La fine della democrazia universale

La crisi della democrazia universale e della politica passa anche attraverso i territori.
La fine della democrazia universale per cui tutti siamo uguali tutti con gli stessi bisogni è evidente. Siamo persone diverse, con talenti diversi, pensieri diversi. Persone diverse che si devono accettare e confrontare. Possiamo ripartire dal concetto di democrazia comunitaria. Persone che insieme utilizzano e migliorano il bene pubblico della loro comunità
Le regioni italiane fino alla loro nascita nel 1947 erano compartimenti geografici definiti per esigenze statistiche (compartimenti statistici, Pietro Maestri Statistica del Regno d’Italia, opera edita a Firenze, 1864). Una nuova definizione geografica e amministrativa del territorio italiano è possibile? Un metodo che definisce le comunità e i territori in base alla gestione intelligente del bene comune.
La Società Geografica Italiana inizia il ragionamento ridefinendo l’Italia amministrativa,  i confini delle regioni, trasformandole in 36 provincie in base alle infrastrutture di rete di trasporti e di comunicazione.

Quale licenza per i media civici?

In Trentino dal 1200 circa ci sono le Regole di comunità.
La gestione di prati e dei boschi sia nello sfruttamento che nella manutenzione e miglioramento spetta ai Regolieri che sono gli abitanti della comunità. E per gli abitanti in difficoltà i Regolieri intervengo con mutuo soccorso, con reciprocità non solo per la comunità dei Regolieri ma anche per gli abitanti confinanti.
I media civici sono pensati per la comunità e sono un bene collettivo della comunità che ne adotta e condivide il metodo. Solo l’adozione del metodo, civico, garantisce il diritto per la comunità all’utilizzo e direi allo sfruttamento del medium civico. E ancora spetta alla comunità che adotta il metodo la gestione, il mantenimento e il miglioramento. Abitare civicamente è la proprietà dei diritti e doveri sul bene comune del medium civico.
Perché i media civici ahref non sono per ora open source? Ci piacerebbe lavorare con chi vorrà per una nuova definizione di licenza per i media civici. Le licenze open source non bastano.

Frenitalia e basta

Un contest messo a disposizione da @fondazioneahref con un premio per partecipare alla scuola di data journalism che organizziamo ogni anno con ISTAT.
Un’anno di lavoro di @davidemancino1 sui ritardi di trenitalia. Un’anno di raccolta dati e di infografiche. Un anno di lavoro che vale mille di questi contest.

frenitalia

Ma lo scandalo non sono i vitalizi.

I vitalizi sono stati una conquista importante della sinistra del dopoguerra. A difesa degli operai eletti alla politica che grazie al vitalizio non avrebbero dovuto subire le angherie dei “padroni delle ferriere”. Un vitalizio equilibrato è importante anche ora, ancor più in un mondo globalizzato anche e soprattutto da lobby potenti che dettano le agende della nostra vita e anche quella di molti politici.
Lo scandalo sono i piccoli politici di cui l’Italia e anche il Trentino è pieno in questi ultimi 50 anni. Lo scandalo siamo noi italiani che ci scandalizziamo come sempre all’abbisogna come in questi giorni con i vitalizi dei consiglieri trentini. Lo scandalo siamo noi che eleggiamo i piccoli politici. Lo scandalo è non riconoscere che la politica è un’ arte importante e come tale va riconosciuta anche economicamente. Ma qualcuno dei trentini oggi si scandalizzerebbe se scoprisse che De Gasperi aveva il vitalizio? Per De Gasperi e per pochi politici trentini meritevoli che lo hanno seguito in questi anni proporrei più di un vitalizio. E così facciamo in effetti per fortuna avendogli dedicato una fondazione, dei musei e tanto altro.
Abbiamo bisogno di grandi politici protetti anche dai vitalizi. Gli strilli, i titoloni e i lamenti di questi giorni non ci aiuteranno a ritrovarli.

L’apprendimento delle tre lingue nelle scuole trentine è il software della connessione e della reciprocità.

