Il concetto di fake o forgery è quello di alterazione di un contenuto o di un’identità. In questi giorni spesso si è sentito o letto di fake relativo alla foto di una persona nuda associata alla Presidente della Camera Boldrini e pubblicata su un profilo Facebook di un utente e poi viralizzata sulla Rete. La foto della persona nuda è vera, non un fake dunque. Come è vero e curioso per ora, che la persona nuda nella foto non ha sporto querela per diffamazione verso nessuno. Associare l’immagine di una persona in una foto a un’altra persona, è dichiarare il falso e diventa diffamatorio se lede la reputazione di qualcuno. Il fact cheking è sull’associazione immagine/foto persona nuda e Boldrini. Che poi in questo caso si sommi al falso la diffamazione è opinabile e non entro nel merito. La linea che separa la diffamazione da tutto il resto è ancora piena di opinioni, culti e ideologia. Rimane che il medium in questo caso il Web aveva tra i suoi contenuti una foto pubblica e quindi pubblicabile dagli utenti di quel medium. Se io ora ripubblicassi sul mio blog quella foto, rispettando gli eventuali diritti di copyright senza citare la Signora Boldrini, potrei ritrovarmi i poliziotti in casa?
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Democrazia diretta streaming
E’ bello vedere questi cittadini e sapere che domani saranno in parlamento. Non è il loro posto, almeno non fin’ora. Per fare il politico bisogna essere bravi, molto, oltre che avere arte. E i nostri vecchi politici non sono stati ne bravi ne con arte. Credo sia giusto quindi ci siano questi ragazzi al posto loro. Pieni di difetti, di insicurezza ma anche di competenze e con con tanta voglia di fare e di responsabilità e di senso civico. Sono l’avamposto di quello che saremo tutti noi domani. Sono il primo passo verso la democrazia diretta. Dove non ci saranno parlamentari a rappresentarci.
Media autorevoli chi?
Mantellini ben racconta il drammatico caso di Ryan Lanza e le sue foto scambiate dai grandi media statunitensi, europei e italiani per il pazzo Adam Lanza che ha sterminato i bambini nel Connecticut. Direi che la storia pone fine alla difesa di chi si rifugia ogni volta nel triste esercizio di ricordare l’autorevolezza e la precisione delle notizie dei media tradizionali rispetto a blog e social network. E mò basta.
Limoncello di fiorito
Questa mattina hanno arrestato Fiorito (non ho trovato la pagina wiki ma questa di nonenciclopedia).
Ho cercato alle 8.35 fiorito in google.com. Per gli utenti, principalmente esteri, fiorito è una notizia su chicago, poi fiorito andrà in pensione, limoncello di fiorito, villa fiorito e questo è il risultato:
Mentre per gli “italiani” su google.it, arrestato fiorito, indagato fiorito, porta a porta polverini non sapeva, etc.
Come il grand libro di Parisier insegna google personalizza sempre piu secondo i nostri gusti personali la ricerca e lo fa sempre più anche geolacalizzando l’utente non solo attraverso i domini diversi ma anche sugli IP di navigazione dei nostri computer.
Proclamiamo la democrazia su Facebook?
E’ successo poco tempo fa: in periodo di nomine dal web si alza forte la voce Quintarelli for president dell’Agcom. Poi si ripete per i vertici dell’agenda digitale, Mizzi, Barberis, altri?
Ma così non si fa altro che replicare il modello di gran parte della politica italiana. Che differenza c’è dalla politica delle stanze dei partiti se la rete propone gli amici? gli amici degli amici? le lobby della rete? perché anche sul web le lobby ci sono eccome. All’Agcom pure io avrei proposto Quintarelli e all’Agenda Digitale Mizzi sarebbe perfetto. In centinaia, in migliaia, sui nostri blog o su Twitter o su Facebook crediamo di dare un’investitura democratica a queste persone. Non è così, sono le stesse dinamiche dei partiti o di quelle dei media tradizionali. Il movimento 5 stelle di Grillo ne è l’esempio lampante. Strumentalizza l’idea di partecipazione per ottenere consenso. Sembra un partito nuovo e invece fa parte della tradizione della vecchia democrazia rappresentativa.
Il web deve crescere molto, deve offrire alla comunità strumenti di partecipazione, di decisione, di reputazione politica condividendo un metodo in maniera responsabile. Proclamando le nostre verità su twitter e facebook non andremo molto lontani. Il passaggio dalla democrazia rappresentativa a quella diretta è ben altra cosa.
