Economia della conoscenza in Trentino

La realtà è virtuale? Pierre Levy, forse il massimo filosofo nel campo dell’economia delle conoscenza collettiva, in un libro “Il Virtuale” (ed. Cortina, 1997) analizza il significato della parola virtuale non come contrapposizione del reale, non come una concezione del falso e dell’illusione ma come una modalità dell’essere, una trasformazione dell’essere da potenza in atto, uno dei modi dell’essere contrapponibile non alla realtà ma all’attualità.
Virtualizzazione significa talenti, capacità intellettive collettive, web sociale, l’economia della conoscenza che diventa strumento di sviluppo indispensabile. E’ tempo quindi che il Trentino trasformi il suo virtuale umano e tecnico in atto. Il passaggio necessario è condividere nella nostra comunità un processo creativo.
In un mondo di continuo salto tecnologico e culturale dove l’economia delle conoscenza sta lentamente ma inesorabilmente sostituendosi a quella industriale è necessario costruire una strategia che descriva lo sviluppo prossimo venturo e che ci permetta di capire dove stiamo andando.
Il bene relazionale, il capitale umano (talento) che diventa sociale, i contenuti delle conversazioni orizzontali tra le persone, l’economia del dono dove le persone mettono a disposizione il loro tempo, le loro competenze, la loro conoscenza per costruire insieme un nuovo medium, una società partecipata, condivisa e sociale.
Tutti questi valori offrono un senso del pubblico come luogo della civiltà e come risorsa della comunità locale. Una comunità dove si cerca il senso di quello che si fa, che sia di profitto o di gratuitità. Una cultura (come scrive Luca De Biase) lieve esigente e non urlata proposta a molte voci dalla comunità locale intera che porta alla costruzione di una democrazia partecipata, di una democrazia costituente.

Frattini e le sue sacrosante vacanze

Bel pezzo di Lina Sotis su corriere.it di oggi.

Vale la pena riportarlo tutto:

Quando il politico è in vacanza (in tuta)
Consigli per un guardaroba (doppio)

Lettera aperta al ministro Frattini: «Chieda in prestito a Chantal un po’ di cipria per smorzare l’abbronzatura»

Caro ministro, perché un bel signore dall’aria avvenente ed elegante come lei, con un perfetto phisique du role per fare il ministro degli Esteri si ostina a danneggiare la sua immagine? So che le ferie sono un diritto. Anche per un rappresentante del governo. Anche quando nel mondo scoppiano guerre e crisi terribili. Va bene. Ma dato che la diplomazia mondiale non riesce a rispettare i suoi tempi di vacanza, le vorrei dare qualche consiglio per attrezzarsi alle emergenze. Non è difficile, basta saper fare le valigie. Prendiamo il caso della Georgia. Durante la crisi con la Russia, in un momento così delicato e difficile per i ministri degli Esteri di tutti i Paesi del mondo, lei si è fatto sorprendere in mutande da bagno alle Maldive. Non si è immediatamente infilato dei pantaloni ed è corso con il primo aereo alla Farnesina perché l’Italia potesse dire la sua, ma si è limitato a cambiare costume da bagno e, fra una nuotata e l’altra, ha lavorato, pare, in conference call.

L’evento imponeva di scegliere dalla valigia un completo giacca-pantaloni non troppo estivo e non troppo chiaro, abbinarlo con camicia e cravatta, mettersi alle spalle una bella carta geografica con Russia e Georgia in evidenza e, in piedi accanto alla carta, spiegare scenari e mosse diplomatiche dell’Italia. Veniamo a Gaza. Dal suo chalet di montagna intutato, sponsorizzato, abbronzato e dichiaratamente in vacanza lei si è limitato a fare un commento per i telespettatori. Le vacanze natalizie, si sa, sono sacre. Ma bastavano solo due minuti per togliere la tuta con marchio, indossare camicia, cardigan scuro e allontanarsi dalle travi di legno della baita, farsi prestare una bella scrivania e piazzarci sopra un mappamondo. E, magari, chiedere anche in prestito a Chantal, la sua compagna, un po’ di cipria per smorzare l’abbronzatura. Troppo sole fa male, non è elegante e non trasmette sicurezza a meno che uno non faccia il ministro del Turismo. Lei che ha il phisique du role che tanti suoi colleghi di governo le invidiano, nel 2009 non ci deluda. Visto che ha la responsabilità degli Esteri abbia sempre pronta una faccia da estero-dramma, dato che parla di cose importanti e drammatiche quando parte porti sempre dietro due guardaroba, uno per le vacanze e uno per lavoro.

Quando comunica agli italiani esibisca quello professionale, si faccia vedere consapevole anche nel vestire delle parole che sta dicendo. Basta poco, in fondo. La prossima crisi, forse della Cecenia, potrebbe sorprenderla mentre è a cavallo in Mongolia. Nessun problema, l’importante è metter via in fretta pantaloni da cavallerizzo, frustino e cavallo. E prendere dalla valigia una camicia, un golf di colore non sgargiante, lei è tipo da cravatta, se ne porti sempre dietro una. A noi il ministro degli Esteri piace anche con la giacca. E poi, dato che viviamo nel tempo dell’immagine, pensi anche alla scenografia: una carta geografica, un mappamondo, un quadro. In modo che lei non compaia sempre inquadrato con un mare turchese o con vette bianche di neve. Caro ministro, dopodomani è un altro anno. Non ci deluda.