Timor sem temor

Riporto alcuni brani di una email che mi hai inviato ieri Padre Chico Moser un caro amico che da alcuni anni sta a Timor Est

“Qui, nelle ultime 2 settimane la situazione si ‘e surriscldata di nuovo. Si sente e si vede che si tratta di un’operazione coordinata(da fuori e da dentro):la settimana scorso ,il giovedi , e’ cominciata, dalla montagna e da vari luoghi di Dili,la capitale, una serie di assalti,assassinati e provocazioni, tutto allo stesso tempo, colo stesso stile. Vogliono impedire le elezioni,sembra. Non serve all’America e all’Australia un paese libero e capace di camminare da solo…
Como aiutare Timor? Timor Ha ricevuto e riceve fiumi di denaro,pero’ neanche un rigagnolo arriva alla mano incallita dell’Autaurense..si perde negli alti salari dei funzionari ONU(che anche non serve cosi’),deglo adviser,della macchina burocratica…Ci sono per5o’ forme di aiuto efficace,eudcativo, organizzativo, piccoli progetti che sono spuntati ,ma senza un appoggio ufficiale…”

“Abbiamo inaugurato un “giardin di lettura”(taman baca,in bahasa), concirca 10 programmi di divulgazione. Inaugurato anche una picccola radio comunitaria,potenmte(ridere , a questo punto…e’ solo di altoparlanti),e’ per educare i giovani per un eventuale esperienza di FM…
E’ nato ungruppo di 30 giovani e adulti che produce la miglior bijuteria(BIOJOIA, e’ il nome fabuloso), colle piu’ sensazionali conchiglie di quets’isola e i semi piu’ esotici del sud-est asiatico(ridere:si fa per dire). Stanno cominciando,hanno Turri del centro missionairo,perche’ volevo un parere tecnico,solo un’opinione pero’ competente,per un eventuale invio futuro…ma non mi ha ancora risposto. Piccoli grani della mig;lior sabbia di Timor…Cerchiamo un programma di informazioni…un maestro mi ha regalato una parabolica,ma ancora non e’ entrata in azione..”

A Timor insomma è un disastro ma gli organi di informazione italiana come sempre, tranne alcune eccezioni, sono troppo impegnati sul parrucchino di Baudo a San Remo o sulle coliche renali di qualche sentatore della nostra cara Repubblica

Soldati Usa «kamikaze» sulle piste

Riporto dal giornale locale il “Trentino” di oggi

VENERDÌ, 23 FEBBRAIO 2007

Soldati Usa «kamikaze» sulle piste

Duecento militari della base di Vicenza si lanciano ubriachi con gli sci

Arrivati con cinque pullman erano ebbri già alle 10 Discese folli a tutta velocità