I media civici secondo Lorenzo Dellai
i media civici secondo Lorenzo Dellai tratto da “Riprendere il cammino” ed. Franco Angeli

“Serve certamente, come già accennato, una nuova legge elettorale che restituisca ai cittadini il potere di scelta dei parlamentari. Servono anche nuove regole, peraltro previste dalla Costituzione, per la disciplina della vita interna dei partiti e per la loro trasparenza amministrativa.
Ma serve, soprattutto, rifondare il principio stesso della politica, che è fatta di partiti ma non solo di partiti. La partecipazione politica è multiforme, variabile, plurale. Va rilanciata in tutte le dimensioni: in una società connotata da un deserto partecipativo, sarebbe ben difficile pensare all’esistenza di partiti veri e democratici.
Una delle modalità della partecipazione politica che dobbiamo riprendere e valorizzare è il riunire rispetto al solo comunicare. Serve ricordare la democrazia diretta di Atene, il mito fondativo per cui a tutti è permesso dire tutto, e farla diventare partecipativa. La tecnologia ateniese era la piazza, ora la tecnologia che permette alle persone di riunirsi è soprattutto il web. La conoscenza è cambiata perché è cambiato il rapporto tra la comunità e la democrazia. Internet oggi struttura la società. La vecchia piazza espropriata dalla vecchia tecnologia della televisione, è ritornata luogo di incontro grazie alla nuova tecnologia dei media civici. Basta ricordare gli incontri di piazza a Seattle, quelli della primavera araba e quelli dei referendum italiani. Il web come strumento organizzativo per ritrovarsi come nella piazza ateniese.
Riunirsi per raccontarsi una prospettiva, per riscoprire il senso di stare insieme. E’ finito anche il tempo della democrazia a intermittenza, il vuoto, il silenzio del confronto tra un elezione e un’ altra. I partiti e i politici continuano a utilizzare il web come mero strumento pubblicitario, ma è una politica vecchia, verticale, che parla a una sola voce. E’ finito anche il tempo dei sondaggi che dettano modi, tempi e argomenti del confronto politico. Le reti sociali grazie al web propongono nuove agende politiche ogni momento e la comunicano a tutto il mondo. La politica si deve connettere alla democrazia partecipata utilizzando i nuovi media civici, per poi confrontarsi in piazza come succedeva nell’antica Grecia per prendere le maggiori decisioni collettive; si riunivano già nell’antica Roma, quando occorreva ricorrere al parere del popolo per assumere una decisione; si riunivano in Francia i comunardi per dare inizio alla rivoluzione democratica; si riunivano i primi americani nei tea party per protestare contro i dazi inglesi e costruire sulla protesta la Rivoluzione Americana. Si riuniscono le nostre cooperative per decidere le regole di funzionamento dell’impresa in cui sono impegnati e si riuniscono le nostre comunità locali per prendere decisioni. Si riuniscono, ancora oggi in molti valli del Trentino, i capifamiglia (detti “capifuoco”) per decidere come amministrare i beni collettivi, beni cioè che non sono ne pubblici ne privati ma, appunto di tutti e di ciascuno dei componenti della comunità.
Un tempo la gente si radunava intorno alle cattedrali, per vendere, per comprare, per parlare, semplicemente per vedere le altre persone. La riunione, nella quale tutti partecipano e ognuno esprime il suo sentimento, oltre che la sua ragione, è la forma democratica più elevata. E’ comunicazione, è multilaterale, è insieme un comunicare e un ascoltare. Per questo non possiamo lasciare la democrazia nelle mani di Facebook o Twitter, sono strumenti non democraticamente responsabili poichè regolano le loro decisioni in base a scelte di mercato. Uno dei compiti della politica è e sarà sempre più quello di contribuire insieme alla comunità alla creazione e alla partecipazione di nuovi media civici strumenti utili per la ricostruzione del tessuto sociale ambiente dove la decisione collettiva assume valore quanto più grande è numero di persone vi partecipa. Siamo troppo affezionati alla nostra democrazia, per volerla sostituire con Facebook.”
Innovazione, appunto
Appunti post Camp di Bollenti Spiriti a Lecce, di Luca De Biase, aperti ovviamente al contributo di chi vorrà dare una mano…
Speranza tecnologica
Il Trentino è un po ai primi posti ovunque in queste statistiche Istat. Dalla penetrazione della banda larga nelle famiglie, al primo posto nel rapporto PIL e investimenti in ricerca. E è riuscito a farlo in 15 anni, grazie a buona e illuminata politica, a amministratori preparati, alla comunità che ci ha sempre creduto. Un segno di buona speranza per tutti.
