Una riflessione sulle nomine Agcom da parte del Parlamento.

L’indignazione, le proteste nate sul web, nei bar, nelle università, dove ancora? contro le nomine Agcom approvate dal Parlamento e decise ovviamente e come sempre nelle retrobotteghe spesso oscure della politica nazionale muovono delle riflessioni e delle domande con una premesssa.

Le nomine sono state decise da un Parlamento che fino a prova contraria è stato eletto democraticamente. E questo è un successo della democrazia.
Le nomine rispettano un valore di merito? a dirigere l’Agcom sono stati messi medici, giornalisti e altre categorie. Chi decide la reputazione in materia di privacy e informazione? Lo decide il curriculum del candidato? le sue pubblicazioni? i suoi post su blog, Twitter e Facebook? i suoi interventi a seminari e workshop?
E poi, nelle università, al supermercato, allo stadio, nel web, l’indignazione per le nomine è stata uguale?
Dove sta la società che alcuni, non io, definiscono civile? Sta nei bar? nelle università, nel web?
No perché poi il popolo web che si infuria, giustamente, se lo si chiama così, se la prende a male se il Parlamento decide qualcosa di diverso da quello proposto tra blog, twitter e forum, in questo caso la nomina sacrosanta di Quintarelli. Così è fare il gioco della politica da retrobottega. Una lobby, il web che decide per amicizie, per convenienza, per interessi o magari solo per cazzeggio ma non sicuramente come propulsore della spera pubblica e sociale. Che strumenti democratici la rete, noi, quel popolo, abbiamo messo in piedi per proporre dei candidati all’Agcom? Un senso importante della rete è fare qualcosa di buono per la democrazia, siamo sicuri di esserci per provarci?

Conversazioni e sfera pubblica

Luca riprende un post di Granieri sulla mollezza della blogsfera italiana disinteressata alla sfera pubblica e incline prevalentemente alle opinioni personali secondo un’analisi di Linkfluence.

Leggevo i post mentre ero a Urbino a seguire il convegno “Le reti socievoli” e proprio mentre Paolo Jedlowski parlava di socievolezza e conversazioni. In sintesi: socievolezza e sfera pubblica sono tipi di conversazioni, dotati di regole, strutture  e funzioni diverse. In concreto i diversi tipi di conversazioni si intrecciano tra di loro nelle pratiche comunicative ordinarie. Questo passaggio si evidenzia nelle pratiche che si dispiegano in quelli che Ray Oldenburg ha chiamato “luoghi terzi” quelli spazi cioè intermedi tra l’ambito professionale e quello familiare caratterizzati da una socialità informale, al cui interno (riporto sempre da Jedlowski) le persone hanno modo di impegnarsi in conversazioni spontanee su argomenti vari. Fra i luoghi terzi hanno rivestito grande importanza i caffè  a partire da quelli ottomani che Jedlowski definisce la preistoria dei social network. A favorire l’emersione di un tipo o di un altro di conversazione, e simmetricamente di una funzione o di un’altra dei luoghi in cui le conversazioni si intrecciano, sono largamente il contesto storico e il sistema di esigenze e di opportunità avvertito da gruppi sociali determinati.

Ecco per quanto riguarda la blosgsfera italiana focalizzerei l’analisi di Jedlowski sui gruppi sociali determinanti. Il nucleo della blogsfera, nucleo inteso come blogsfera dominante, quelli cioè più letti, più linkati, più nominati, è un gruppo determinante, naturalmente costituitosi e non per lobby o altro, che ha fatto propria, sempre in maniera naturale, l’arte della socievolezza o del cazzeggio. E poichè parte di un contesto storico come quello italiano che si occupa di tutto tranne che di sfera pubblica e di sociale, il risultato italiano della blogsfera è quello dell’analisi di Linkfluence.

ps: grazie all’organizzazione del convengo “Le reti socievoli”. Tutto davvero perfetto.