Aiuti umanitari. Il paradosso Coca Cola – OMS

Bertolaso ha sbagliato i tempi e il contesto non però la sostanza delle sue dichiarazioni. E’ innegabile, e in parte è dovuto proprio al modo di fare cooperazione allo sviluppo degli Stati Uniti, che da tempo il primo che arriva cerca di piantare la bandierina della propria NGO, della propria Fondazione, della propria Associazione, prima degl’altri. Chi ha più visibilità riceve più soldi, chi è più bravo a fare marketing accede ai finanziamenti, chi si accaparra il testimonial più efficace più andrà in televisione. E chi crede diversamente è un ipocrita o un idealista, purtroppo è così. Proviamo invece a far si che le dichiarazioni di Bertolaso siano da stimolo per fare un’analisi vera (l’ennesima purtroppo) su cosa c’è da fare per modificare radicalmente la cooperazione allo sviluppo. Così com’è ora non serve quasi a nessuno, non ai paesi del sud del mondo, si invece ai paesi “occidentali” e a tutta la sua gente.

Fabio Pipinato, uno che di cooperazione allo sviluppo se ne intende, mi raccontava durante un viaggio in Kenya del paradosso Coca Cola – OMS.  Il trasporto delle medicine nei villaggi: è giusto utilizzare i camioncini freezer della Coca Cola per portare i medicinali nei villaggi africani?

Nella risposta ci sta l’unico modo, in questo momento, di fare cooperazione allo sviluppo.

aggiornamento:

Purtroppo i post e i commenti sulla blogsfera sono come quasi sempre a senso unico. Le solite beghe tra ideologie diverse. L’ennesima occasione sprecata di iniziare a ragionare sul sistema degli aiuti umanitari. Io a difendere Bertolaso non ci penso proprio ma basta essere stati un po’ in mezzo ai paesi del sud del mondo per capire che le cose stanno proprio come ha descritto Bertolaso. Ripeto l’unico errore (rilevante) è stata la tempistica e il contesto ma per il resto ci ha preso e tanto. (Imho)

vedi anche:

Piovono rane

Polisblog

Federico Punzi

Folle Rumba

Mr E’s

Indymedia

Fidest

Le ambiguità degli aiuti umanitari

Banda larga ovunque…

Tra qualche giorno parto per Atauro una piccola isola a nord di Timor Leste. Vado prima di tutto a trovare un caro amico, Padre Chico, che da anni prova a lavorare con la comunità, per la comunità prima in Brasile ora sull’isola per uno sviluppo davvero sostenibile. Poi ci vado per provare con Chico a mettere in piedi una piccola aula multimediale per i ragazzi di Atauro. Porterò con me qualche portatile e vediamo come butta con la connessione. Luca è contento di utilizzare in roaming internazionale una scheda H3G, pensieri in eccesso ci illustra bene tutti i vari modi per portarsi Internet in vacanza; insomma un po’ alla volta i gestori offrono buone soluzioni e compromessi sia tecnici che economici soddisfacenti. Io ci provo con un Regional Bgan che in teoria mi porterà forse, speriamo, un servizio dati fino a 492 kbps. Come satellite sarò attaccato con Asia Pacific.

Ci sentiamo da Atauro… :)