Bertolaso ha sbagliato i tempi e il contesto non però la sostanza delle sue dichiarazioni. E’ innegabile, e in parte è dovuto proprio al modo di fare cooperazione allo sviluppo degli Stati Uniti, che da tempo il primo che arriva cerca di piantare la bandierina della propria NGO, della propria Fondazione, della propria Associazione, prima degl’altri. Chi ha più visibilità riceve più soldi, chi è più bravo a fare marketing accede ai finanziamenti, chi si accaparra il testimonial più efficace più andrà in televisione. E chi crede diversamente è un ipocrita o un idealista, purtroppo è così. Proviamo invece a far si che le dichiarazioni di Bertolaso siano da stimolo per fare un’analisi vera (l’ennesima purtroppo) su cosa c’è da fare per modificare radicalmente la cooperazione allo sviluppo. Così com’è ora non serve quasi a nessuno, non ai paesi del sud del mondo, si invece ai paesi “occidentali” e a tutta la sua gente.
Fabio Pipinato, uno che di cooperazione allo sviluppo se ne intende, mi raccontava durante un viaggio in Kenya del paradosso Coca Cola – OMS. Il trasporto delle medicine nei villaggi: è giusto utilizzare i camioncini freezer della Coca Cola per portare i medicinali nei villaggi africani?
Nella risposta ci sta l’unico modo, in questo momento, di fare cooperazione allo sviluppo.
aggiornamento:
Purtroppo i post e i commenti sulla blogsfera sono come quasi sempre a senso unico. Le solite beghe tra ideologie diverse. L’ennesima occasione sprecata di iniziare a ragionare sul sistema degli aiuti umanitari. Io a difendere Bertolaso non ci penso proprio ma basta essere stati un po’ in mezzo ai paesi del sud del mondo per capire che le cose stanno proprio come ha descritto Bertolaso. Ripeto l’unico errore (rilevante) è stata la tempistica e il contesto ma per il resto ci ha preso e tanto. (Imho)
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