Se non ci fosse stato il web…

Ultime considerazioni che mò c’è del buono a cui pensare per fortuna oltre a Sallusti, anche in questo triste paese.

Se non ci fosse stato il web in questi giorni, io avrei letto repubblica, il corriere, i miei giornalisti preferiti, de bortoli, calabresi, avrei dato un occhio al bar al giornale e all’unità. Poi avrei ascoltato un po di radio e guardato 10 minuti di televisione tra rai e mediaset.

 Tutti lobbysticamente monotematici pro Sallusti.
Con un po’ di fortuna poi forse avrei ascoltato l’unico minuto o letto le uniche tre righe di qualche giornalista fuori dall’ignobile casta e lo avrei preso per un visionario miscredente perchè aveva cercato di dire che il martire non aveva voluto fare rettifica, non aveva voluto pagare per aver pubblicato l’accaduto con il falso e il tendenzioso.
Tutto contento mi sarei detto per fortuna ci sono i giornalisti veri e che mi dicono come stanno le cose e avrei mandato alla malora il giornalista miscredente, il giudice che ha condannato a 14 mesi il povero Sallusti e infine avrei discusso tutta sera contro quel cattivo giudice che aveva costretto una bimba di 13 anni ad abortire. Se non ci fosse stato il web…

Una riflessione sulle nomine Agcom da parte del Parlamento.

L’indignazione, le proteste nate sul web, nei bar, nelle università, dove ancora? contro le nomine Agcom approvate dal Parlamento e decise ovviamente e come sempre nelle retrobotteghe spesso oscure della politica nazionale muovono delle riflessioni e delle domande con una premesssa.

Le nomine sono state decise da un Parlamento che fino a prova contraria è stato eletto democraticamente. E questo è un successo della democrazia.
Le nomine rispettano un valore di merito? a dirigere l’Agcom sono stati messi medici, giornalisti e altre categorie. Chi decide la reputazione in materia di privacy e informazione? Lo decide il curriculum del candidato? le sue pubblicazioni? i suoi post su blog, Twitter e Facebook? i suoi interventi a seminari e workshop?
E poi, nelle università, al supermercato, allo stadio, nel web, l’indignazione per le nomine è stata uguale?
Dove sta la società che alcuni, non io, definiscono civile? Sta nei bar? nelle università, nel web?
No perché poi il popolo web che si infuria, giustamente, se lo si chiama così, se la prende a male se il Parlamento decide qualcosa di diverso da quello proposto tra blog, twitter e forum, in questo caso la nomina sacrosanta di Quintarelli. Così è fare il gioco della politica da retrobottega. Una lobby, il web che decide per amicizie, per convenienza, per interessi o magari solo per cazzeggio ma non sicuramente come propulsore della spera pubblica e sociale. Che strumenti democratici la rete, noi, quel popolo, abbiamo messo in piedi per proporre dei candidati all’Agcom? Un senso importante della rete è fare qualcosa di buono per la democrazia, siamo sicuri di esserci per provarci?

La punta dell’iceberg

I dati visibili del web sono sempre più come la classica punta dell’iceberg. E con l’arrivo dei social network nel 2004 credo che ora l’iceberg sia davvero enorme e la punta sempre più piccola.

Da indagini del 2000, preistoria del web ma non ho avuto tempo di cercare nuovi dati, emerge che 7500 terabyte di dati stavano nel deep web quindi tendenzialmente non visibili perche gestiti dai database. Emergono quindi solo su interrogazione dell’utente. 19 invece erano i terabyte visibili.

Abbiamo una memoria di dati pubblica molto piccola; la grande memoria sta sommersa e sarà sempre più importante nel prossimo tempo avere buoni strumenti per poterla utilizzare.

La web foundation intanto sta ultimando il progetto web index per avere dei dati precisi e aggiornati

Banda scolastica

Ieri in radio ascoltavo distrattamente l’intervista al rappresentante degli istituti scolastici del Lazio. Distrattamente fino a quando non ha detto la cifra che ogni istituto percepisce all’anno per attività didattica: 3500/4000 euro circa. E da quest’anno con quei soldi ci devono pure stampare le pagelle. Ora sul web parliamo tanto di banda larga, di digital divide, di conoscenze e cultura. Rimane il fatto che è proprio dalla scuola che tutto questo deve partire e rimane il fatto che questi devono arrangiarsi con 4 mila euro all’anno. Che può fare il web, non gli strumenti del web, ma il capitale sociale del web? Che si fa?