Qualche settimana fa ho avuto la fortuna di ricevere in anteprima da Sergio Maistrello il suo ultimo libro “Fact checking, dal giornalismo alla rete”. Sergio è stato tra i primi in Italia a far conoscere il fc e devo dire che è anche merito della lettura dei suoi suo post e del suo lavoro, partito già alcuni anni fa, se la piattaforma del factcheking di ahref ha preso vita. Inutile che vi dica che il libro è da leggere (tutti i suoi libri lo sono).
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I Media Civici in ambito parlamentare. Strumenti disponibili e possibili scenari d’uso.
I Media Civici in ambito parlamentare. Strumenti disponibili e possibili scenari d’uso.
I Media Civici, progettati sin da subito con l’obiettivo di promuovere
l’impegno civico, la partecipazione e la trasparenza, possono essere considerati come infrastrutture per sostenere la democrazia rappresentativa attraverso il rafforzamento dei legami sociali e la partecipazione della cittadinanza alle costruzione delle politiche pubbliche. È soprattutto questa ultima caratteristica che interessa questo rapporto e la ricerca che ne è all’origine.
A questo link (12Mb) lo studio che fondazione <ahref ha fatto per il Senato della Repubblica…
Il concetto allargato del fake e il fact checking
Il concetto di fake o forgery è quello di alterazione di un contenuto o di un’identità. In questi giorni spesso si è sentito o letto di fake relativo alla foto di una persona nuda associata alla Presidente della Camera Boldrini e pubblicata su un profilo Facebook di un utente e poi viralizzata sulla Rete. La foto della persona nuda è vera, non un fake dunque. Come è vero e curioso per ora, che la persona nuda nella foto non ha sporto querela per diffamazione verso nessuno. Associare l’immagine di una persona in una foto a un’altra persona, è dichiarare il falso e diventa diffamatorio se lede la reputazione di qualcuno. Il fact cheking è sull’associazione immagine/foto persona nuda e Boldrini. Che poi in questo caso si sommi al falso la diffamazione è opinabile e non entro nel merito. La linea che separa la diffamazione da tutto il resto è ancora piena di opinioni, culti e ideologia. Rimane che il medium in questo caso il Web aveva tra i suoi contenuti una foto pubblica e quindi pubblicabile dagli utenti di quel medium. Se io ora ripubblicassi sul mio blog quella foto, rispettando gli eventuali diritti di copyright senza citare la Signora Boldrini, potrei ritrovarmi i poliziotti in casa?
Demos che?
Io non credo che in Italia ci sia democrazia. la democrazia in Italia non è che una derivata, quando va bene, della partitocrazia. Per ora mi sento tutelato dalla Repubblica che attraverso le leggi tutela, alla Rousseau, le persone, non certo dalla democrazia. Per ora.
L’evoluzione darwiniana dell’informazione.
Un giorno chiuderà anche Linkiesta come chiuderanno a poco tutti i vecchi media tradizionali. Ma sono semplici flussi darwiniani che porteranno a questo. L’evoluzione della specie applicata all’informazione. Nulla di più. Non stupisce certo lo sdegno di tanti, giornalisti per lo più, contro l’ennesimo editore che decide di licenziare, di chiudere, di modificare la linea editoriale in nome di chissà quale principio oscuro. Ma non c’è nessun principio oscuro. Non c’è nessuna battaglia contro la democrazia, contro il sacrosanto diritto di fare informazione. Niente di tutto questo. Ci sono gli editori che comprano le competenze dei giornalisti e le usano finche ritengono poi se ne disfano, lecitamente. Ci sono poi i giornalisti arroccati su posizioni da santa inquisizione verso il web, in breve quelli che sbandierano la tesserina dell’ordine anche al bar. Loro seguiranno questi editori perché sono della stessa pasta. Poi ci sono i giornalisti che cercano di capire il flusso darwiniano dell’informazione, lo interpretano e usano con intelligenza strumenti del web e l’informazione delle persone e ne fanno loro competenza. A loro affido una parte del mio ascolto e della mia democrazia.
