I Media Civici in ambito parlamentare. Strumenti disponibili e possibili scenari d’uso.

I Media Civici in ambito parlamentare. Strumenti disponibili e possibili scenari d’uso.
I Media Civici, progettati sin da subito con l’obiettivo di promuovere 
l’impegno civico, la partecipazione e la trasparenza, possono essere considerati come infrastrutture per sostenere la democrazia rappresentativa attraverso il rafforzamento dei legami sociali e la partecipazione della cittadinanza alle costruzione delle politiche pubbliche. È soprattutto questa ultima caratteristica che interessa questo rapporto e la ricerca che ne è all’origine.
A questo link (12Mb)  lo studio che fondazione <ahref ha fatto per il Senato della Repubblica…

Il concetto allargato del fake e il fact checking

Il concetto di fake o forgery è quello di alterazione di un contenuto o di un’identità. In questi giorni spesso si è sentito o letto di fake relativo alla foto di una persona nuda associata alla Presidente della Camera Boldrini e pubblicata su un profilo Facebook di un utente e poi viralizzata sulla Rete. La foto della persona nuda è vera, non un fake dunque. Come è vero e curioso per ora, che la persona nuda nella foto non ha sporto querela per diffamazione verso nessuno. Associare l’immagine di una persona in una foto a un’altra persona, è dichiarare il falso e diventa diffamatorio se lede la reputazione di qualcuno. Il fact cheking è sull’associazione immagine/foto persona nuda e Boldrini. Che poi in questo caso si sommi al falso la diffamazione è opinabile e non entro nel merito. La linea che separa la diffamazione da tutto il resto è ancora piena di opinioni, culti e ideologia. Rimane che il medium in questo caso il Web aveva tra i suoi contenuti una foto pubblica e quindi pubblicabile dagli utenti di quel medium. Se io ora ripubblicassi sul mio blog quella foto, rispettando gli eventuali diritti di copyright senza citare la Signora Boldrini, potrei ritrovarmi i poliziotti in casa?

Demos che?

Io non credo che in Italia ci sia democrazia. la democrazia in Italia non è che una derivata, quando va bene, della partitocrazia. Per ora mi sento tutelato dalla Repubblica che attraverso le leggi tutela, alla Rousseau, le persone, non certo dalla democrazia. Per ora.

Democrazia diretta streaming

E’ bello vedere questi cittadini e sapere che domani saranno in parlamento. Non è il loro posto, almeno non fin’ora. Per fare il politico bisogna essere bravi, molto, oltre che avere arte. E i nostri vecchi politici non sono stati ne bravi ne con arte. Credo sia giusto quindi ci siano questi ragazzi al posto loro. Pieni di difetti, di insicurezza ma anche di competenze e con con tanta voglia di fare e di responsabilità e di senso civico. Sono l’avamposto di quello che saremo tutti noi domani. Sono il primo passo verso la democrazia diretta. Dove non ci saranno parlamentari a rappresentarci.

L’evoluzione darwiniana dell’informazione.

Un giorno chiuderà anche Linkiesta come chiuderanno a poco tutti i vecchi media tradizionali. Ma sono semplici flussi darwiniani che porteranno a questo. L’evoluzione della specie applicata all’informazione. Nulla di più. Non stupisce certo lo sdegno di tanti, giornalisti per lo più, contro l’ennesimo editore che decide di licenziare, di chiudere, di modificare la linea editoriale in nome di chissà quale principio oscuro. Ma non c’è nessun principio oscuro. Non c’è nessuna battaglia contro la democrazia, contro il sacrosanto diritto di fare informazione. Niente di tutto questo. Ci sono gli editori che comprano le competenze dei giornalisti e le usano finche ritengono poi se ne disfano, lecitamente. Ci sono poi i giornalisti arroccati su posizioni da santa inquisizione verso il web, in breve quelli che sbandierano la tesserina dell’ordine anche al bar. Loro seguiranno questi editori perché sono della stessa pasta. Poi ci sono i giornalisti che cercano di capire il flusso darwiniano dell’informazione, lo interpretano e usano con intelligenza strumenti del web e l’informazione delle persone e ne fanno loro competenza. A loro affido una parte del mio ascolto e della mia democrazia.

Media autorevoli chi?

Mantellini ben racconta il drammatico caso di Ryan Lanza e le sue foto scambiate dai grandi media statunitensi, europei e italiani per il pazzo Adam Lanza che ha sterminato i bambini nel Connecticut. Direi che  la storia pone fine alla difesa di chi si rifugia ogni volta nel triste esercizio di ricordare l’autorevolezza e la precisione delle notizie dei media tradizionali rispetto a blog e social network. E mò basta.

