Lavorare per facebook

Sareste disposti a lavorare per un centesimo all’ora per Facebook? Lo facciamo già.
Nell’ultimo quarto, Facebook ha riferito che aveva 1,32 miliardi di utenti, ha raccolto 2,91 miliardi dollari di fatturato e realizzato un profitto di 791 milioni dollari, per un margine di profitto del 27 per cento. Ma il profitto per utente è di poco meno di $ 0,60. Ma il dato interessante almeno per noi è che gli utenti spendono 40 minuti al giorno sul sito, o circa 60 ore per trimestre, quindi il nostro tempo di attenzione o di produzione culturale su Facebook vale circa un centesimo all’ora per gli inserzionisti pubblicitari. Lavoriamo per fb per un centesimo di dollaro all’ora.

La guerra della conoscenza

I dati OCHA del conflitto a Gaza sono sempre più drammatici. La tragedia dei morti e poi i 240 mila sfollati da casa e soprattutto da scuola. 133 scuole distrutte. E le risorse UN che in questo momento sono ovviamente destinate alla protezione, alla sanità, alla fame e molto meno all’educazione. Un popolo che non sa per Israele è molto importante.
humanitarian_Snapshot_29July2014_oPt_V1

La Costituzione

De Biase ne scrive qui, Mantellini qui, pareri diversi. L’ho scritto spesso e oggi ancor più. Non mi sento per nulla tutelato dalla democrazia e dai suoi istituti. E non mi sento nemmeno tutelato dalle leggi. Una cosa sola credo riesca ancora a proteggermi. La Costituzione Italiana e la Repubblica. Per quanto mi riguarda per Internet vale lo stesso. Ero in Brasile, forse non è un caso se proprio lì nasce la prima Internet Bill of Right, credo nel 2002 e una delle prime cose che mi mostrarono era un libretto con impressa la Costituzione per i bambini e per gli adolescenti. Le leggi brasiliane, secondo molti, non tutelavano sufficientemente le piccole e nuove creature tra meninos de rua e prostituzione minorile;  per questo si decise di tutelarle, per farle crescere e per garantire loro un futuro attraverso una Costituzione specifica. Un segnale molto forte di attenzione verso chi non è protetto, verso chi ha un futuro incerto e non ha mezzi strumenti per capire e farvi fronte davanti a tutto il resto che spinge per sfruttarti e non darti nulla in cambio. Internet non è forse lo stesso ora? Non ha sicuramente bisogno di leggi, di gabbie, di costrizioni, ma di una mano salda e sicura per essere accompagnata. Credo che la Costituzione di Internet se costruita da molti con metodo e responsabilità possa essere quella mano che ci accompagna.

I “pssst” della comunicazione politica

Mercoledì mattina a Trento parliamo un po’ di come i media civici e la comunità possono essere d’aiuto per la pubblica amministrazione e la politica. Dobbiamo riprenderci da 30 anni di occupazione delle sfera pubblica/privata, quello spazio dove si articolano gli interessi comuni e si gestiscono le diversità, da parte della politica e della PA che ha deresponsabilizzato i cittadini e tolto loro qualsiasi gestione del bene comune. Dobbiamo anche riprenderci dalla comunicazione politica di questi anni sempre uguale, sempre markettara, fintamente propositiva alla partecipazione. Abbiamo bisogno di una comunicazione politica che sia di rappresentazione e argomentazione dello spazio pubblico insieme alla comunità. Dobbiamo uscire da quel personaggio di Strauss (raccontato nel bel libro di Innerarity) quando durante una cena urlò un “psssst” verso i clienti degli altri tavoli. Tutti si girarono spaventati e curiosi. L’uomo a quel punto disse: “No, non è niente” . I clienti presero in giro colui che per un secondo li aveva invitati ad ascoltare trasformando una sala con tanti interessi e conversazioni in un silenzio e un interesse unico dovuto da uno stupido e inutile “pssst”. Oggi purtroppo per quel che si vede in giro, compresa l’ultima tornata europea, la comunicazioni politica è ancora questo.

Immagine

 

Cosa fa Google?

Larry Page dice e fa tante cose:
- il 50% dello spazio di los angeles e della maggior parte delle città del
mondo è occupato da auto e parcheggi
- è preoccupato perche deve proteggere le nostre informazioni dal governo degli Stati Uniti
- se tutte le cartelle cliniche del mondo fossero online, in maniera anonima, salveremo 100 mila vite all’anno
- ha costruito un’auto che si è fatta 160 mila km senza conducente, tra poco quindi nessuno guiderà più.
- in pochi anni con il progetto loon (i palloni di alta quota che distribuiscono Internet nel mondo) rendere Internet usufrubile ai 2/3 del mondo che ora non hanno accesso
qui dice anche dove andrà Google…

La fine della democrazia universale

La crisi della democrazia universale e della politica passa anche attraverso i territori.
La fine della democrazia universale per cui tutti siamo uguali tutti con gli stessi bisogni è evidente. Siamo persone diverse, con talenti diversi, pensieri diversi. Persone diverse che si devono accettare e confrontare. Possiamo ripartire dal concetto di democrazia comunitaria. Persone che insieme utilizzano e migliorano il bene pubblico della loro comunità
Le regioni italiane fino alla loro nascita nel 1947 erano compartimenti geografici definiti per esigenze statistiche (compartimenti statistici, Pietro Maestri Statistica del Regno d’Italia, opera edita a Firenze, 1864). Una nuova definizione geografica e amministrativa del territorio italiano è possibile? Un metodo che definisce le comunità e i territori in base alla gestione intelligente del bene comune.
La Società Geografica Italiana inizia il ragionamento ridefinendo l’Italia amministrativa,  i confini delle regioni, trasformandole in 36 provincie in base alle infrastrutture di rete di trasporti e di comunicazione.