Fact checking e <ahref sull'Espresso
Se Google decide chi siamo
Spread e socialità
Ma lo spread, parola che è diventata usata, strausata, abusata, che vuol dire? Non nel senso tecnico ma in quello sociale, anzi in quello sociale mediatico? nel periodo 1/1/2007- 31/11/2007 cercando su google.it la parola spread nel gruppo notizie uscivano 97 risultati, nel 2008 i risultati erano 529, 1010 nel 2010, 10200 nel 2011 per arrivare a 55800 risultati dal primo gennaio 2012 a oggi. Il valore dello spread è salito dal 2006 a oggi dai 24 punti passando per picchi di 560 per arrivare ai 360 di oggi. Perchè i media e la politica hanno iniziato a tempestare le piazze e le case di questa parola? Strategia della disattenzione? Sta di fatto che i poteri forti di tanto sviano l’attenzione delle persone, conducono verso altro, Il prezzo del barile e le targhe alterne alla domenica degli anni ’70, l’inflazione, ora lo spread…
Alinsky, Grillo, Obama e tutti gli altri…
Io Grillo non lo voto però l’atteggiamento dei media nei suoi confronti è davvero fastidioso. Domenica l’invettiva del vecchio Scalfari, oggi Merlo e poi tanti altri.
Il tema: dal populismo al divieto di partecipare ai talk show televisivi. Ma che vuol dire populismo? significa retorica demagogica? significa movimento politico contro oligarchia? Ma di queste cose i maestri sono da decenni i media tradizionali carta e tv e i politici da Berlusconi a Rutelli a Di Pietro, a Fini, Casini, Maroni Gasparri, Bersani fino a Renzi, tutti. Grillo (dis)argomenta alcune, poche per ora e questo è il suo limite, quello che negli anni ’70 erano le teorie del padre dei radicals americani Alinsky. Teorie e temi che Obama ha usato con intelligenza nella sua prima campagna presidenziale. Idee che ancora oggi esercitano una forte influenza sui democratici statunitensi. Una cultura e una organizzazione contro i dogmi, realistica e utopistica, pragmatica e idealista. La partecipazione popolare e il protagonismo della cittadinanza attiva, con la riforma per arrivare in alcuni casi alla rivoluzione. Un alleanza tra la comunità per una battaglia comune contro le corporazioni e gli apparati capitalisti lobbystici.
Grillo a questo non ci è arrivato ma i media e i vecchi politici intenti a difendere il loro status quo ci finiranno i loro giorni.
Come comunicare l’improbabile?
Sto rileggendo il documento del 31 marzo 2009, verbale della commissione grandi rischi che aveva analizzato e comunicato alla popolazione aquilana lo stato dello sciame sismico di quel periodo.
Qui il verbale
http://laquila.blog.rainews24.it/verbale-commissione-grandi-rischi/
Ora non entro nel merito della sentenza che ha condannato gli scienziati, anche se mi pare davvero eccessiva.
Vorrei prendere in considerazione invece l’inadeguatezza che la scienza ancora una volta ha mostrato nel comunicare il suo sapere e la sua ricerca.
Ci sono tante parole nel documento come “improbabile si possa ripetere a breve una scossa forte di terremoto”, “ogni previsione è priva di fondamento scientifico”.
Perche gli scienziati hanno firmato questo documento?
Le parole pesano e hanno un senso e la scienza spesso non riesce a comunicare il senso della sua ricerca. E invece di iniziare una riflessione attenta su questo problema si é arrocata in perfetto stile casta ( il caso sallusti docet) nella difesa a spada tratta della scienza e del metodo. La scienza non riesce a prevedere i terremoti ma il verbale é ambiguo, prima lo ricorda poi passa all’improbabile. Che scienza é questa? E che utilitá può avere per la comunitá? Iniziare una riflessione é forse piu utile che rivendicare il metodo indiscutibile della scienza.