FOLGARIA. Forse perchè era l’ultima uscita prima della prossima missione in Afghanistan, o forse per l’effetto “gita scolastica”, dove il gruppo risponde a logiche di branco. Sta di fatto che i circa duecento militari americani della base vicentina Ederle – proprio quella al centro delle recentissime polemiche – saliti ieri mattina a Folgaria con cinque autobus erano ubriachi già alle 9. E non hanno trovato di meglio che lanciarsi sulle piste, travolgendo tutto e tutti.
Nessuno, per fortuna, si è ferito, eccettuato un soldato americano uscito di pista con lo snowboard. Aiutato da una giovane turista di Alessandria a rimettersi in piedi, ha riportato solo qualche contusione. Ma per i carabinieri in servizio sulle piste di Folgaria, quella di ieri è stata una giornata a dir poco impegnativa. I soldati, tutti giovanissimi, prestanti e piuttosto tesi – pare che partire per le zone di guerra dia qualche pensiero anche ai rudi marines – hanno affrontato l’ultima gita sulla neve nello stato peggiore. Cioè ubriachi fradici. In queste condizioni hanno affrontato le discese dell’altopiano, chi con gli sci chi con lo snowboard. E non avendo, almeno la maggior parte di loro, grande confidenza con la neve, la combinazione di eventi si è rivelata esplosiva. Nei casi più fortunati, sciatori e snowboarder si lanciavano per la via più breve: quella diritta.
Senza una curva a morire, la traiettoria diventa pericolosa. Sia per chi scia, sia per chi ha la disgrazia di trovarsi sulla loro rotta. Qualche turista speronato si è sfogato gridando al loro indirizzo insulti irripetibili, ma la comitiva americana era così numerosa che darle una regola pareva impresa disperata. Chi cadeva senza controllo, vinto più dall’alcol che non dalla propria incapacità tecnica, chi per puro miracolo riusciva a mantenere l’equilibrio. Per poi premiarsi dell’impresa a fondo pista con un ennesimo drink.
Alle 10 di mattina non ce n’era uno sobrio. E, visto l’inizio della giornata, i carabinieri che si occupano del soccorso piste, osservando attoniti decine di soldati americani buttarsi “alla disperata” sulle piste dell’altopiano incuranti dell’incolumità propria e altrui, iniziavano a preoccuparsi.
Facendo appello alla pazienza residua, i carabinieri hanno fermato in qualche modo i più scalmanati riprendendoli con severità. La voce che la tolleranza era finita dev’essere circolata con un rapido passaparola tra i militari. I quali, forse esausti per le troppe pinte di birra, hanno provato a darsi un contegno, chiudendo la propria giornata sulla neve senza incidenti.

Note sulla Marcia a Vicenza

- Amato e Rutelli invece di usare paroloni (in Parlamento) come “solidarietà alla polizia” (ovvio che la polizia ha la solidarietà di tutti i cittadini/cives) e “severità nella repressione” potrebbero stare zitti

- Le manifestazioni come quelle di Vicenza sono il sale della democrazia, male ha fatto il governo (per l’opposizione è ovvio) a demonizzarle

- Non posso credere che l’ex minsitro degli Interni Pisanu abbia detto veramente che – “A Vicenza oggi manca qualcuno tra i manifestanti: i quindici arrestati l’altro giorno per terrorismo”

- 10 e lode ai manifestanti e alla polizia che ha seguito il corteo in disparte, dando esempio di grande professionalità anche ai nostri politici.

- 0 ai 5 cretini che hanno esposto stiscioni pro terroristi

Firmato Michele, un elettore di centrosinistra: uno che voleva andare a Vicenza con compagna e figlio ma che vigliaccamente ha ceduto al clima di terrore e di paura che prima Berlusconi, Bush e compagnia bella e oggi il nostro governo di centro/sinistra continuano a propinarci.

Diario Aperto? I blogger non esistono…

Dopo la mappa anche anche il Diario Aperto. Ma dai e basta! Il risultato del sondaggio sarà solo riferito ai blogger non che si parlano ma che si straparlano addosso. I blogger, non si classificano, non si sondano, semplicemente perchè non esistono. Mio nonno la mattina quando si trova al bar del paese con gli amici e si mette a discutere per me in quel momento blogga; ma il sondaggio sicuramente non lo farà mai e allora Diario Aperto che valore ha?

BR Brigate Rosse

Nel marasma delle sciocchezze che ho letto e sentito in questi giorni a proposito dell’arresto dei nuovi (vecchi?) brigatisti mi fa piacere tirar fuori dal mucchio l’intervista su repubblica del 16 febbraio a pagina 6 a Rinaldini, (leader della fiom). Argomenti ponderati, pensieri finalmente veri. Ne riporto uno in particolare: “Mi ha colpito la presenza di giovani ventenni…persone che lavorano in fabbrica e che vivono per la prima volta nella certezza che la loro vita non sarà migliore di quella delle generazioni che li hanno preceduti…”