Anteprime…
Fact Checking
Questa sarà la home page del prossimo media civico di ahref. Andrà online sabato prossimo durante il festival del giornalismo. Fact checking. La verifica della notizia. Strumenti di informazione realizzati, gestiti, alimentati da cittadini che si aggregano intorno al progetto di contribuire alla loro società: rispondono al bisogno di sapere come stanno le cose e contemporaneamente generano socialità. Se vi va vi aspetto il 28, grazie!
La ricostruzione della politica parte dai media civici
un mio post pubblicato oggi sul quotidiano “Trentino”
In questi ultimi dieci anni i partiti non sono stati in grado di raccogliere l’opportunità che il web e la comunità, che via via contribuiva alla creazione di una nuova economia della conoscenza sui media sociali, offrivano.
Il web è stato sempre visto in un disegno comunicativo ma non informativo. Un nuovo media da sfruttare perchè alla moda, perchè spesso gratuito. L’opportunità dei media sociali invece è molto di più. Il salto di pensiero va oltre l’aspetto comunicativo. C’è forte l’affermazione di un nuovo paradigma sull’organizzazione politica. I partiti non sono più i luoghi preposti per far dialogare le persone con le istituzioni. I media civici hanno preso il loro posto.
Quando c’è una crisi profonda e i cittadini si uniscono per aiutarsi reciprocamente a superarla ricostruiscono qualcosa di più di quello che serve ai loro bisogni: ricostruiscono le ragioni di stare insieme. Talvolta la crisi è una difficoltà economica, altre volte è una difficoltà culturale. Le azioni di mutuo soccorso possono riguardare le case e le scuole, la produzione e il pensiero, l’inclusione degli altri e la prospettiva dei giovani. In tutti i casi, lo spirito e la sostanza di quello che fanno si rafforza se sanno come stanno le cose. L’informazione di mutuo soccorso è il sale che dà sapore e senso alle azioni che ricostruiscono le società. I media civici sono un’enorme opportunità di informazione e contemporaneamente di ricostruzione del tessuto sociale.
Sono strumenti di informazione realizzati, gestiti, alimentati da cittadini che si aggregano intorno al progetto di contribuire alla loro società: rispondono al bisogno di sapere come stanno le cose e contemporaneamente generano socialità.
Di fatto si tratta di gruppi di persone accomunate dalla visione di contribuire all’informazione e che collaborano secondo schemi e forme organizzative le più varie. Si trovano molto spesso in luoghi fisici ma si esprimono sostanzialmente online, anche se non sono escluse altre forme mediatiche.
Il passaggio da un regime autoritario alla democrazia, la liberazione di un popolo dall’oppressione e dalla paura, la ricostruzione di una prospettiva per i giovani e per tutti dipendono sempre da come una popolazione sa raccontarsi come stanno le cose.
La storia recente della Tunisia ha alimentato grandi speranze per il destino democratico e pacifico del Mediterraneo. L’informazione civile, in Tunisia, è stata cruciale strumento di liberazione e di ricostruzione di una vibrante socialità, in un paese che ne aveva bisogno perché non poteva più sopportare l’autoritarismo e la corruzione. E i media civici hanno contribuito fondamentalmente nella vicenda tunisina, mentre i media tradizionali, controllati dal sistema di potere autoritario, non hanno certo dato nulla al rinnovamento sociale. Il caso tunisino ha generato conseguenze in molti altri paesi del Mediterraneo: per motivi diversi lo hanno ammirato ed emulato gruppi, organizzazioni e persone su tutte le sponde del mare interno. Di certo ha molto da insegnare. Non solo in altri paesi autoritari. Ma anche in molte democrazie che attraversano una crisi di credibilità, un periodo di frazionamento del tessuto sociale, un’esperienza complicata con i media tradizionali.
Le iniziative spontanee che si aggregano intorno ai media civici nei momenti di conflittualità più alta costituiscono una grande dimostrazione di generosità popolare, ma spesso non reggono nei tempi più lunghi, nelle fasi più costruttive e nella narrazione delle vicende meno evidenti e clamorose: la vita quotidiana con le sue piccole problematiche umane va raccontata con pazienza, empatia, sincerità. Con metodo. Le fiammate innovative, del resto, sono seguite dalla grande storia della quotidianità. È chiaro: l’aggregazione intorno a un progetto comune di lunga durata richiede un disegno organizzativo più profondo e più forte di quello che occorre a lanciare e sostenere una protesta. Ha bisogno di sostenibilità, programmi, sistemi decisionali e di governance, metodi di lavoro, obiettivi da raggiungere progressivamente.
Per la ricostruzione del senso civico.



