Proclamiamo la democrazia su Facebook?

E’ successo poco tempo fa: in periodo di nomine dal web si alza forte la voce Quintarelli for president dell’Agcom. Poi si ripete per i vertici dell’agenda digitale, Mizzi, Barberis, altri?

Ma così non si fa altro che replicare il modello di gran parte della politica italiana. Che differenza c’è dalla politica delle stanze dei partiti se la rete propone gli amici? gli amici degli amici? le lobby della rete? perché anche sul web le lobby ci sono eccome. All’Agcom pure io avrei proposto Quintarelli e all’Agenda Digitale Mizzi sarebbe perfetto. In centinaia, in migliaia, sui nostri blog o su Twitter o su Facebook crediamo di dare un’investitura democratica a queste persone. Non è così, sono le stesse dinamiche dei partiti o di quelle dei media tradizionali. Il movimento 5 stelle di Grillo ne è l’esempio lampante. Strumentalizza l’idea di partecipazione per ottenere consenso. Sembra un partito nuovo e invece fa parte della tradizione della vecchia democrazia rappresentativa.
Il web deve crescere molto, deve offrire alla comunità strumenti di partecipazione, di decisione, di reputazione politica condividendo un metodo in maniera responsabile. Proclamando le nostre verità su twitter e facebook non andremo molto lontani. Il passaggio dalla democrazia rappresentativa a quella diretta è ben altra cosa.

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