Brava Ilary

Ieri guardando le Iene ho scoperto che la Blasi (moglie di Totti, calciatore, Roma) è in attesa di un bebè. Presentava, qualche ballo sensuale, un bel vestitino un po’ prenatal un po’ soubrette. Insomma ci stava secondo me davvero bene. Senza malizia, senza porcate; saper stare in video e forse nella vita semplicemente, prendendosi un po’ in giro con balli semisensuali con quella bella pancia. Brava Ilary alla faccia della Rodotà

Nòva 24

Oggi su Nòva, l’inserto del Sole 24 ore ho scritto quest’articolo:

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Nairobi, la scommessa vinta della web tv e una speranza per l’Africa

Per la prima volta i lavori e la vita del World Social Forum, che quest’anno si è tenuto a Nairobi dal 20 al 25 gennaio, sono stati trasmessi grazie alla web tv di www.worldsocialforum.tv.
Il wsf è un incontro organizzato per la prima volta nel 2001 a Porto Alegre, da molte associazioni non profit governative, laiche, religiose, allo scopo di dare voce alle problematiche del Sud del mondo. Basti pensare che l’edizione di quest’anno, appena conclusa a Nairobi, ha visto la partecipazione di circa 100 mila persone e un programma ricco di 1200 eventi (incontri, convegni, dibattiti) in 5 giorni.
La Web Tv è nata con l’obiettivo di garantire la diffusione dei contenuti del Forum, di dare un volto e una voce al Sud del Mondo e al Terzo Settore che a Nairobi si è ritrovata per rilanciare, innanzitutto, la drammaticità della situazione dell’Africa.
Una squadra di otto persone (due giornalisti, tre operatori tv, 1 montatore e 2 tecnici web) è partita a metà gennaio alla volta di Nairobi. Il nono è rimasto a Trento, ad occuparsi dei server e a garantire il funzionamento del sito. E a Nairobi la squadra si è ingrossata con Jackson Thige, giornalista della tv Kenya e volto africano della web tv. Così è nata http://www.worldsocialforum.tv.
In soli cinque giorni, la web tv ha prodotto in due lingue (italiano ed inglese) 100 servizi video, oltre alle registrazioni dei principali appuntamenti del Forum di Nairobi. Al 2 febbraio, il sito è stato visitato da 910 mila persone, distribuite in maniera omogenea tra Europa, Nord America, Sud America ed Australia. Un buon numero di contatti sono arrivati dall’Asia. I video sono stati visionati 730 mila volte, con più di 5 gb di filmati scaricati e, soprattutto, il sito ha registrato in 10 giorni di indicizzazione 13500 link in entrata su Google, con un incremento esponenziale giorno dopo giorno. La sezione foto ha contato 50 mila download. Questi, in sintesi, i dati del successo della web tv di Nairobi 2007.
La sfida che attendeva http://www.worldsocialforum.tv era impegnativa, ma l’opera di sensibilizzazione alle problematiche della maggioranza della popolazione del mondo, valeva il tentativo.
Innanzitutto ci sono stati problemi di connessione. Poter disporre in Kenya di un mega di banda in download e un mega in upload – necessari per lo streaming web – è molto più difficile di quanto possa immaginare. E su questo aspetto, prettamente tecnico, ritorna il “digital divide” che ancora oggi separa i paesi avanzati dal Sud del mondo.
A Nairobi 256 Kb di banda costano circa 4 mila dollari a mese. Questo è il vero digital divide: l’accesso al sapere, il diritto alla conoscenza e, in definitiva, all’informazione è in molti paesi ancora un bene nella disponibilità di pochi soggetti, a cui è permesso destinare una parte considerevole di risorse, sufficienti a sfamare per tutto l’anno decine di famiglie.
Per allestire una videoconferenza con Skype – così come è stato fatto da Nairobi con la Regione Toscana e la Provincia autonoma di Trento (che ha finanziato la web tv del World Social Forum) – è stato necessario non solo rivolgersi a Kdn, il più grande ISP del Kenya, ma organizzare l’evento presso la sede ufficiale. Per ottenere 500 kb di banda, tanto era necessario per assicurare un corretto collegamento, Kdn ha dovuto sottrarre byte dalla propria Intranet.
