio e tanto altro, alla fine del 1800 chiese di poter presentare la sua idea di trasmissione via onde radio al Ministro delle Poste, tale Guido Lacava. Ovviamente non ebbe mai risposta e così il ventitreenne Marconi parti per Londra, in cerca di capitale e di qualcuno che lo ascoltasse. Pare di leggere le cronache di oggi a proposito di innovazione, talenti, ricerche, ma siamo nel 1896. In breve sulle rive del Tamigi brevetta le prime idee, è ricevuto da politici, ministri e investitori e lancia la prima startup wifi della storia grazie alle prime CENTOMILA sterline di investitori pubblici/privati inglesi. In Italia il ministro a cui aveva chiesto udienza liquidò la sua lettera con la scritta «alla Longara», intendendo il manicomio di via della Lungara a Roma.

Non chiamiamola Agenda Digitale

I nuovi digital champion. Il presupposto è che l’Agenda Digitale fa ormai parte delle agende di tutti noi. E insieme dobbiamo scriverla. Il senso di quello che facciamo ora costruirà anche con l’Agenda Digitale il nostro futuro. Questo è il significato dell’Agenda. Per ricostruire c’è bisogno delle idee di tanti, c’è bisogno delle buone competenze anche e soprattutto territoriali. Perchè sono i territori e i loro abitanti i primi destinatari delle azioni dell’Agenda. E sono i territori che hanno le competenze che conoscono e interpretano il bisogno delle comunità. Con l’efficienza tecnologica delle competenze territoriali si possono prendere con metodo federale e insieme le decisioni per scrivere l’Agenda. Il metodo per scrivere l’agenda è quello delle proposte. Raccogliere quanto già è stato fatto di buono nelle comunità sarebbe già un buon inizio. Chi contribuirà a tutto questo  con o senza le nomine di Luna sarà importante, molto. Imho

Falce, martello e Google

Il parlamento europeo limita gli utenti a usare Google, anche se non è ancora tutto chiaro come. Che è come dire a un artigiano il martello lo usi solo dalla parte della punta. E facendo questo limita Google nella continua ricerca innovativa. Che è come dire a chi produce martelli da oggi in poi li fai solo con la punta. Non mi interessa se per colpa della mia decisione farai meno ricerca e innovazione devo tutelare gli utenti che non si spacchino le dita usando il martello dalla parte più pesante. Forse il parlamento europeo avrebbe dovuto legiferare in questi molti anni per dare strumenti utili e critici ai cittadini per far capire che il web non è solo Google e Facebook. Forse i media avrebbero dovuto raccontare che internet e il web non sono solo pedofilia, pornografia e un fenomeno da freakettoni californiani. Forse noi cittadini avremo dovuto partecipare di più alla costruzione di senso del
Web e non subirlo passivamente come subiamo lo spazio pubblico da 30 anni a questa parte. Facebook e Google fanno terribilmente bene il loro lavoro e giustamente lo fanno per fare profitto. E alcuni di questi sono pure incredibili ricercatori di futuro. Noi, i media e soprattutto la politica non stiamo facendo altrettanto.