Nell’epoca della conoscenza e nel contesto della globalizzazione, un territorio cresce se è connesso. La connessione è contemporaneamente una questione di infrastrutture – stradali e digitali – e una questione di cultura e apertura della popolazione locale. La conoscenza delle lingue non è soltanto una capacità personale ma fa anche parte della cultura aperta e accogliente che un territorio connesso deve sviluppare.
Un pensiero di questo genere spiega a approfondisce le opportunità emergenti da un investimento di lungo termine nell’apprendimento delle lingue nel territorio trentino. La capacità di parlare lingue diverse, se pensata solo come capacitazione individuale, potrebbe per ipotesi generare alternativamente un miglioramento del territorio ma anche una fuga di persone verso territori più attraenti. La prima possibilità è più probabile in un territorio che sviluppi una cultura integrata dell’accoglienza e dello sviluppo della conoscenza, diventando attraente sia come meta turistica che come approdo per nuove iniziative imprenditoriali e culturali. Un territorio che invece interpreti l’autonomia come chiusura al resto del mondo produrrebbe forti incentivi verso la fuga dei suoi cervelli.
Quella dell’autonomia aperta è una strategia fondamentale in un contesto nel quale la globalizzazione è la competizione tra i territori per l’attrazione di talenti e capitali. Un territorio che investa nelle capacità culturali e nell’apertura linguistica della sua popolazione aggiunge un ulteriore vantaggio competitivo.

Quando non basta essere molto bravi…

La californiana Rhythm and Hues Studios, una delle più famose aziende di effetti speciali e animazione, è avviata al fallimento per bancarotta. Sono bravi, talentuosi, creativi e con molti clienti che hanno bisogno di loro, ma non basta. Di cosa avrebbero bisogno per poter lavorare? Solo di un sistema economico bancario e giudiziario etico che nemmeno in California c’è. Anche noi abbiamo bisogno di loro.

In questo bel video descrivono come 10 giorni dopo la vittoria agli Academy Award sono stati dichiarati in bankruptcy, simile alla nostra bancarotta.

Ancora su fb e whatsapp

Fb scrive:
“The acquisition supports Facebook and WhatsApp’s shared mission to bring more connectivity and utility to the world by delivering core internet services efficiently and affordably. The combination will help accelerate growth and user engagement across both companies.”
Alcune considerazioni veloci:
1) E’ l’ennesimo passo verso lo scontro ormai aperto fra le piattaforme e i fornitori di connettività. La comunità, noi, ci troviamo al centro senza voce, senza norme, senza possibilità per lo meno di dialogo. Tutto molto pericoloso. Qualcosa si può fare ma per ora non aspettiamoci nulla dalla politica italiana o Ue che sia.
2) qui  i comunicato stampa di fb. Provate a paragonarlo che ne so a un comunicato stampa di Telecom. Trovate trasparenza, un’ agenda e i contatti per una call pubblica per gli investitori dove poter intervenire, le email dei responsabili, gli advisor che hanno praticato per fb e per whatsapp alla trattativa

Ma il problema non sono i Renzi o i Letta (e nemmeno il sistema elettorale)

Merita discussione approfondita e chi vuole contribuire è il benvenuto. Ma il punto è che qualsiasi sistema elettorale metteremo in corso non risolverà i problemi dell’Italia, nemmeno in parte. E nemmeno i Renzi e i Letta di turno ci tireranno fuori.
II problemi della nazione inizieremo a risolverli quando ci sarà una filiera della conoscenza diversa da quella di oggi.
Perché il problema di noi italiani sono la scuola e l’università che non ci danno strumenti di lettura critica di tutto quello che i media, tv e giornali e anche il web si anche lui ci propinano giorno dopo giorno. Perché è ora di non affidarsi più, mai più, ai politici e ai giornalisti per sapere come stanno le cose. Così la Moretti, la Boldrini, il Gasparri di turno potranno continuare a dire la loro, come è giusto che sia, pro o contro qualcosa. E lo stesso potranno continuare a fare i Corriere, i Repubblica o i Libero che siano. Nelle comunità ci sono centinaia migliaia di politici, di narratori, di ricercatori senza tessere ne ordine è da loro che dobbiamo ripartire, in un sistema di apprendimento continuo. Con civismo e con la consapevolezza che il metodo di una ricerca continua del sapere come stanno le cose è la cosa migliore possibile.

Le civic street, le vie civiche del bene comune

Accanto alle social street io vedrei bene le civic street. Quando c’è una crisi profonda e i cittadini si uniscono per aiutarsi reciprocamente a superarla ricostruiscono qualcosa di più di quello che serve ai loro bisogni: ricostruiscono le ragioni di stare insieme. Talvolta la crisi è una difficoltà economica, altre volte è una difficoltà culturale. Le azioni di mutuo soccorso possono riguardare le case e le scuole, la produzione e il pensiero, l’inclusione degli altri e la prospettiva dei giovani. In tutti i casi, lo spirito e la sostanza di quello che fanno si rafforza se sanno come stanno le cose. E insieme partecipano per la ricostruzione e la gestione del bene comune partendo dal condominio della via, civica.