Il collegamento tra Italia e Kenya si sarebbe potuto risolvere grazie ad un uplink satellitare di quelli importanti sia per il broadcast sia per le videoconferenze. Erano necessari “solo”
qualche decina di migliaia di euro e tutto sarebbe stato risolto.
Ma non è questo il punto. Per fare lo streaming e le videoconferenze è stata volutamente usato il Web e la sua banda (il)limitata. Almeno laggiù, in Africa.
Questo per lanciare un messaggio chiaro. Il web sta diventando sempre più uno strumento della gente per la gente: partecipato, condiviso, un broadcasting sempre più orizzontale.
Se si accetta questo assunto e http://www.worldsocialforum.tv lo ha accettato, allora cambia la prospettiva, la filosofia di realizzare progetti concreti di sensibilizzazione e informazione. Tutti sono editori, tutti possono pubblicare, tutti possono far sapere, tutti possono donare. La differenza o, meglio, il discrimine sta nei contenuti e nella loro credibilità. E in questo caso esiste un solo arbitro, imparziale e per questo insindacabile, l’utente. Il singolo navigatore che decide di collegarsi al sito perché trova nei contenuti – nel caso di www.worldsocialforum.tv le interviste e i servizi video – la motivazione principale.
La tecnologia diventa quindi il valore aggiunto del capitale sociale, del capitale umano. E allo stesso tempo, si realizza l’economia del dono. Questo è il secondo, grande risultato, dopo il numero di accessi, di http://www.worldsocialforum.tv.
L’Africa e la sua gente hanno nel sangue l’economia del dono e noi, i visitatori della webtv e del World Social Forum, ce ne siamo accorti.
Se visitate http://www.worldoscialforum.tv troverete interviste, eventi, il colore e le contraddizioni del Wsf. Ci troverete le proteste dei ragazzi di Korogocho e Kibira contro i 5 dollari chiesti dagli organizzatori per il biglietto di entrata. Korogocho è lo slum dove è cresciuto il personagio di padre Alex Zanotelli, Kibera è la più grande baraccopoli, favelas di Nairobi, dove la gente vive con meno di un dollaro al giorno. Alcuni suoi giovani hanno invaso il lo stadio Moi di Nairobi, sede del World Social Forum per protestare. Per protestare contro l’organizzazione locale che ha imposto prezzi molto alti: dal biglietto d’ingresso, appunto, alla bottiglietta dell’acqua minerale (più cara di un litro di benzina…) fino al servizio di catering, appaltato alla catena di ristorazione di proprietà di un ministro keniota.
I ragazzi degli slum hanno interrotto la conferenza dei premi Nobel e hanno chiesto voce. Mentre parlava la loro portavoce, una ragazza di 17 anni, un giornalista l’ha interrotta, chiedendole il suo nome. Lei ha risposto glaciale: “My name is people” (il mio nome è il mio popolo), aggiungendo “Il World Social Forum e voi siete qui anche perché esistiamo noi, la gente delle baraccopoli che viviamo senza acqua, luce e fognature tra miseria e disperazione. Perché non ci permettete di partecipare al forum mettendo il prezzo dei biglietti a cinque dollari. Io, cinque dollari, tutti assieme, non li ho mai posseduti in vita mia…”.
Quella ragazza forse si potrebbe invitare in Italia e chiederle di parlare del valore della vita, anche di una vita senza futuro. E forse quella stessa ragazza potrebbe spiegare a noi esperti il valore del web 2.0. Tutti noi avremmo da imparare.
A questi ragazzi, il web e http://www.worldsocialforum.tv ha permesso di far conoscere a tutta la comunità della rete i loro problemi. Sarà poco, una piccola goccia nell’oceano di internet ma è sempre meglio del nulla.