Un bambino di 3 anni non è un bambino di 6 anni diviso 2

Un bambino di 3 anni non è un bambino di 6 anni diviso 2

L’introduzione nelle scuole trentine di nuove tecnologie sta creando un interessante dibattito. Gli ultimi rapporti Censis riportano come i giovani non si riconoscono nella scuola. Alla domanda dove impari? rispondono sui social network. E quando gli insegnanti provano a utilizzare i media sociali i ragazzi tendono a escluderli perche gli insegnanti non fanno parte del contesto dei media sociali. I ragazzi sono nativi digitali utilizzano queste nuove tecnologie per confrontarsi, per conoscere per partecipare. Loro non usano l’orologio da polso perché è monofunzione. I nativi digitali sono multifunzione e hanno bisogno di strumenti multitasking. Spesso si muovono, per apprendere, in un contesto esterno a quello scolastico, l’apprendimento informale. Le nuove tecnologie i media sociali permettono di accrescere questo contesto educativo informale che non deve essere diverso da quello scolastico, anzi.
Abbiamo questa grande opportunità di utilizzare la nuova tecnologia come i tablet, le lavagne digitali, strumenti per lavorare sui media sociali.
Se una tecnologia ne supera un’ altra, questa è da prendere senza se e senza ma, c’è poco da fare.
La Yates nel suo bellissimo libro “l’arte della memoria” ricorda che imparare tutto a memoria e ripeterlo agli altri a voce perché lo ricordino a loro volta è una buona tecnica, ma è superata dalla tecnica della scrittura. E la copiatura a mano degli scritti è superata dall’avvento della tecnologia della stampa di Gutenberg. E poi dalla carta siamo arrivati alla tecnologia della registrazione digitale. Di nuovo senza se e senza ma.
Sono salti tecnologici e come tali spesso spaventano le persone, in questo caso tanti professori. Ma l’approccio è quello di conoscere queste nuove tecniche, di comprenderle di sfruttarne le opportunità.
Il sistema educativo si basa in tutto il mondo sul sistema industriale. Se vuoi andare a lavorare devi imparare matematica e italiano, lascia perdere la musica o danza perche con quella non andrai da nessuna parte.
Ora da un insegnamento industriale dobbiamo passare, ricorda Ken Robinson nei sui bellissimi interventi al Ted, a insegnamento agreste. I ragazzi sono come piantine ognuna particolare dalle altre. Un bambino di 3 anni non è un bambino di 6 anni diviso 2 dice Robinson. Hanno bisogno di tempi, modi e condizioni diverse per crescere e per fare uscire i loro talenti e la loro creatività. L’aiuto che può venire dalle nuove tecnologie va anche in quella direzione, verso insegnamenti sempre più personalizzati. Appare evidente che dall’interazione e partecipazione ai nuovi media digitali, i nativi non solo cooperano e apprendono on line ma vedono anche il sapere come dinamico, in processo di co-costruzione. Piuttosto che spettatori, vogliono essere attori, personalizzando il loro apprendimento, apprendendo dall’esperienza.
Nei paesi anglosassoni, le scuole hanno colto le nuove prospettive legate al web 2.0 e le classi sono state dotate non solo di strumenti, ma anche di processi di integrazione-normalizzazione delle nuove tecnologie nella formazione dei saperi. A titolo d’esempio pensiamo di coniugare l’insegnamento in aula con l’insegnamento informale tipico del web 2.0 estendendo l’apprendimento ad altri spazi e tempi fuori dalla scuola. Ottimizzare il tempo scuola, proponendo la lezione frontale tramite video o podcast da ascoltare a casa, eventualmente seguita da un piccolo quiz, per aver più tempo in classe da utilizzare per l’approfondimento uno a uno o collaborativo in piccolo gruppo (2 o 3 studenti).
I nostri figli rappresentano il futuro e il nostro compito è di educarli nella pienezza del loro essere, quindi anche nel tirare fuori la loro creatività, la loro immaginazione e la loro intelligenza multipla che spesso è nascosta in profondità. Le nuove tecnologie insieme a tanti insegnanti straordinari ci aiutano a scavare profondo perche i ragazzi possano affrontare il futuro nel miglior modo possibile. Il nostro compito, il compito dell’educazione è quello di aiutarli a fare qualcosa di buono anche attraverso un IPad.

Kony 2012, i miei due cents

Ci sono tante variabili, tante situazioni da tenere presente. Quando stavo in Africa spesso mi chiedevo come potevo raccontare l’Africa e la sua gente. Meglio il sorriso di un bambino o la sua pancia gonfia perchè piena di vermi? Ho sempre scelto il sorriso perchè anche un bambino con la pancia gonfia trovava un secondo nella sua enorme sofferenza per sorriderti. E quando in Congo un ragazzetto ti viene incontro senza gambe su un asse di legno marcia con sotto 4 rotelle e scopri che le gambe le ha perse su una mina antiuomo messa dai belgi o dai francesi per difendere le loro miniere di coltan che fai? Lo riprendi sulla sua asse o lo intervisti e gli chiedi che è successo, che si aspetta, se ce l’ha con noi occidentali, che futuro vorrebbe? Ho sempre scelto la via meno emozionale ma con il tempo mi sono reso conto che sbagliavo. Perchè li non hanno tempo e io non potevo permettermi di avere pazienza, ogni momento della mia pazienza era una pancia gonfia in più. È cosi lontana quella gente, quella cultura da noi che per iniziare a rendere consapevoli le persone avrei dovuto iniziare dalle riprese emozionali. Ne avrei colpiti di più e gli avrei fatto conoscere il problema. Un inizio di consapevolezza, un piccolo inizio. Ma c’era fretta di farlo.
Tante variabili, tante situazioni. Le distanze, la consapevolezza, la diversità culturale, il tempo; lì non potevo avere strategie, non c’era il tempo. In altri contesti si ma lì non avrei potuto proprio. E ho sbagliato.