Cuba apre sito online contro i media nemici

E’ il titolo di un articolo a pagina 17 sul Corriere della Sera di oggi. Il sito in questione continua l’articolista fa porcuba.org ha già raccolto 1500 firme per denunciare l’assedio mediatico a cui Cuba è sottoposta. La denuncia poi si estende alla politica anticubana degli USA e alla sentenza del Parlamento Europeo a favore dei dissidenti politici cubani prigionieri nelle carceri dell’Habana.

Brevemente, sono andato a vedere la storia di questo sito:

- nel 2006 il sito aveva circa 11 mila firme raccolte a favore della sovranità cubana durante la malattia di Castro

http://marsacuba.blog.kataweb.it/2006/08/

http://www.pdci-ibarruri.it/italiacuba1.htm

http://italy.indymedia.org/news/2006/09/1142860_comment.php

Il governo di Fidel tramite il portale della cultura cubana cubarte.org (nato, leggo in home page per favorire grazie alle tecnologie informatiche  la cultura e l’arte cubana) denuncia pubblicamente i media internazionali, i governi europei e l’amministrazione statunitense.

Lo fa da parecchi anni, ameno dal 2006, non aprendo porcuba.org ad hoc contro i media nemici come riporta il corriere, ma usando il sito web e una petizione internazionale in maniera metodica e disciplinata. E lo fa utilizzando uno strumento cubano come quello di cubarte.org, con una email come contatto @gmail mentre il corriere canna almeno il titolo. Uno zibaldone di informazioni in un gazzabuglio di strumenti.

Mentre Luca scrive di convivenza che ha bisogno di chi ragioni… :)

Fuori dal vaso

Eccoli qui, anche Gian Antonio Stella ha pisciato fuori dal vaso:

“…Come ha spiegato Antonio Roversi nel libro «L’odio in Rete», il lato oscuro del web «è popolato da individui e gruppi che, pur nella diversità di accenti e idio mi utilizzati, parlano tutti, salvo qualche rara ma importante eccezione, il linguaggio della violenza, del la sopraffazione, dell’annientamento ». Tomas Maldonado l’aveva già intuito anni fa: «In queste comunità elettroniche cessa il confronto, il dialogo, il dissenso e cresce il rischio del fanatismo. Web significa Re te ma anche ragnatela. Una ragnatela apparentemente senza ragno, dove la comu­nicazione, a differenza del la tivù, sembra potersi esercitare senza controllo». Ma più libertà di odio è più democrazia? È una tesi dura da sostenere. E pericolosa. Perché, diceva Fulvio Tomizza, che aveva visto il suo piccolo paradiso istriano disintegrarsi in una faida etnica un tempo inimmaginabile, «devono ancora inventarlo un lievito che si gonfi come si gonfia l’odio»

Frattini e le sue sacrosante vacanze

Bel pezzo di Lina Sotis su corriere.it di oggi.

Vale la pena riportarlo tutto:

Quando il politico è in vacanza (in tuta)
Consigli per un guardaroba (doppio)

Lettera aperta al ministro Frattini: «Chieda in prestito a Chantal un po’ di cipria per smorzare l’abbronzatura»

Caro ministro, perché un bel signore dall’aria avvenente ed elegante come lei, con un perfetto phisique du role per fare il ministro degli Esteri si ostina a danneggiare la sua immagine? So che le ferie sono un diritto. Anche per un rappresentante del governo. Anche quando nel mondo scoppiano guerre e crisi terribili. Va bene. Ma dato che la diplomazia mondiale non riesce a rispettare i suoi tempi di vacanza, le vorrei dare qualche consiglio per attrezzarsi alle emergenze. Non è difficile, basta saper fare le valigie. Prendiamo il caso della Georgia. Durante la crisi con la Russia, in un momento così delicato e difficile per i ministri degli Esteri di tutti i Paesi del mondo, lei si è fatto sorprendere in mutande da bagno alle Maldive. Non si è immediatamente infilato dei pantaloni ed è corso con il primo aereo alla Farnesina perché l’Italia potesse dire la sua, ma si è limitato a cambiare costume da bagno e, fra una nuotata e l’altra, ha lavorato, pare, in conference call.

L’evento imponeva di scegliere dalla valigia un completo giacca-pantaloni non troppo estivo e non troppo chiaro, abbinarlo con camicia e cravatta, mettersi alle spalle una bella carta geografica con Russia e Georgia in evidenza e, in piedi accanto alla carta, spiegare scenari e mosse diplomatiche dell’Italia. Veniamo a Gaza. Dal suo chalet di montagna intutato, sponsorizzato, abbronzato e dichiaratamente in vacanza lei si è limitato a fare un commento per i telespettatori. Le vacanze natalizie, si sa, sono sacre. Ma bastavano solo due minuti per togliere la tuta con marchio, indossare camicia, cardigan scuro e allontanarsi dalle travi di legno della baita, farsi prestare una bella scrivania e piazzarci sopra un mappamondo. E, magari, chiedere anche in prestito a Chantal, la sua compagna, un po’ di cipria per smorzare l’abbronzatura. Troppo sole fa male, non è elegante e non trasmette sicurezza a meno che uno non faccia il ministro del Turismo. Lei che ha il phisique du role che tanti suoi colleghi di governo le invidiano, nel 2009 non ci deluda. Visto che ha la responsabilità degli Esteri abbia sempre pronta una faccia da estero-dramma, dato che parla di cose importanti e drammatiche quando parte porti sempre dietro due guardaroba, uno per le vacanze e uno per lavoro.

Quando comunica agli italiani esibisca quello professionale, si faccia vedere consapevole anche nel vestire delle parole che sta dicendo. Basta poco, in fondo. La prossima crisi, forse della Cecenia, potrebbe sorprenderla mentre è a cavallo in Mongolia. Nessun problema, l’importante è metter via in fretta pantaloni da cavallerizzo, frustino e cavallo. E prendere dalla valigia una camicia, un golf di colore non sgargiante, lei è tipo da cravatta, se ne porti sempre dietro una. A noi il ministro degli Esteri piace anche con la giacca. E poi, dato che viviamo nel tempo dell’immagine, pensi anche alla scenografia: una carta geografica, un mappamondo, un quadro. In modo che lei non compaia sempre inquadrato con un mare turchese o con vette bianche di neve. Caro ministro, dopodomani è un altro anno. Non ci deluda.