Quale licenza per i media civici?

In Trentino dal 1200 circa ci sono le Regole di comunità.
La gestione di prati e dei boschi sia nello sfruttamento che nella manutenzione e miglioramento spetta ai Regolieri che sono gli abitanti della comunità. E per gli abitanti in difficoltà i Regolieri intervengo con mutuo soccorso, con reciprocità non solo per la comunità dei Regolieri ma anche per gli abitanti confinanti.
I media civici sono pensati per la comunità e sono un bene collettivo della comunità che ne adotta e condivide il metodo. Solo l’adozione del metodo, civico, garantisce il diritto per la comunità all’utilizzo e direi allo sfruttamento del medium civico. E ancora spetta alla comunità che adotta il metodo la gestione, il mantenimento e il miglioramento. Abitare civicamente è la proprietà dei diritti e doveri sul bene comune del medium civico.
Perché i media civici ahref non sono per ora open source? Ci piacerebbe lavorare con chi vorrà per una nuova definizione di licenza per i media civici. Le licenze open source non bastano.

Frenitalia e basta

Un contest messo a disposizione da @fondazioneahref con un premio per partecipare alla scuola di data journalism che organizziamo ogni anno con ISTAT.
Un’anno di lavoro di @davidemancino1 sui ritardi di trenitalia. Un’anno di raccolta dati e di infografiche. Un anno di lavoro che vale mille di questi contest.

frenitalia

Ma lo scandalo non sono i vitalizi.

I vitalizi sono stati una conquista importante della sinistra del dopoguerra. A difesa degli operai eletti alla politica che grazie al vitalizio non avrebbero dovuto subire le angherie dei “padroni delle ferriere”. Un vitalizio equilibrato è importante anche ora, ancor più in un mondo globalizzato anche e soprattutto da lobby potenti che dettano le agende della nostra vita e anche quella di molti politici.
Lo scandalo sono i piccoli politici di cui l’Italia e anche il Trentino è pieno in questi ultimi 50 anni. Lo scandalo siamo noi italiani che ci scandalizziamo come sempre all’abbisogna come in questi giorni con i vitalizi dei consiglieri trentini. Lo scandalo siamo noi che eleggiamo i piccoli politici. Lo scandalo è non riconoscere che la politica è un’ arte importante e come tale va riconosciuta anche economicamente. Ma qualcuno dei trentini oggi si scandalizzerebbe se scoprisse che De Gasperi aveva il vitalizio? Per De Gasperi e per pochi politici trentini meritevoli che lo hanno seguito in questi anni proporrei più di un vitalizio. E così facciamo in effetti per fortuna avendogli dedicato una fondazione, dei musei e tanto altro.
Abbiamo bisogno di grandi politici protetti anche dai vitalizi. Gli strilli, i titoloni e i lamenti di questi giorni non ci aiuteranno a ritrovarli.

L’apprendimento delle tre lingue nelle scuole trentine è il software della connessione e della reciprocità.

Nell’epoca della conoscenza e nel contesto della globalizzazione, un territorio cresce se è connesso. La connessione è contemporaneamente una questione di infrastrutture – stradali e digitali – e una questione di cultura e apertura della popolazione locale. La conoscenza delle lingue non è soltanto una capacità personale ma fa anche parte della cultura aperta e accogliente che un territorio connesso deve sviluppare.
Un pensiero di questo genere spiega a approfondisce le opportunità emergenti da un investimento di lungo termine nell’apprendimento delle lingue nel territorio trentino. La capacità di parlare lingue diverse, se pensata solo come capacitazione individuale, potrebbe per ipotesi generare alternativamente un miglioramento del territorio ma anche una fuga di persone verso territori più attraenti. La prima possibilità è più probabile in un territorio che sviluppi una cultura integrata dell’accoglienza e dello sviluppo della conoscenza, diventando attraente sia come meta turistica che come approdo per nuove iniziative imprenditoriali e culturali. Un territorio che invece interpreti l’autonomia come chiusura al resto del mondo produrrebbe forti incentivi verso la fuga dei suoi cervelli.
Quella dell’autonomia aperta è una strategia fondamentale in un contesto nel quale la globalizzazione è la competizione tra i territori per l’attrazione di talenti e capitali. Un territorio che investa nelle capacità culturali e nell’apertura linguistica della sua popolazione aggiunge un ulteriore vantaggio competitivo.