Se Google decide chi siamo

articolo di oggi sul Trentino
 
Immagine
 
C’era una volta Martha Payne. Martha è una bambina scozzese di 9 anni. Qualche tempo fa ha aperto un blog intitolato NeverSeconds. Si portava tutti i giorni a scuola la macchina fotografica per documentare i suoi pasti scolastici. Il blog ha cominciato con pochi lettori, e poi centinaia di lettori, e poi migliaia di lettori, che si collegavano per vedere i voti che dava ai piatti delle mensa, e che a loro volta postavano foto dei piatti delle loro mense comprese le immagini con quanti capelli trovavano nel piatto. Un giorno Martha scrive due righe. Da oggi non potrò più scrivere il professore mi ha chiamato e mi ha detto che il collegio dei docenti e dell’istituto mi impedisce di pubblicare le foto della mensa. E’ stato bello, grazie e ciao a tutti. Ovviamente proteste e sdegno di tutti i lettori e degli abitanti del piccolo paese di Martha e ovviamente pochi giorni dopo il collegio ha ritrattato dicendo che mai e poi mai si sarebbero permessi di censurare una bambina di 9 anni. Cos’è successo? E’ successo che la bambina ha usato un medium per portare delle nuove buone idee. E quando questo succede spesso la società non è preparata a coglierne tutte le opportunità. E’ successo per il telefono, per il telegrafo, per la televisione, per la stampa di Gutenberg. Succede ora per i social network, per Facebook, per Twitter. Alla base di tutti ci stanno sempre i comportamenti delle persone e la responsabilità verso il singolo e verso la società. In un’ altra parola ci sta la legalità. Legalità sia per chi produce i contenuti che per chi gestisce il medium. Un concetto che i media Twitter, Google e Facebook non considerano e su cui invece bisogna lavorare, consapevolizzare. Ci sono i dati personali che mettiamo online spesso senza sapere che sono informazioni utili a centri di potere per gestire il mercato e per scoprire i nostri gusti. E’ Google ad esempio che le grandi multinazionali farmaceutiche usano per capire in base alle nostre ricerche il flusso dell’epidemia dell’influenza e in base a queste informazioni adottano i loro comportamenti marketing. E’ su Facebook che le aziende intercettano le nostre preferenze e si comportano in base a queste. C’è l’identità delle persone. La costruzione delle identità delle persone è affidata sempre più a algoritmi che trovano spazio sul web. Cartesio diceva “Io sono quello che io dico di essere” Ora tu sei quello che Google e il web dice dice che tu sei.  Non è più solo questione di tutela della privacy e dei diritti sulla rete. Si tratta di proteggere la libera costruzione della persona e del diritto di ognuno di noi di essere oggettivato.
Il web è un luogo di discussione, di confronto e dobbiamo trovare tutti insieme dei comportamenti comuni perché la dialogica abbia il sopravvento sulla discussione. Per poter far fronte a tutto questo abbiamo bisogno di responsabilità e di un metodo. Lo stesso metodo che adottarono i filosofi del 1600 quando pubblicarono ”Philosophical Transactions”, la prima rivista scientifica mai pubblicata in inglese. Come potevano discutere tra di loro? Avevano bisogno di confronto e di creare una metodo per quando si faceva un esperimento;  si doveva pubblicare non solo l’affermazione, ma anche come era stato eseguito l’esperimento. Devi dirmi come l’hai fatto, altrimenti non ti crediamo. Un metodo comune. L’altra cosa di cui avevano bisogno era la velocità. E per far questo il libro non andava bene. Era troppo lento. Così inventarono la rivista scientifica come modo per sincronizzare le discussioni tra degli scienziati  La rivoluzione scientifica non è stata creata dalla carta stampata. È stata creata dagli scienziati, ma non avrebbero potuto crearla se non avessero avuto la carta stampata come strumento. Oggi succede lo stesso per i social network e per la loro naturale evoluzione che sono i media civici proposti dalla fondazione <ahref in cui lavoro. Luoghi di discussione, da conoscere su cui confrontarsi in maniera responsabile, con metodo e legalità. Per aiutarsi, per aiutarci a ricostruire l’Italia anche partendo dall’informazione civica.

Spread e socialità

Ma lo spread, parola che è diventata usata, strausata, abusata, che vuol dire? Non nel senso tecnico ma in quello sociale, anzi in quello sociale mediatico? nel periodo 1/1/2007- 31/11/2007 cercando su google.it la parola spread nel gruppo notizie uscivano 97 risultati, nel 2008 i risultati erano 529, 1010 nel 2010, 10200 nel 2011 per arrivare a 55800 risultati dal primo gennaio 2012 a oggi. Il valore dello spread è salito dal 2006 a oggi dai 24 punti passando per picchi di 560 per arrivare ai 360 di oggi. Perchè i media e la politica hanno iniziato a tempestare le piazze e le case di questa parola? Strategia della disattenzione? Sta di fatto che i poteri forti di tanto sviano l’attenzione delle persone, conducono verso altro, Il prezzo del barile e le targhe alterne alla domenica degli anni ’70, l’inflazione, ora lo spread…

Alinsky, Grillo, Obama e tutti gli altri…

Io Grillo non lo voto però l’atteggiamento dei media nei suoi confronti è davvero fastidioso. Domenica l’invettiva del vecchio Scalfari, oggi Merlo e poi tanti altri.
Il tema: dal populismo al divieto di partecipare ai talk show televisivi. Ma che vuol dire populismo? significa retorica demagogica? significa movimento politico contro oligarchia? Ma di queste cose i maestri sono da decenni i media tradizionali carta e tv e i politici da Berlusconi a Rutelli a Di Pietro, a Fini, Casini, Maroni Gasparri, Bersani fino a Renzi, tutti. Grillo (dis)argomenta alcune, poche per ora e questo è il suo limite, quello che negli anni ’70 erano le teorie del padre dei radicals americani Alinsky. Teorie e temi che Obama ha usato con intelligenza nella sua prima campagna presidenziale. Idee che ancora oggi esercitano una forte influenza sui democratici statunitensi. Una cultura e una organizzazione contro i dogmi, realistica e utopistica, pragmatica e idealista. La partecipazione popolare e il protagonismo della cittadinanza attiva, con la riforma per arrivare in alcuni casi alla rivoluzione. Un alleanza tra la comunità per una battaglia comune contro le corporazioni e gli apparati capitalisti lobbystici.
Grillo a questo non ci è arrivato ma i media e i vecchi politici intenti a difendere il loro status quo ci finiranno i loro giorni.