Un giorno chiuderà anche Linkiesta come chiuderanno a poco tutti i vecchi media tradizionali. Ma sono semplici flussi darwiniani che porteranno a questo. L’evoluzione della specie applicata all’informazione. Nulla di più. Non stupisce certo lo sdegno di tanti, giornalisti per lo più, contro l’ennesimo editore che decide di licenziare, di chiudere, di modificare la linea editoriale in nome di chissà quale principio oscuro. Ma non c’è nessun principio oscuro. Non c’è nessuna battaglia contro la democrazia, contro il sacrosanto diritto di fare informazione. Niente di tutto questo. Ci sono gli editori che comprano le competenze dei giornalisti e le usano finche ritengono poi se ne disfano, lecitamente. Ci sono poi i giornalisti arroccati su posizioni da santa inquisizione verso il web, in breve quelli che sbandierano la tesserina dell’ordine anche al bar. Loro seguiranno questi editori perché sono della stessa pasta. Poi ci sono i giornalisti che cercano di capire il flusso darwiniano dell’informazione, lo interpretano e usano con intelligenza strumenti del web e l’informazione delle persone e ne fanno loro competenza. A loro affido una parte del mio ascolto e della mia democrazia.
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il bollino di timu
Il fatto fa un bel pezzo sul bollino di timu. E la rete ne parla, qui su Indigeni digitali, poi Luca, Lidia e tanti altri.
Su indigeni digitali ho scritto:
E’ una bella discussione. Se posso aggiungere i miei 5 cents, vista da fondazione ahref dove lavoro.
Ahref propone uno dei metodi per fare informazione. Chi decide di appiccare il bollino quando fa informazione in web fa un atto di generosità verso chi legge. Scrivo, faccio un video, posto e ti avviso che provo a farlo senza conflitto d’interessi, rispettando la legge e magari nella maniera più accurata possibile. Poi, ovvio, chi mi legge, mi ascolta farà le sue considerazioni bollino o non bollino. MI pare un concetto dialogico semplice. Ci confrontiamo e ti dico che provo a farlo con legalità, accuratezza, trasparenza. Alla ricerca della verità senza che questa sia mai proclamata e dove ovviamente non prevale una legittimazione morale di nessun interlocutore tantomeno di chi ha il bollino.
Wavu, che mi piace
E’ online wavu che prova a informare sull’informazione nei social media. A me pare interessante, ma è un progetto della Fondazione <ahref, dove lavoro, quindi di parte…
Parte
due anni di conversazioni, di confronto, di studio e la fondazione per una società della conoscenza dei cittadini, per i cittadini è alle porte. Stay tuned…
Forse è troppo facile…
…pensare di aiutare, in questo caso sensibilizzando l’opinione pubblica, un popolo cercando di fare Internet tutto arancione
Troppo facile mettere la maglietta rossa
Troppo facile linkare un sito
Troppo facile fare una donazione con gli sms o partecipare a Telethon
A me pare che stia diventando tutto troppo facile.
Utilizziamo i blog e i nuovi media per fare sensibilizzazione, per sostituire l’assente giornalismo italiano, come ben ci racconta Gilioli, in Myanmar, per fare le catene di san antonio via sms o via blog per metterci tutti la maglia rossa. Ma siamo sicuri che tutto questo serva a qualcosa?
Forse sarebbe il caso di fermarci un attimo e ripensare anche a queste multimedia-azioni. Non vorrei ci ritrovassimo fra 10 anni e renderci conto che queste azioni altro non fanno che semplificare il problema, a pulirci un po’ le mani comodamente. Cosiccome è succeso 50 anni fa con la cooperazione internazionale e poco più tradi con le Ngo che hanno iniziato a costruire nei paesi del sud del mondo villaggi, strade e grandi opere che ancora oggi sono lì inutilizzate perchè non si è cercato allora (forse lo si inizia lentamente a fare oggi) di capire l’identità dei popoli, i loro veri bisogni. Magari tanta buona volontà e nulla più.
Nessun’analisi, nessuna ricerca, nessuna visione; non ricaschiamoci.
